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Nei Paesi Ue la spesa per l'istruzione vale il 4,8% del Pil
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Nei Paesi Ue la spesa per l'istruzione vale il 4,8% del Pil

Nel 2024 l'Italia dedica all'istruzione l'8% della spesa pubblica: valore più basso Ue. L'87,5% dei docenti rifarebbe però la scelta.

Nel 2024 i paesi dell'Unione europea hanno destinato alla spesa per l'istruzione il 4,8% del prodotto interno lordo, pari al 9,7% della spesa pubblica complessiva. È quanto emerge dalla relazione "Investire nell'istruzione 2026" della Commissione europea, che colloca l'Italia in fondo alla classifica per quota di bilancio pubblico dedicata alla scuola. Lo studio aggiorna al 2024 la serie storica curata annualmente da Bruxelles sull'andamento della spesa educativa negli Stati membri.

L'Italia ultima nell'Ue per spesa in istruzione

Considerando la quota della spesa pubblica destinata all'istruzione, i valori oscillano dall'8% dell'Italia al 14,3% della Svezia. Il dato italiano è il più basso tra i ventisette Stati membri e si colloca quasi due punti sotto la media Ue. In rapporto al Pil, la Svezia arriva al 7,2%, mentre l'Irlanda si ferma al 2,7%, un valore che la relazione riconduce anche alle caratteristiche particolari dell'economia irlandese, gonfiata dalla contabilità delle multinazionali.

Nel confronto con le altre grandi economie avanzate, la spesa per l'istruzione nell'Unione europea risulta superiore a quella del Giappone ma significativamente inferiore a quella degli Stati Uniti, mentre è sostanzialmente comparabile con quella del Regno Unito, soprattutto se rapportata al Pil.

Gli investimenti nell'istruzione risultano in fase di stabilizzazione ma restano leggermente sotto i livelli pre-pandemia. Nel 2019 la quota della spesa pubblica era pari al 10%, per poi scendere al 9,3% nel 2020 e nel 2021, risalire al 9,4% nel 2022, al 9,6% nel 2023 e al 9,7% nel 2024, come confermano i dati Eurostat sulla spesa educativa nell'Unione.

Docenti italiani i più fedeli alla professione

La relazione dedica attenzione anche agli insegnanti e ai fattori che rendono più attrattiva la professione. Il 76,5% dei docenti europei afferma che, potendo scegliere nuovamente, continuerebbe a insegnare, una quota in calo rispetto al 79,2% del 2018. Anche qui le differenze tra Paesi sono marcate: si va dal 62,3% della Lettonia all'87,5% dell'Italia, il valore più alto in assoluto tra gli Stati membri.

Tra gli elementi che incidono maggiormente sulla scelta figurano la retribuzione e il riconoscimento professionale. Gli insegnanti soddisfatti dello stipendio hanno una probabilità di circa 7 punti percentuali più alta di scegliere nuovamente la professione, mentre una percezione positiva dell'ambiente di lavoro e del valore dell'insegnamento aggiunge circa 4 punti. Lo stress sul posto di lavoro riduce invece la probabilità di circa 5 punti percentuali.

La relazione della Commissione europea restituisce quindi due immagini opposte per l'Italia: quella di un Paese che investe meno degli altri in termini di bilancio pubblico e quella di un corpo docente che, nonostante tutto, resta il più affezionato alla propria professione tra i ventisette Stati membri. La combinazione tra retribuzioni percepite come inadeguate, condizioni di lavoro e attaccamento personale al ruolo di insegnante è destinata a orientare il dibattito sui prossimi contratti e sulle leve non economiche, come collaborazione professionale e riconoscimento sociale, che Bruxelles indica come centrali per trattenere il personale.

Domande frequenti

Qual è la percentuale del PIL che i Paesi dell'Unione europea destinano all'istruzione?

Nel 2024 i Paesi Ue hanno destinato il 4,8% del PIL alla spesa per l'istruzione, pari al 9,7% della spesa pubblica complessiva.

Come si posiziona l'Italia rispetto agli altri Paesi Ue per la spesa pubblica destinata all'istruzione?

L'Italia si colloca all'ultimo posto tra i 27 Stati membri per quota di bilancio pubblico destinata all'istruzione, con l'8%, nettamente sotto la media europea.

Come si confronta la spesa per l'istruzione nell'Ue con quella di altri grandi Paesi avanzati?

La spesa per l'istruzione nell'Ue è superiore a quella del Giappone, significativamente inferiore a quella degli Stati Uniti e sostanzialmente comparabile con quella del Regno Unito in rapporto al PIL.

Qual è il livello di soddisfazione dei docenti italiani rispetto alla professione?

L'87,5% dei docenti italiani sceglierebbe nuovamente di insegnare, il valore più alto tra gli Stati membri dell'Ue.

Quali fattori incidono sulla scelta degli insegnanti di rimanere nella professione?

Retribuzione adeguata, riconoscimento professionale, ambiente di lavoro positivo e basso livello di stress sono elementi che influenzano la decisione degli insegnanti di continuare nella professione.

Come si è evoluta la spesa pubblica per l'istruzione nell'Ue negli ultimi anni?

Dopo un calo durante la pandemia, la quota della spesa pubblica destinata all'istruzione è risalita dal 9,3% nel 2021 al 9,7% nel 2024, ma resta leggermente sotto i livelli pre-pandemia.

Pubblicato il: 1 settembre 2026 alle ore 20:01

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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