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Silenzio assenso da luglio: i numeri spingono verso i fondi negoziali
Lavoro

Silenzio assenso da luglio: i numeri spingono verso i fondi negoziali

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Dati COVIP 2025: i fondi negoziali rendono 4,8% in 10 anni contro il 2,5% del TFR. Cosa cambia con il silenzio assenso da luglio.

Dal 1° luglio 2026 chi viene assunto a tempo indeterminato nel settore privato sarà iscritto automaticamente al fondo pensione previsto dal contratto collettivo applicato. Per opporsi servono 60 giorni e una rinuncia scritta: un binario che, dati COVIP alla mano, conduce nella maggior parte dei casi verso i fondi negoziali.

Il mercato in numeri: 11,7 milioni di posizioni, ma il negoziale corre

A fine 2025 le posizioni nei fondi pensione complementari erano 11,7 milioni, in crescita del 5% sull'anno precedente. Solo 33 fondi negoziali raccolgono 4,5 milioni di iscritti, con un aumento del 6,4% in dodici mesi. I 69 PIP di nuova generazione, malgrado la rete di promotori finanziari e bancari, crescono molto meno (+2,8%), mentre i fondi aperti collocati prevalentemente da banche e assicurazioni segnano +8,6%.

L'ultima fotografia statistica COVIP di dicembre 2025 indica anche che i contributi raccolti nell'anno sono saliti a 17,4 miliardi (+10,1%), con la quota maggiore catturata dai negoziali (7,9 miliardi, +10,9%) e l'incremento percentuale più alto nei fondi aperti (+15,4%).

L'angolo: il binario di default è anche il più economico

L'accelerazione sulla previdenza complementare arriva nel momento in cui l'accesso alla pensione anticipata si è drasticamente ridotto dopo la riforma 2025: chi sarà chiamato in cassa dopo il 2030 dovrà colmare il gap con risorse private. COVIP, nella nota di dicembre 2025, certifica che i fondi negoziali sono le forme che registrano in media i costi più contenuti, un dato che pesa quando si parla di decenni di contribuzione.

I rendimenti netti su orizzonte decennale confermano la tendenza: il comparto azionario dei fondi negoziali ha reso il 4,8% annuo composto tra fine 2015 e fine 2025, quello dei fondi aperti il 5,1%, mentre la rivalutazione del TFR lasciato in azienda si è fermata al 2,5%. Su trent'anni di carriera la forbice fra il 4,8% e il 2,5% diventa la differenza fra una rendita integrativa marginale e una capace di compensare la decurtazione dell'assegno pubblico.

Cosa cambia per i neoassunti dal 1° luglio

La legge 30 dicembre 2025 n. 199, bilancio 2026 riscrive le regole del silenzio assenso. Prima il lavoratore aveva sei mesi per decidere della destinazione del TFR; ora il periodo si accorcia a 60 giorni dalla prima assunzione. Trascorsi senza una rinuncia formale, il TFR viene incanalato verso il fondo individuato dal CCNL applicato in azienda, quasi sempre un fondo negoziale di settore.

La seconda misura riguarda l'innalzamento del tetto annuo di deducibilità fiscale dei contributi versati alla previdenza integrativa: da 5.164,57 euro, valore fermo da oltre vent'anni alla conversione in euro dei dieci milioni delle vecchie lire, a 5.300 euro dal 1° gennaio 2026. Sono 135,43 euro in più di base imponibile da abbattere. Per un contribuente con aliquota marginale del 35% si traducono in circa 47 euro di risparmio IRPEF aggiuntivi all'anno: un segnale, non un incentivo decisivo.

Cosa fare nei primi 60 giorni

Il neoassunto deve sapere subito quale fondo prevede il proprio CCNL e leggere l'Indicatore Sintetico dei Costi per confrontare il fondo di settore con eventuali alternative. Chi opera in un mercato dove le competenze digitali pesano già più del titolo accademico e i percorsi di carriera sono mobili ha interesse a scegliere un comparto azionario, per restare investito a lungo e sfruttare il rendimento composto. Chi vuole rinunciare deve presentarsi al datore di lavoro con una dichiarazione scritta entro la finestra dei sessanta giorni: oltre quel termine, il TFR viene dirottato in automatico.

L'obiettivo del Governo è portare oltre i 10 milioni gli iscritti effettivi nel triennio. Più della deducibilità extra di pochi euro, sarà il silenzio assenso a generare massa critica: ogni nuova assunzione nel privato, salvo opposizione attiva, alimenterà il flusso di contributi verso i fondi a costo più basso, specie nei comparti dei servizi dove il dibattito sull'equità retributiva resta acceso e la previdenza integrativa diventa l'unica leva concreta per recuperare reddito futuro.

Domande frequenti

Cosa significa il nuovo meccanismo di silenzio assenso per i neoassunti dal 1° luglio 2026?

Dal 1° luglio 2026, chi viene assunto a tempo indeterminato nel settore privato sarà automaticamente iscritto al fondo pensione previsto dal proprio contratto collettivo, salvo opposizione scritta entro 60 giorni.

Quali sono i vantaggi dei fondi negoziali rispetto ad altre forme di previdenza complementare?

I fondi negoziali registrano in media costi più contenuti rispetto ad altre forme e, su orizzonti decennali, hanno mostrato rendimenti competitivi, rendendoli una scelta efficace per la previdenza integrativa a lungo termine.

Cosa deve fare un neoassunto se vuole evitare l’iscrizione automatica al fondo pensione?

Il neoassunto deve presentare una dichiarazione scritta di rinuncia al datore di lavoro entro 60 giorni dalla prima assunzione; in caso contrario, il TFR sarà trasferito automaticamente al fondo previsto dal CCNL.

Come cambiano i benefici fiscali per chi versa contributi alla previdenza integrativa dal 2026?

Dal 1° gennaio 2026 il tetto annuo di deducibilità fiscale dei contributi sale da 5.164,57 euro a 5.300 euro, garantendo circa 47 euro di risparmio IRPEF aggiuntivi per chi ha un’aliquota marginale del 35%.

Perché il Governo punta sul silenzio assenso per aumentare gli iscritti alla previdenza complementare?

Il silenzio assenso è visto come il principale motore per incrementare la platea dei sottoscrittori, in quanto ogni nuova assunzione alimenterà in automatico i fondi negoziali, creando così una massa critica di iscritti e contribuendo al futuro reddito dei lavoratori.

Quali sono le differenze di rendimento tra i fondi pensione e il TFR lasciato in azienda?

Nel periodo 2015-2025, i fondi negoziali hanno reso in media il 4,8% annuo composto, i fondi aperti il 5,1%, mentre la rivalutazione del TFR in azienda si è fermata al 2,5%, evidenziando un divario significativo a vantaggio della previdenza complementare.

Pubblicato il: 5 giugno 2026 alle ore 14:13

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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