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Povertà ISTAT: con il diploma al 4,4%, senza all'11,9%
Lavoro

Povertà ISTAT: con il diploma al 4,4%, senza all'11,9%

ISTAT 2025: la povertà si ferma al diploma, ma i diplomati italiani sono pagati il 7,2% in meno della media UE. Il salario minimo non chiude il gap.

Il 14,3% delle famiglie con un operaio come persona di riferimento vive in povertà assoluta. Chi ha in casa un diplomato di scuola superiore si ferma al 4,4%. Nei dati ISTAT pubblicati il 15 ottobre il titolo di studio pesa più del contratto, ma il dibattito pubblico resta avvitato sul salario minimo per legge.

Il quadro ISTAT 2025 in sintesi

Nel 2025 l'incidenza della povertà assoluta è stabile all'8,0% tra le famiglie e al 9,3% tra gli individui: 2,1 milioni di nuclei e 5,4 milioni di persone, dopo il picco di 5,7 milioni del 2024. Il Mezzogiorno resta sopra la media (9,6% delle famiglie), il Centro è l'area meno colpita (6,3%). I minori in povertà assoluta sono 1,14 milioni, pari al 12,5% dei residenti under 18.

La cittadinanza spacca in due il quadro: le famiglie di soli italiani si fermano al 5,9%, quelle con almeno uno straniero salgono al 26,7% e quelle composte solo da stranieri arrivano al 29,4%. È il segnale che il lavoro, da solo, non protegge quando è operaio, sommerso o discontinuo. Il dettaglio è nel comunicato ISTAT sulla povertà in Italia 2025.

Il dato che nessuno sta leggendo: l'istruzione dimezza il rischio

L'ISTAT scrive una riga che vale un capitolo: l'incidenza della povertà assoluta scende al 4,4% quando la persona di riferimento ha almeno il diploma di scuola secondaria superiore, mentre risale all'11,9% con la sola licenza media e al 12,3% con la licenza elementare. In pratica il rischio quasi si triplica se ci si ferma prima del diploma, e resta sotto media anche per gli operai se il titolo di studio sale.

È il motivo per cui l'editoriale di Giancarlo Rovati sul Sussidiario, che pure centra il tema della continuità lavorativa, lascia aperto un fianco: il salario minimo per legge agisce sull'ora pagata, non sul percorso formativo che decide quanto si guadagna in un anno. E l'ascensore della scuola, in Italia, non è gratuito.

Il premio del diploma esiste, ma è compresso

Il nodo è che la protezione del titolo di studio, in Italia, viene scontata in busta paga. I diplomati italiani sono pagati in media il 7,2% in meno rispetto ai colleghi europei con lo stesso titolo, come ricostruito nei dati Eurostat citati dall'Osservatorio Talents Venture.

La conseguenza è che il premio del diploma c'è, ma non chiude il divario: la povertà si ferma al 4,4% proprio perché la soglia ISTAT è bassa, non perché gli stipendi siano alti. Nel confronto UE l'Italia resta sopra la media per in-work poverty, segnalata al 10,2% a fine 2025.

Perché il minimo per legge non basta

Il salario minimo orario fissato per legge affronta un pezzo del problema: le ore sottopagate. Non tocca però la discontinuità, i part-time involontari, il sommerso e soprattutto il gap di competenze che inchioda il 14,3% degli operai sotto la soglia. L'Assegno di Inclusione, nel 2025, raggiunge 881 mila nuclei (contro i 770 mila del 2024) e ha fatto uscire dalla povertà circa 220 mila famiglie: argina, ma non inverte.

Serve una leva diversa, che agisca sui mestieri a bassa qualifica dove si concentra il rischio. Due dati stanno diventando urgenti insieme: l'intelligenza artificiale sta erodendo i posti di ingresso per i giovani (con l'IA negli USA i junior perdono il 19%, in Italia il pipeline è rotto prima) e le PMI, dove lavora la gran parte di quegli operai, restano ferme al 15% di adozione IA.

Il risultato, se la legge di bilancio continua a muoversi solo sul lato reddito, è una generazione di lavoratori manuali bloccati tra salari compressi e assenza di formazione aziendale. Prima del minimo orario viene il diploma e, subito dopo, un piano di riqualificazione per chi oggi è fuori dalle statistiche IA.

Domande frequenti

Quanto incide il titolo di studio sul rischio di povertà assoluta secondo i dati ISTAT?

Secondo i dati ISTAT, l'incidenza della povertà assoluta scende al 4,4% quando la persona di riferimento ha almeno il diploma di scuola superiore, mentre sale all'11,9% con la sola licenza media e al 12,3% con la licenza elementare.

Qual è la situazione della povertà assoluta tra famiglie italiane e straniere?

Le famiglie con soli italiani registrano un'incidenza di povertà assoluta del 5,9%, mentre quelle con almeno uno straniero salgono al 26,7% e quelle composte solo da stranieri arrivano al 29,4%.

Il salario minimo per legge è sufficiente a contrastare la povertà?

Il salario minimo affronta solo una parte del problema, come le ore sottopagate, ma non risolve la discontinuità lavorativa, il lavoro sommerso e il gap di competenze che favorisce la povertà tra i lavoratori meno qualificati.

Perché il 'premio' del diploma in Italia non elimina il rischio di povertà?

Il diploma riduce il rischio di povertà, ma in Italia i diplomati sono pagati mediamente il 7,2% in meno rispetto agli altri paesi UE, quindi il vantaggio esiste ma non è sufficiente a colmare il divario.

Quali sono le aree geografiche più colpite dalla povertà assoluta in Italia?

Nel Mezzogiorno l'incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è del 9,6%, superiore alla media nazionale, mentre il Centro è l'area meno colpita con un'incidenza del 6,3%.

Quali misure emergono come necessarie oltre al salario minimo per contrastare la povertà?

Oltre al salario minimo, è necessario investire nella formazione e nella riqualificazione, soprattutto nei mestieri a bassa qualifica e nei settori poco digitalizzati, per offrire reali opportunità di uscita dalla povertà.

Pubblicato il: 16 ottobre 2026 alle ore 15:13

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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