A sei mesi dall'entrata in vigore del divieto social under-16, l'Australia raddoppia le multe contro le piattaforme: da 49,5 a 99 milioni di dollari australiani. Eppure uno studio dell'Università di Newcastle pubblicato sul BMJ il 24 giugno 2026 fotografa un quadro diverso, in cui oltre l'85% degli adolescenti sotto i sedici anni intervistati continua a usare le piattaforme che dovrebbero essere off-limits.
Una verifica dell'età che non verifica
Il dato che spiega l'aggiramento sta nel tipo di controllo che gli adolescenti hanno incontrato. Tra i 408 ragazzi seguiti dai ricercatori in due rilevazioni a distanza di tre mesi, il 66% si è imbattuto in una qualche verifica dell'età. Il metodo più frequente, però, è stato l'autodichiarazione, riportata dal 24-39% del campione, seguita dal caricamento di un selfie (13-27%).
Il controllo più severo, la foto di un documento ufficiale, ha riguardato appena il 5% dei dodici-tredicenni e l'11% dei quattordici-quindicenni. Tradotto: per nove ragazzi su dieci la barriera era una casella di spunta. Non serviva nemmeno aprire un account nuovo, perché il 54-67% degli under-16 ancora attivi ha continuato a usare il profilo che già possedeva.
Quando un filtro è così morbido, l'aggiramento diventa marginale. Solo il 15-19% dei ragazzi ha aperto account falsi, il 6-11% ha usato la navigazione in incognito, il ricorso alle VPN è risultato trascurabile. Lo studio pubblicato sul BMJ il 24 giugno 2026 descrive un sistema che fallisce all'ingresso, non per furbizia dei minori ma per scelta delle piattaforme.
La legge sposta verso l'alto, non taglia in basso
Il confronto fra le tre fasce d'età è il dato più sorprendente dello studio. Tra i dodici-tredicenni l'uso quotidiano dei social è rimasto stabile, indizio che chi non aveva ancora preso l'abitudine non l'ha presa. Tra i quattordici-quindicenni è calato di nove punti, dal 78 al 69%. Tra gli over-16, che la legge non riguarda perché ai sedici anni l'accesso torna libero, l'uso è cresciuto di altrettanto, dall'80 all'89%.
I ricercatori segnalano i limiti del lavoro: 408 partecipanti, campione concentrato nel solo New South Wales, dati auto-riportati. La direzione del segnale resta però netta. La norma sembra produrre un effetto di concentrazione più che di rimozione: i social non spariscono dalla vita degli adolescenti australiani, si spostano di età. La conferma arriva da un sondaggio della Molly Rose Foundation condotto ad aprile 2026 su oltre mille ragazzi tra i 12 e i 15 anni, che colloca al 61% la quota di chi aveva ancora accesso alle piattaforme nonostante il blocco.
Sanzioni doppie e cinque colossi sotto indagine
Il pacchetto presentato dal governo Albanese il 28 giugno 2026 reagisce a questo scarto tra norma e realtà. Oltre al raddoppio della sanzione, il cuore della riforma è l'allargamento dei poteri investigativi dell'eSafety Commissioner. Il regolatore potrà esigere documenti non solo dalle piattaforme ma anche dai fornitori di verifica dell'età e dagli app store. Tra il materiale richiedibile rientrano verbali del consiglio di amministrazione ed email interne delle aziende.
Le indagini per possibile non-conformità sono già aperte su cinque piattaforme: Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. Il governo cita oltre 5 milioni di account riconducibili a under-16 rimossi, disattivati o limitati dall'entrata in vigore del 10 dicembre 2025. La ministra delle Comunicazioni Anika Wells ha accusato le piattaforme di adottare "trucchi presi dal manuale delle big tech, facendo il minimo indispensabile per cavarsela".
Cosa cambia per Regno Unito e Italia
L'esperienza australiana arriva mentre il Regno Unito prepara una propria legge sul modello di Canberra e a Bruxelles si discute un sistema europeo di verifica dell'età collegato al portafoglio digitale dell'UE. La lezione di Newcastle è netta: senza un controllo robusto dell'età anagrafica all'ingresso, qualsiasi soglia legale resta una formalità. Anche il governo britannico ha già smentito i propri piani sulla mobilità giovanile con l'UE, segno di un dossier giovani in continuo movimento.
Per l'Italia, che ha già introdotto il divieto di cellulari in classe e ora guarda al modello australiano, il punto pratico è uno: prima di copiare l'impianto sanzionatorio, serve definire come si verifica l'età. L'autodichiarazione non basta, e il selfie nemmeno, se la piattaforma lo applica a meno di un utente su quattro.
Il prossimo passaggio parlamentare a Canberra dirà se il salto delle multe a 99 milioni di dollari bastera a forzare i cinque colossi sotto indagine a passare dalla casella di spunta al documento d'identità. Senza quel cambio di metodo, qualunque imitazione europea del modello australiano partirà già con lo stesso buco da cui passa l'85% degli adolescenti.
Domande frequenti
Perché il divieto dei social under-16 in Australia non ha avuto l'effetto sperato?
Nonostante il divieto, oltre l'85% degli under-16 continua a usare i social perché i controlli sull'età sono facilmente aggirabili, spesso basati su autodichiarazione o semplici caselle di spunta.
Quali sono i metodi di verifica dell'età più utilizzati dalle piattaforme social?
I metodi più diffusi sono l'autodichiarazione dell'età e il caricamento di un selfie; solo una minoranza di piattaforme richiede il caricamento di un documento ufficiale.
Quali sanzioni rischiano le piattaforme che non rispettano il divieto?
Le multe sono state raddoppiate dal governo australiano, passando da 49,5 a 99 milioni di dollari australiani, e il regolatore ha ampliato i poteri investigativi sulle piattaforme e sui fornitori di verifica dell'età.
Come hanno reagito le diverse fasce d'età degli adolescenti al divieto?
L'uso quotidiano dei social è rimasto stabile tra i 12-13enni, è calato tra i 14-15enni, mentre tra gli over-16 è addirittura aumentato, segnalando uno spostamento dell'utilizzo verso fasce di età non coperte dal divieto.
Cosa suggerisce l’esperienza australiana a paesi come l’Italia che valutano leggi simili?
L’esperienza australiana mostra che senza controlli robusti sull’età, qualunque divieto resta poco efficace; prima di adottare sanzioni, è fondamentale definire un sistema di verifica dell’età affidabile.
Quali piattaforme sono attualmente sotto indagine in Australia per non conformità al divieto?
Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube sono le cinque piattaforme attualmente sotto indagine per possibile non-conformità al divieto per gli under-16.