In sei mesi dall'apertura delle domande sono arrivate 16.966 adesioni al Fondo nuovi nati del Trentino-Alto Adige, circa il 40% delle famiglie potenzialmente interessate. Sul primo test empirico della cosiddetta dote bebè, i numeri diffusi dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol arriva ora l'ipotesi di estensione nazionale rilanciata dal presidente INPS Gabriele Fava al Meeting di Rimini, subito frenata dall'economista Tito Boeri: la misura funziona, ma tenere l'Istituto lontano dalla gestione dei fondi.
Il modello trentino che il Governo vuole copiare
La misura, regolata dalla legge regionale 22 settembre 2025 n. 6, prevede un contributo iniziale di 300 euro alla nascita e 200 euro per quattro anni, fino a un massimo di 1.100 euro complessivi, purché la famiglia versi almeno 100 euro annui in un fondo pensione a nome del neonato. Riguarda i nati dal 1° gennaio 2025 e, in via transitoria, anche i bambini nati tra il 2020 e il 2024. Le adesioni sono già 11.104 in Alto Adige e 5.862 in Trentino: uno squilibrio che l'assessore regionale Carlo Daldoss attribuisce alla cultura previdenziale più radicata a nord del Brennero.
L'ipotesi di replicarla a livello nazionale è finita al centro di un question time della ministra del Lavoro Marina Calderone alla Camera, nella stessa settimana in cui la Commissione Cultura della Camera è tornata al lavoro su una lista di provvedimenti in discussione che riguardano da vicino minori e famiglie. Il nodo, sollevato da Boeri sulle colonne di Repubblica, è chi gestisce i soldi.
Perché Boeri ricorda il flop del FondINPS chiuso nel 2018
L'ex presidente dell'Istituto ricorda che l'INPS gestisce la previdenza obbligatoria a ripartizione: i contributi versati oggi pagano le pensioni di oggi, senza una reale esperienza nella gestione di patrimoni di lungo periodo. L'ultimo tentativo, il FondINPS creato per raccogliere il TFR delle adesioni tacite, è stato soppresso dalla Legge di Bilancio 2018 e le posizioni trasferite al Fondo COMETA con il decreto ministeriale del 31 marzo 2020, dopo che la Covip aveva denunciato costi di gestione insostenibili e un assetto organizzativo fragile.
Ripetere lo schema per la dote bebè significherebbe, secondo Boeri, o assumere personale finanziario dedicato con costi amministrativi molto alti, oppure lasciare che la gestione resti generalista. In Trentino-Alto Adige il fondo è invece affidato a Pensplan Centrum S.p.A., società partecipata dalla Regione e specializzata da oltre venticinque anni in previdenza complementare territoriale. Il timore più politico è però un altro: l'INPS è sottoposto a pressioni di bilancio e cicli elettorali, e i risparmi accantonati per i neonati rischiano di diventare un cuscinetto contabile per anticipare pensioni a generazioni più numerose sul piano elettorale, come nota lo stesso Boeri.
L'educazione finanziaria è il vero pilastro della misura
Nel comunicato della Regione autonoma il presidente Arno Kompatscher definisce esplicitamente il Fondo nuovi nati un'iniziativa di educazione finanziaria prima ancora che un sussidio. È il punto che spiega il divario di adesione tra Alto Adige e Trentino e che sposta il tema dalla previdenza alla scuola: la stessa alfabetizzazione economica che il Ministero prova a introdurre attraverso le trentatré ore annuali di educazione civica su cui insiste anche il maestro Lovattini.
L'obiettivo dichiarato dall'assessore Daldoss è concreto: sfruttare l'interesse composto su vent'anni per finanziare gli studi universitari o l'acquisto della prima casa, in un Paese dove i nati sono scesi a 369.944 nel 2024 e i primi sette mesi del 2025 segnano un ulteriore calo del 6,3% rispetto al 2024, secondo i dati ISTAT provvisori. Estendere la misura senza costruire in parallelo un percorso di alfabetizzazione finanziaria per le famiglie rischia, come già emerge nella parte trentina, di lasciare molti fondi vuoti.
L'esperimento del Trentino-Alto Adige resterà aperto ai nati fino al 2025 e sarà il primo laboratorio pubblico su cui misurare tenuta amministrativa e capacità di coinvolgere i genitori. Se la promozione di Fava troverà spazio in manovra, la scelta del gestore dirà molto sul reale obiettivo del Governo: costruire un fondo pensione per i figli o un capitolo di spesa in più da rimodulare a ogni ciclo elettorale.
Domande frequenti
Cos'è la dote bebè del Trentino-Alto Adige?
La dote bebè è una misura regionale che prevede un contributo iniziale di 300 euro alla nascita e 200 euro per quattro anni, fino a un massimo di 1.100 euro, a condizione che la famiglia versi almeno 100 euro l'anno in un fondo pensione a nome del neonato.
A chi è rivolta la dote bebè e quali sono i requisiti per accedervi?
La misura riguarda i bambini nati dal 1° gennaio 2025 e, in via transitoria, anche i nati tra il 2020 e il 2024. Il requisito principale è che la famiglia versi almeno 100 euro annui in un fondo pensione intestato al minore.
Perché Tito Boeri si oppone alla gestione dell'INPS del fondo?
Boeri sottolinea che l'INPS non ha esperienza nella gestione di patrimoni di lungo periodo e ricorda il fallimento del FondINPS, che ha avuto costi di gestione elevati e problemi organizzativi. Teme inoltre che i fondi possano essere usati per esigenze di bilancio legate a cicli elettorali.
Qual è il ruolo dell'educazione finanziaria nella dote bebè?
L'iniziativa è pensata come strumento di educazione finanziaria oltre che di sostegno economico, con l'obiettivo di preparare le famiglie e i bambini a gestire risparmi a lungo termine per studi universitari o acquisto della prima casa.
Come viene gestito attualmente il fondo in Trentino-Alto Adige?
Il fondo è affidato a Pensplan Centrum S.p.A., una società partecipata dalla Regione e specializzata in previdenza complementare territoriale, con esperienza venticinquennale nel settore.
Quali sono le principali criticità emerse nell'estensione della dote bebè a livello nazionale?
Oltre alla scelta del gestore, la criticità principale riguarda la necessità di accompagnare la misura con un percorso di alfabetizzazione finanziaria per evitare che molti fondi restino inutilizzati, come già riscontrato nella parte trentina.