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Pensioni 2026: l'UPB conferma l'adeguamento, mesi in più dal 2027
Lavoro

Pensioni 2026: l'UPB conferma l'adeguamento, mesi in più dal 2027

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L'UPB difende l'adeguamento all'aspettativa di vita: 73mila lavoratori in meno in un anno. Requisiti aggiornati ed esenzioni 2027-2028.

La riforma pensioni 2026 si traduce in due numeri concreti per chi si avvicina all'uscita: un mese in più di lavoro nel 2027, tre mesi nel 2028. La presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio Lilia Cavallari, presentando il Rapporto sulla politica di bilancio 2026 alla Camera il 10 giugno, ha chiesto al governo di non toccare il meccanismo di adeguamento all'aspettativa di vita.

Cosa dice il Rapporto UPB sulle pensioni

Nel documento presentato alla Sala del Refettorio di Palazzo del Seminario, Cavallari ha legato la sostenibilità dei conti pubblici alla demografia. Nell'ultimo anno la popolazione in età lavorativa è scesa di oltre 70.000 unità, mentre crescono le voci di spesa legate all'invecchiamento, pensioni, sanità e assistenza, destinate a toccare il picco intorno al 2040. Da qui l'invito a preservare il legame stretto tra requisiti pensionistici e speranza di vita per mitigare l'aumento dell'indice di dipendenza dei pensionati ed evitare che gli assegni risultino troppo bassi, con conseguenti pressioni sulle istituzioni di welfare. La posizione è contenuta nel Rapporto UPB sulla politica di bilancio 2026.

I numeri che il dato nazionale nasconde

Il dato dei 70.000 attivi in meno si legge solo nel confronto con l'altro lato della piramide. Secondo le rilevazioni ISTAT più recenti, la popolazione tra 15 e 64 anni è scesa a 37,27 milioni, con un calo di 73.000 unità in un anno, mentre gli over 65 sono saliti a 14,82 milioni, con un saldo annuo positivo di oltre 240.000 persone. Significa che per ogni lavoratore in meno entrano nel bacino dei potenziali pensionati più di tre persone. La Ragioneria Generale dello Stato stima che, se il legame con la speranza di vita resta intatto, la spesa pensionistica passerà dal 15,2% del PIL nel 2025 al 17% nel 2040, per poi rientrare progressivamente. È il margine che il governo perderebbe sterilizzando l'adeguamento, una scelta che già nel 2025 aveva mostrato le sue incertezze sul blocco dei requisiti.

Cosa cambia in concreto dal 2027

La circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 ha già recepito l'adeguamento. La pensione di vecchiaia slitta a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. La pensione anticipata richiederà 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027, valori che salgono rispettivamente a 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese nel 2028. Restano fuori dall'aumento i lavoratori addetti a mansioni gravose elencati nel d.lgs. 67/2011 e i precoci con attività usuranti, che continuano a uscire con 41 anni di contributi. La CGIL chiede il blocco dell'aumento dei requisiti, ma Cavallari ha ribadito che congelare il meccanismo significherebbe trasferire il costo sui contribuenti futuri. I requisiti dettagliati sono nella circolare INPS 28/2026 sui nuovi requisiti 2027-2028.

Il nodo previdenza complementare di luglio

Il presidente di Assoprevidenza Sergio Corbello ha chiesto un rinvio al 1 gennaio 2027 delle novità sulla previdenza complementare in arrivo dal 1 luglio 2026: adesione automatica al fondo negoziale per i neoassunti, portabilità del contributo datoriale verso fondi aperti e PIP, prestazione in capitale fino al 60% del montante finale. Per Corbello i tempi tecnici non bastano a modificare statuti e regolamenti dei fondi e a informare adeguatamente gli iscritti. Sul tema resta sullo sfondo la proposta di Giorgetti per una revisione della previdenza complementare, mentre l'INPS ha appena riconosciuto l'esenzione totale Irpef sugli assegni delle vittime del dovere e dei familiari superstiti, su richiesta da presentare allegando il provvedimento di riconoscimento dello status.

Il calendario è fissato: chi compirà 67 anni nel 2027 dovrà attendere un mese in più, chi raggiungerà l'età nel 2028 attenderà tre mesi. Dopo anni di sterilizzazioni parziali l'adeguamento torna pieno, e l'UPB chiede al governo di non riaprire la partita nella prossima legge di bilancio.

Domande frequenti

Cosa cambia per i requisiti pensionistici a partire dal 2027?

Dal 2027 l'età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese, mentre nel 2028 sarà di 67 anni e 3 mesi. Anche i requisiti per la pensione anticipata aumenteranno di due mesi rispetto al 2026.

Quali categorie di lavoratori sono escluse dall'aumento dei requisiti pensionistici?

Restano escluse dall'aumento i lavoratori addetti a mansioni gravose, come elencati nel d.lgs. 67/2011, e i lavoratori precoci con attività usuranti, che continueranno a poter andare in pensione con 41 anni di contributi.

Perché l'UPB raccomanda di mantenere il legame tra requisiti pensionistici e aspettativa di vita?

L'UPB sottolinea che mantenere questo legame garantisce la sostenibilità dei conti pubblici, in considerazione dell'invecchiamento della popolazione e della diminuzione degli attivi. Un adeguamento dei requisiti aiuta a mitigare l'aumento della spesa pensionistica e a evitare pressioni eccessive sul sistema di welfare.

Cosa prevede la nuova normativa sulla previdenza complementare dal luglio 2026?

Dal 1 luglio 2026 è prevista l'adesione automatica dei neoassunti ai fondi negoziali, la portabilità del contributo datoriale verso fondi aperti e PIP, e la possibilità di ricevere fino al 60% della prestazione in capitale. Tuttavia, si discute un possibile rinvio di queste novità al 1 gennaio 2027.

Come evolverà la spesa pensionistica nei prossimi anni secondo le stime?

La spesa pensionistica, se il meccanismo di adeguamento resta invariato, passerà dal 15,2% del PIL nel 2025 al 17% nel 2040, per poi diminuire progressivamente. Questo andamento riflette l'aumento del numero di pensionati rispetto agli attivi.

Pubblicato il: 11 giugno 2026 alle ore 07:26

Redazione EduNews24

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