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InvestCloud licenzia tutti i 37 dipendenti di Venezia: sostituiti dall'intelligenza artificiale
Lavoro

InvestCloud licenzia tutti i 37 dipendenti di Venezia: sostituiti dall'intelligenza artificiale

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La sede di Marghera chiude i battenti. L'azienda fintech comunica il licenziamento collettivo motivandolo con un nuovo modello organizzativo basato sull'AI. È il primo caso di cessazione totale di attività per automazione in Veneto.

La comunicazione ai sindacati

Non è arrivata con una mail interna, né con una riunione plenaria. La notizia è filtrata attraverso i canali istituzionali: InvestCloud Italy ha formalmente comunicato a Federmeccanica e Confindustria Veneto Est l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per tutti i dipendenti della sede di Marghera, nel comune di Venezia. Tutti. Trentasette persone.

La motivazione addotta dall'azienda — società del comparto fintech che opera nel settore delle piattaforme digitali per la gestione patrimoniale — è tanto sintetica quanto dirompente: l'adozione di un nuovo modello organizzativo interamente basato sull'intelligenza artificiale rende superflua la presenza di personale nella sede veneta. Non si tratta di una ristrutturazione, né di un ridimensionamento. È una cessazione di attività. Punto.

Trentasette lavoratori senza più una scrivania

I 37 dipendenti sono stati informati della chiusura dello stabilimento e della cessazione di ogni attività operativa a Marghera. Stando a quanto emerge dalla comunicazione inoltrata alle organizzazioni datoriali, InvestCloud Italy non prevede il mantenimento di strutture locali autonome. Nessun presidio territoriale, nessun piano di riassorbimento. La sede semplicemente scompare dall'organigramma.

Per i lavoratori coinvolti — profili tecnici, amministrativi e operativi legati allo sviluppo e alla manutenzione delle piattaforme digitali dell'azienda — si apre ora la fase più delicata: quella della procedura sindacale prevista dalla legge 223 del 1991 sui licenziamenti collettivi, che impone un confronto di almeno 45 giorni tra azienda, rappresentanze sindacali e istituzioni. Un percorso che, in casi come questo, dove la cessazione è totale, lascia margini di trattativa assai ridotti.

L'intelligenza artificiale come giustificazione organizzativa

Il cuore della vicenda sta tutto nella motivazione. Non una crisi di mercato, non un calo di fatturato, non una delocalizzazione in un paese a basso costo del lavoro. No: è l'intelligenza artificiale a rendere — secondo la direzione aziendale — non più necessaria l'intera forza lavoro di un sito produttivo.

È un passaggio che segna un salto qualitativo nel dibattito sull'impatto dell'AI sul mondo del lavoro. Fino a ieri la discussione si muoveva prevalentemente sul piano teorico, tra proiezioni dell'OCSE e rapporti del World Economic Forum che stimavano la percentuale di mansioni "a rischio automazione". Oggi, a Marghera, quella percentuale ha un volto concreto: trentasette volti.

Va detto che il settore fintech è per sua natura tra i più esposti alla sostituzione tecnologica. Molte delle attività che fino a pochi anni fa richiedevano team di sviluppatori, analisti e operatori possono oggi essere gestite — almeno parzialmente — da sistemi di machine learning e automazione avanzata. Ma il fatto che un'azienda dichiari apertamente di poter eliminare un intero sito operativo grazie all'AI rappresenta un precedente che difficilmente passerà inosservato.

Un precedente che pesa

La vicenda di InvestCloud Italy si inserisce in un contesto europeo e nazionale dove il quadro regolatorio sull'intelligenza artificiale è ancora in via di definizione. L'AI Act dell'Unione Europea, entrato progressivamente in vigore, si concentra prevalentemente sulla classificazione del rischio dei sistemi di AI e sulla trasparenza del loro utilizzo, ma non affronta direttamente la questione dell'impatto occupazionale delle scelte di automazione da parte delle imprese.

In Italia, il tema è stato sfiorato dal dibattito parlamentare senza mai approdare a misure concrete di tutela per i lavoratori sostituiti da sistemi automatizzati. La normativa vigente sui licenziamenti collettivi non distingue, del resto, tra motivazioni "tradizionali" e motivazioni legate all'adozione di nuove tecnologie: la procedura è la stessa, gli ammortizzatori sociali disponibili sono quelli ordinari.

Quel che cambia, però, è la percezione. Un'azienda che chiude una sede non perché in perdita, ma perché ritiene di poter fare a meno delle persone, pone una domanda che va ben oltre il perimetro del diritto del lavoro. È una domanda politica. E a Venezia, in una zona industriale come Marghera già segnata da decenni di trasformazioni e crisi, risuona con un'eco particolare.

In un contesto in cui già le competenze digitali valgono più della laurea e il mercato del lavoro si trasforma a ritmi accelerati, il caso InvestCloud rischia di diventare il simbolo di una transizione che corre più veloce delle tutele.

Il nodo delle competenze e della riconversione

Per i trentasette di Marghera la partita si giocherà nelle prossime settimane, al tavolo sindacale. Ma la questione di fondo è strutturale: quali strumenti ha il sistema italiano per gestire la riconversione professionale di lavoratori resi obsoleti non da una crisi congiunturale, ma da un cambio di paradigma tecnologico?

I programmi di reskilling e upskilling promossi dal PNRR e dai fondi interprofessionali esistono, ma la loro efficacia è spesso limitata dalla lentezza burocratica e dalla scarsa capacità di intercettare le competenze effettivamente richieste dal mercato. In un panorama dove troppo spesso si è sottovalutato il valore del coinvolgimento dei dipendenti nei processi aziendali, casi come questo dimostrano quanto fragile sia il legame tra impresa e territorio quando le decisioni strategiche vengono prese altrove — InvestCloud ha la sua sede principale negli Stati Uniti — e calate dall'alto.

La vicenda veneziana non resterà isolata. È ragionevole attendersi che altre aziende, soprattutto nei settori ad alta intensità digitale, seguano la stessa strada nei prossimi mesi. La differenza la farà la capacità delle istituzioni — sindacati, governo, enti locali — di trasformare questi episodi da cronaca in politica. In regole, in fondi, in percorsi reali di transizione.

Perché trentasette posti di lavoro cancellati da un algoritmo non sono una notizia di colore. Sono un avvertimento.

Pubblicato il: 12 marzo 2026 alle ore 09:33

Domande frequenti

Perché InvestCloud ha licenziato tutti i dipendenti della sede di Venezia?

InvestCloud ha motivato il licenziamento collettivo con l'adozione di un nuovo modello organizzativo basato interamente sull'intelligenza artificiale, rendendo superflua la presenza di personale nella sede veneta.

Qual è la procedura prevista per i dipendenti coinvolti nel licenziamento collettivo?

La legge 223 del 1991 prevede una procedura sindacale di almeno 45 giorni di confronto tra azienda, rappresentanze sindacali e istituzioni, anche se in caso di cessazione totale come questo i margini di trattativa sono ridotti.

Che impatto ha avuto l'adozione dell'intelligenza artificiale nel caso di InvestCloud?

L'intelligenza artificiale è stata la motivazione principale per la chiusura della sede e la sostituzione completa della forza lavoro, segnando un precedente concreto nell'automazione dei processi aziendali nel settore fintech.

Esistono tutele specifiche per i lavoratori sostituiti dall'automazione in Italia?

Attualmente la normativa italiana non distingue tra licenziamenti per motivi tradizionali e quelli legati all'automazione tecnologica: la procedura e gli ammortizzatori sociali sono quelli ordinari previsti per i licenziamenti collettivi.

Quali strumenti sono disponibili per la riconversione professionale dei lavoratori colpiti dall'automazione?

Sono previsti programmi di reskilling e upskilling finanziati dal PNRR e dai fondi interprofessionali, ma la loro efficacia è spesso limitata dalla burocrazia e dalla difficoltà nell'individuare le competenze effettivamente richieste dal mercato.

Il caso InvestCloud potrebbe ripetersi in altre aziende italiane?

Sì, è probabile che altre aziende, specialmente nei settori digitali, prendano decisioni simili in futuro; la differenza dipenderà dalla capacità delle istituzioni di gestire la transizione e offrire reali percorsi di riqualificazione.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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