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La carenza di infermieri in Italia e la risposta dell'accordo con l'India
Lavoro

La carenza di infermieri in Italia e la risposta dell'accordo con l'India

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In Italia mancano 65mila infermieri, il 20% sotto la media UE. Con le Case di Comunità PNRR e l'accordo Meloni-Modi del 2026, ecco come funziona.

Indice: In breve | Il paradosso italiano: troppi medici, pochissimi infermieri | Perché mancano gli infermieri: le cause strutturali | Le Case di Comunità PNRR: la scadenza che ha reso urgente il problema | Come funziona l'accordo Italia-India per gli infermieri | Errori comuni da non fare | Domande frequenti

In breve

  • L'Italia conta 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, il 20% sotto la media UE di 8,4 e ben al di sotto della media OCSE di 9,2.
  • Mancano almeno 65.000 infermieri, con circa 78.000 in uscita dal SSN entro il 2035 per pensionamenti.
  • Il PNRR finanzia 1.038 Case di Comunità con 2 miliardi di euro: ogni struttura hub richiede fino a 12 infermieri secondo il DM 77/2022.
  • Il 20 maggio 2026, durante il vertice di Roma tra Meloni e Modi, Italia e India hanno firmato una dichiarazione d'intenti per la mobilità degli infermieri indiani.
  • L'accordo prevede riconoscimento automatico dei titoli, iscrizione diretta all'Ordine e formazione linguistica certificata in India prima della partenza.

Il paradosso italiano: troppi medici, pochissimi infermieri

In Italia il numero di medici supera del 25% la media europea, mentre quello degli infermieri è il 20% al di sotto della stessa soglia. Questo dato, certificato dal rapporto OCSE Health at a Glance 2025, descrive un sistema sanitario costruito attorno alla figura del medico specialista, dove la componente infermieristica - fondamentale per l'assistenza continuativa, la prevenzione e la gestione del territorio - è strutturalmente sottodimensionata.

Con 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti (dato 2023), l'Italia si colloca al di sotto della media OCSE di 9,2 e della media UE di 8,4. Il divario non è uniforme: Calabria (5,6 ogni 1.000 abitanti), Sicilia (5,8) e Lombardia (5,7) restano le regioni più indietro, mentre il Trentino-Alto Adige (7,8) si avvicina alla soglia europea. Il confronto geografico interno aggrava un quadro già critico a livello nazionale.

Perché mancano gli infermieri: le cause strutturali

La carenza non è un fenomeno recente. Secondo la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), il deficit è oggi di almeno 65.000 unità. Entro il 2035 sono attesi in pensione circa 78.000 infermieri del Servizio Sanitario Nazionale: un'onda che il sistema formativo non riesce ad assorbire, considerando che nel 2024 le domande di iscrizione ai corsi di laurea in infermieristica sono state appena sufficienti a coprire i posti disponibili.

A complicare il quadro, la fuga all'estero: nel solo 2025 hanno lasciato l'Italia circa 6.000 infermieri, attratti da condizioni di lavoro e retribuzioni migliori in Germania, Svizzera e Regno Unito. Parallelamente, già oggi lavorano in Italia circa 20.000 infermieri stranieri non certificati dagli ordini territoriali: un segnale che la domanda supera da tempo l'offerta regolare.

Le Case di Comunità PNRR: la scadenza che ha reso urgente il problema

La Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stanziato 2 miliardi di euro per le Case della Comunità, con un target di 1.038 strutture da realizzare entro il 2026 (rivisto da 1.350 per l'aumento dei costi delle materie prime). Si tratta del pilastro della riforma della sanità territoriale: luoghi fisici di prossimità dove i cittadini accedono all'assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale.

Ogni Casa di Comunità hub, secondo il decreto ministeriale 77/2022, deve essere presidiata da 8 a 12 infermieri. Applicare questo standard all'intera rete significa stimare un fabbisogno aggiuntivo minimo di oltre 8.000 unità solo per le strutture PNRR. A metà 2025, appena il 4,4% delle strutture attive garantiva il mix di figure professionali previsto dalla norma. Senza un intervento strutturato sull'offerta di infermieri, le Case di Comunità rischiano di restare edifici senza personale.

Come funziona l'accordo Italia-India per gli infermieri

Il 20 maggio 2026, durante il vertice di Roma tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro indiano Narendra Modi - incontro che ha elevato le relazioni bilaterali a Special Strategic Partnership - Italia e India hanno firmato una dichiarazione d'intenti per facilitare la mobilità degli infermieri indiani verso il sistema sanitario italiano. Il percorso ha origine nel G7 di Ancona del 2024, dove i due governi avevano aperto il dialogo in materia sanitaria.

  • Riconoscimento automatico dei titoli: i ministeri italiano e indiano identificano i percorsi formativi indiani equivalenti al profilo professionale dell'infermiere secondo l'ordinamento italiano, evitando la procedura ordinaria di equiparazione caso per caso, che può richiedere anni.
  • Iscrizione diretta all'Ordine: una volta individuate le equiparazioni, gli infermieri indiani potranno iscriversi direttamente all'Ordine professionale italiano senza ulteriori esami di abilitazione e accedere subito all'esercizio della professione.
  • Formazione linguistica certificata in India: il percorso prevede una fase di addestramento linguistico di base, svolta e certificata in India prima della partenza, per ridurre i tempi di inserimento operativo.
  • Seminari e workshop congiunti: sono previste iniziative di networking tra professionisti dei due paesi per rafforzare le relazioni tra i sistemi sanitari e facilitare il trasferimento di competenze cliniche.

Errori comuni da non fare

Confondere la dichiarazione d'intenti con una norma operativa: il documento firmato a Roma non è un decreto immediatamente applicabile. È una cornice politica che impegna i due ministeri ad avviare procedure tecniche. I tempi di attuazione concreta dipenderanno dai tavoli tecnici bilaterali successivi.

Pensare che gli infermieri indiani sostituiscano il fabbisogno interno: l'accordo non riduce la necessità di formare più infermieri italiani. Il deficit di 65.000 unità richiede interventi paralleli: aumento dei posti nei corsi di laurea, miglioramento delle condizioni contrattuali, riduzione della fuga all'estero.

Sottovalutare la barriera linguistica: la formazione prevista dall'accordo copre le basi comunicative, non la competenza avanzata richiesta in reparti specialistici. Gli ordini regionali e le aziende sanitarie locali avranno un ruolo determinante nella verifica delle competenze effettive degli infermieri in arrivo.

Domande frequenti

Quanti infermieri mancano in Italia nel 2026?

Secondo i dati della FNOPI - Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche e della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, la carenza strutturale è di almeno 65.000 unità. Il numero è destinato a crescere: entro il 2035 sono previsti circa 78.000 pensionamenti nel Servizio Sanitario Nazionale.

Cosa prevede concretamente l'accordo Italia-India sugli infermieri?

La dichiarazione d'intenti firmata il 20 maggio 2026 prevede il riconoscimento automatico dei titoli formativi indiani equivalenti al profilo italiano, l'iscrizione diretta all'Ordine professionale senza ulteriori esami e una formazione linguistica certificata in India prima della partenza. Seminari congiunti faciliteranno il networking tra professionisti dei due sistemi sanitari.

Quanto tempo ci vorrà per vedere i primi infermieri indiani in corsia?

Il documento è una dichiarazione politica, non un atto esecutivo. I tavoli tecnici tra i ministeri della salute dei due paesi dovranno definire procedure e calendari operativi. Una stima realistica colloca i primi arrivi strutturati non prima di 18-24 mesi dalla firma.

L'accordo con l'India basta a risolvere la carenza di infermieri?

No. L'accordo è uno strumento complementare, non risolutivo. Il deficit richiede anche un incremento dei posti nei corsi di laurea in infermieristica, un miglioramento delle condizioni contrattuali per ridurre la fuga all'estero e una revisione organica del carico di lavoro nei reparti del SSN. L'accordo con l'India mette sotto i riflettori un problema strutturale che l'Italia ha accumulato in decenni di politiche sanitarie sbilanciate verso la medicina specialistica. Il riconoscimento automatico dei titoli e la formazione linguistica in India sono la risposta più rapida disponibile, ma la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale nei prossimi anni dipende anche da quanto velocemente i tavoli tecnici bilaterali convertiranno quella firma in posti coperti.

Pubblicato il: 27 maggio 2026 alle ore 07:28

Matteo Cicarelli

Articolo creato da

Matteo Cicarelli

Giornalista Pubblicista Matteo Cicarelli è un giornalista laureato in Lettere Moderne e specializzato in Editoria e Scrittura. Durante il suo percorso accademico ha approfondito lo studio della linguistica, della letteratura e della comunicazione, sviluppando un forte interesse per il mondo del giornalismo. Infatti, ha dedicato le sue tesi a due ambiti distinti ma complementari: da un lato l’analisi della lingua e della cultura indoeuropea, dall’altro lo studio della narrazione giornalistica, con un particolare approfondimento sul giornalismo enogastronomico. Da sempre affascinato dal mondo della comunicazione e del racconto, nel corso della sua carriera ha lavorato anche come addetto stampa e ha collaborato con diverse testate online che si occupano di cultura, cronaca, società, sport ed enogastronomia. Su EduNews24.it scrive articoli e realizza contenuti video dedicati ai temi della scuola, della formazione, della cultura e dei cambiamenti sociali, cercando di mantenere uno stile chiaro, divulgativo, accessibile e attento alla veridicità. Tra le sue passioni ci sono lo sport, la cucina, la lettura e la stand up comedy: un interesse che lo porta anche a cimentarsi nella scrittura di testi comici.

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