Il Piano casa del governo stanzia 10 miliardi in dieci anni per 100mila alloggi, poco meno di 10mila l'anno. Il fabbisogno netto stimato dal Centro Einaudi è di 151mila abitazioni ogni anno: la copertura resta sotto il 7%. È il buco che Mauro Franzolini, segretario generale della FenealUil, mette al centro della sua intervista Adnkronos/Labitalia del 15 ottobre 2026.
Il settore edile esce dal PNRR senza una rete di protezione
Franzolini parla di «fine di un percorso straordinario» garantito dai fondi europei del PNRR. I cantieri alimentati dal Recovery si stanno chiudendo e le imprese dei lavori privati fanno i conti con rincari di energia e materiali e con pagamenti dilazionati. Nel frattempo i prezzi delle abitazioni continuano a salire: nel secondo trimestre 2026, dati ISTAT sui prezzi delle abitazioni la crescita tendenziale è stata del +4%, con Torino +8,5%, Roma +6,4% e Milano +2,4%. Gli affitti nelle grandi città sono il vero collo di bottiglia che spinge il segretario a definire la questione abitativa «un'emergenza».
I numeri del Piano casa non coprono nemmeno un decimo del bisogno
La riforma del governo prevede 100mila alloggi in dieci anni, con un primo intervento sul recupero di 60mila alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi inutilizzati e circa 970 milioni dal 2026 al 2030 per manutenzioni straordinarie. Il patrimonio pubblico certificato dall'Osservatorio Federcasa-Nomisma conta 61.300 case popolari sfitte perché inagibili: anche assorbendole tutte, nel decennio si recupererebbe appena un anno e mezzo di domanda insoddisfatta. Il problema non è la carenza di immobili sulla carta, ma l'incrocio fra prezzi fuori portata, patrimonio pubblico abbandonato e assenza di una filiera che converta la manutenzione straordinaria in alloggi effettivamente disponibili. In parallelo, nel primo semestre 2026 l'INAIL ha registrato 175 denunce di infortunio mortale nelle costruzioni, un comparto che resta tra i più esposti nonostante il calo complessivo dei decessi sul lavoro (-4,2%): un dato che pesa sulle imprese chiamate a sostenere i prossimi cantieri pubblici.
Il piano europeo esiste già, la partita è intercettarlo
Quando Franzolini chiede all'Unione europea di diventare «grande interlocutore sul tema della casa», il tavolo è di fatto apparecchiato. Nel 2026 la Commissione ha lanciato il primo piano europeo per la casa accessibile della Commissione europea, con 10 miliardi aggiuntivi mobilitati dal bilancio UE nel biennio 2026-2027, oltre ai 43 miliardi del quadro 2021-2027. La BEI ha raddoppiato il proprio impegno a 6 miliardi nel solo 2026 per edilizia residenziale e ristrutturazioni. Per l'Italia è il banco di prova post-PNRR: senza una regia pubblica capace di presentare progetti bancabili, il grosso di quelle risorse finirà altrove, in Spagna, Francia o Germania, dove le centrali di committenza sono già organizzate per intercettare i prestiti BEI e i cofinanziamenti europei.
Il welfare contrattuale regge, ma non sostituisce la politica abitativa
Nel frattempo le casse edili reggono con il welfare bilaterale: i fondi Prevedi (previdenza complementare) e Sanedil (sanità integrativa) erogano contributi su affitti e mutui dei lavoratori regolari. Franzolini chiede di indirizzare gli aiuti verso le imprese «che applicano i contratti e non hanno infortuni» e verso i lavoratori per fasce di reddito, premiando chi guadagna meno. È un meccanismo analogo ad altri strumenti di sostegno al reddito che restano fermi da anni: basti pensare al bonus Natale INPS da 154,94 euro, cifra invariata da un quarto di secolo. L'edilizia difende i suoi iscritti con il contratto, ma i 100mila alloggi in dieci anni restano la metà di quanto il mercato brucia ogni anno con l'inflazione immobiliare delle grandi città.
La prova per il governo arriverà nella legge di bilancio 2027 e nei bandi che accompagneranno il recupero degli alloggi pubblici: senza risorse aggiuntive e senza l'aggancio al pacchetto di Bruxelles, l'obiettivo dei 100mila alloggi resta un numero di facciata. Chi lavora in cantiere, intanto, chiede che gli aiuti arrivino a chi applica il contratto e investe in sicurezza, non a pioggia sulle imprese che tagliano sui due fronti.
Domande frequenti
Perché il Piano casa italiano è considerato insufficiente?
Il Piano casa prevede la realizzazione di 100mila alloggi in dieci anni, ma il fabbisogno stimato è di 151mila abitazioni ogni anno. Questo significa che il piano copre meno del 7% della domanda annuale, lasciando scoperta la maggior parte delle esigenze abitative.
Quali sono le principali criticità del settore edilizio dopo la fine del PNRR?
Con la fine dei fondi straordinari del PNRR, i cantieri alimentati dal Recovery si stanno chiudendo e le imprese devono affrontare rincari di energia e materiali, oltre a pagamenti dilazionati. Inoltre, il settore è caratterizzato da alti prezzi delle abitazioni e condizioni di lavoro rischiose.
Cosa prevede il piano europeo per la casa accessibile e come può aiutare l'Italia?
Il piano europeo mobilita 10 miliardi aggiuntivi dal bilancio UE nel biennio 2026-2027, oltre a 43 miliardi già previsti, e la BEI ha raddoppiato il proprio impegno. Tuttavia, l'Italia deve presentare progetti bancabili e organizzare una regia pubblica efficace per ottenere questi fondi, altrimenti rischiano di andare ad altri Paesi.
Qual è il ruolo del welfare contrattuale nel settore edilizio?
Il welfare bilaterale, attraverso fondi come Prevedi e Sanedil, sostiene i lavoratori con contributi su affitti e mutui. Tuttavia, questo sistema non può sostituire una politica abitativa strutturata e serve soprattutto a proteggere chi applica il contratto collettivo nazionale.
Quali sono le richieste principali di Franzolini per il futuro della politica abitativa?
Franzolini chiede più fondi europei, una regia pubblica per intercettarli e un indirizzamento degli aiuti verso imprese sicure e regolari e lavoratori a basso reddito. Sottolinea inoltre l'urgenza di una politica abitativa che risponda realmente alla domanda, soprattutto nelle grandi città.