Il 5% più ricco delle famiglie italiane possiede il 50,2% della ricchezza netta, contro il 39,9% del 2010. Il dato è stato ripreso dalla segretaria generale Cisl Daniela Fumarola per denunciare l'erosione del ceto medio in quindici anni. Nel comparto scuola quell'erosione ha nomi e numeri precisi: 143 euro lordi di aumento contrattuale contro un 17,1% di inflazione cumulata nello stesso triennio.
Ricchezza che risale verso l'alto, redditi fermi
Secondo l'elaborazione presentata alla Scuola sindacale nazionale First Cisl, su base dati Banca d'Italia sulla ricchezza dei settori istituzionali, 1,3 milioni di famiglie detengono metà del patrimonio nazionale. La metà meno abbiente della popolazione, tredici milioni di nuclei, si ferma al 7,3%. L'indice di Gini della ricchezza è salito da 71,5 a 72,2 in un anno, segnale che la concentrazione continua ad ampliarsi.
Il freno del ceto medio si vede anche nel confronto europeo. Il reddito disponibile delle famiglie italiane è cresciuto del 28,4% tra il 2015 e il 2025, mentre in Germania è salito del 48,3%, in Francia del 41,1% e in Spagna del 53,8%. Il tasso di risparmio lordo italiano è al 10,7%, il più basso della zona euro. È un contesto in cui il lavoro dipendente perde terreno più velocemente rispetto ad altri Paesi, come mostra anche la crisi della manifattura europea con 853mila posti persi in quattro anni.
Nella scuola il conto è più salato: 143 lordi, 85 netti
Nel triennio contrattuale 2022-2024 gli aumenti a regime per il personale scuola valgono in media 143 euro lordi mensili, tradotti in circa 85 euro netti dopo tasse e contributi. L'inflazione ISTAT cumulata nello stesso periodo è del 17,1%, mentre gli incrementi contrattuali coprono circa il 60% della perdita di potere d'acquisto. Restano dunque scoperti cinque-otto punti percentuali, ancora prima che parta il rinnovo 2025-2027.
Sul divario con gli altri comparti pubblici i numeri sono documentati. Secondo la stessa Fumarola i docenti prendono 400 euro lordi mensili in meno rispetto alla media dei dipendenti pubblici; per il personale Ata il ritardo è ancora maggiore. Il sindacato Anief calcola un gap fino a 10.000 euro annui rispetto ai dipendenti delle Funzioni Centrali, uno scarto costruito nel tempo dal blocco degli scatti e dalla mancata perequazione tra comparti.
Gli arretrati del rinnovo appena firmato oscillano tra 815 e 1.250 euro lordi complessivi, distribuiti per fascia di servizio, mentre gli incrementi mensili vanno da 110 a 185 euro lordi a seconda di ruolo e anzianità. Il dettaglio della distribuzione è ricostruito nella nostra tabella degli aumenti stipendio docenti fascia per fascia.
Il gap europeo: 27mila euro all'ingresso, 42mila la media UE
I dati OCSE Education at a Glance 2024 fotografano un divario strutturale. Un insegnante italiano di secondaria inferiore parte con circa 27.000 euro lordi annui, contro una media UE vicina ai 42.000 euro. A fine carriera lo stipendio netto mensile italiano si ferma poco sopra i 2.000 euro, mentre in Francia supera i 3.000 e in Germania arriva oltre i 5.000.
Il quadro pesa sulla capacità di attrarre nuove leve e trattenere docenti nelle sedi più difficili, in particolare al Sud e nelle aree interne dove le supplenze annuali coprono buona parte dell'organico. Chi cerca un posto in corso d'anno passa spesso dagli interpelli attivati direttamente dalle scuole, un canale cresciuto proprio per compensare la fatica del sistema a coprire le cattedre.
La proposta di ridurre l'IRPEF al 32-33% fino a 60mila euro di reddito, avanzata da Cisl e Anief e in parte raccolta dal vicepremier Antonio Tajani, sarà il vero test della prossima manovra. Senza quel taglio, i 143 euro lordi in busta paga non recuperano né l'inflazione né il divario con gli altri comparti pubblici, mentre la ricchezza netta continua a concentrarsi in alto.
Domande frequenti
Qual è la situazione attuale della distribuzione della ricchezza in Italia?
Il 5% più ricco delle famiglie italiane possiede il 50,2% della ricchezza netta, mentre la metà meno abbiente detiene solo il 7,3%. Negli ultimi anni, la concentrazione della ricchezza è aumentata, come indica la crescita dell'indice di Gini.
Come sono cambiati gli stipendi di docenti e personale Ata rispetto all'inflazione?
Nel triennio 2022-2024 gli aumenti contrattuali per il personale scuola sono stati in media di 143 euro lordi al mese, coprendo solo circa il 60% dell'inflazione cumulata del 17,1%. Questo lascia scoperti tra cinque e otto punti percentuali di perdita di potere d'acquisto.
Qual è il divario retributivo tra il personale scolastico italiano e quello degli altri Paesi europei?
Un insegnante italiano di scuola secondaria inizia con uno stipendio annuo lordo di circa 27.000 euro, contro una media UE di 42.000 euro. A fine carriera, lo stipendio netto mensile italiano supera di poco i 2.000 euro, mentre in Francia e Germania si colloca rispettivamente sopra i 3.000 e i 5.000 euro.
Esiste una differenza di stipendio tra il personale della scuola e altri comparti pubblici italiani?
Sì, i docenti percepiscono circa 400 euro lordi in meno al mese rispetto alla media dei dipendenti pubblici, e il personale Ata registra un ritardo ancora maggiore. Il gap con le Funzioni Centrali può arrivare fino a 10.000 euro annui.
Quali sono le proposte per migliorare la situazione retributiva del personale scolastico?
Cisl e Anief hanno proposto di ridurre l'IRPEF al 32-33% fino a 60.000 euro di reddito. Senza questa misura, i recenti aumenti contrattuali non saranno sufficienti a recuperare l'inflazione e il divario con altri comparti pubblici.
Come incide questa situazione sulla capacità della scuola di attrarre e trattenere personale?
La bassa retribuzione e il divario con altri Paesi e comparti rendono difficile attrarre nuove leve e trattenere docenti, soprattutto nelle aree più difficili come il Sud e le zone interne. La copertura delle cattedre spesso avviene tramite interpelli attivati direttamente dalle scuole.