Maggio 2026 si chiude con punte di 35 gradi al Nord Italia e l'INPS ha confermato il quadro della cassa integrazione caldo per la stagione che inizia. La copertura economica massima è di 1.322,05 euro netti al mese per la generalità dei settori, che salgono a 1.586,45 euro netti per chi lavora nell'edilizia o nei comparti lapideo e di escavazione, grazie alla maggiorazione del 20% prevista per le intemperie stagionali. Sono le cifre fissate dalla circolare INPS 25/2025 e ancora valide nel 2026 in attesa dell'aggiornamento di gennaio.
Quando scatta la copertura e chi può richiederla
Il riferimento operativo è il messaggio INPS 2130 del 3 luglio 2025, che vale anche per la stagione 2026 in attesa di nuove istruzioni. La soglia di 35 gradi è il riferimento di base, ma conta anche la temperatura percepita: pesano l'esposizione diretta al sole, l'uso di macchinari che generano calore, gli indumenti protettivi pesanti, l'umidità elevata. La sospensione può essere riconosciuta anche con il termometro sotto i 35 gradi reali, se le condizioni di lavoro sono compatibili con un rischio termico documentato.
I canali sono tre: CIGO per industria ed edilizia, FIS o fondi bilaterali per commercio e terziario, CISOA per gli operai agricoli a tempo indeterminato. Nel 2024 lo Stato ha stanziato 11 milioni di euro per la CIGO e 2 milioni per la CISOA legati alle ondate di calore, e ha neutralizzato i periodi di stop dal computo delle 52 settimane biennali a disposizione di chi lavora in cantiere. La conseguenza pratica è che le settimane di fermo per ondata di calore non bruciano il plafond ordinario di CIG dell'azienda.
Il rischio reale: oltre 4mila infortuni l’anno collegati al caldo
L'INAIL stima oltre 4.000 infortuni l'anno collegati al caldo tra i lavoratori italiani, con un picco nei mesi estivi e una concentrazione nei comparti più esposti. Il costo dei risarcimenti per il periodo 2014-2019 ha superato i 292 milioni di euro complessivi, circa 49 milioni l'anno. I dati riguardano in particolare edilizia, agricoltura e florovivaismo: gli stessi comparti su cui l'Ispettorato nazionale del lavoro ha aperto nel 2024 una vigilanza straordinaria con la nota 5752.
Lo strumento di prevenzione ufficiale è il portale Worklimate di CNR-IBE e INAIL, che genera mappe di rischio termico a quattro fasce orarie (8, 12, 16, 20). Il livello 'alto' è la soglia che fa scattare i divieti regionali. Nel 2024 tredici regioni, dall'Emilia-Romagna alla Sicilia, hanno emanato ordinanze che vietano l'attività in cantieri ed edilizia tra le 12:30 e le 16:00 nei giorni segnalati a rischio elevato. Sono le stesse aree in cui pesa di più il rapporto fra cantieri privati e grandi commesse pubbliche, tema toccato anche dal recente appello su equità e appalti pubblici.
Come fare domanda: causali, scadenza e relazione tecnica
La domanda è telematica e va inviata tramite il portale INPS entro 15 giorni dalla sospensione dell'attività. La causale dipende dall'origine del fermo. Se la sospensione è ordinata da Regione o Comune va indicata come 'sospensione o riduzione dell'attività per ordine di pubblica autorità per cause non riconducibili all'impresa o ai lavoratori'. Negli altri casi si usa 'evento meteo' con specifica 'temperature elevate'. La scelta non è formale: due richieste con causali diverse per gli stessi lavoratori e periodi sovrapposti non sono ammesse.
Il punto critico è la relazione tecnica allegata: non basta scrivere 'caldo', servono dati meteo verificabili, fasce orarie esatte, lavorazioni interrotte e motivi della sospensione. Per le sospensioni da ordine pubblico basta richiamare gli estremi del provvedimento, senza necessità di allegarlo. Nel quadro più ampio delle trasformazioni del mercato del lavoro italiano, la tutela dal rischio termico è uno degli ambiti in cui la normativa si sta consolidando più rapidamente, anche sul fronte della formazione professionale e dell'occupabilità.
Il datore non è obbligato a richiedere la cassa: la legge gli impone però la valutazione del rischio termico nel Documento di valutazione dei rischi, e nel 2024 l'Ispettorato del lavoro ha alzato l'intensità dei controlli proprio su edilizia e agricoltura. Per un operaio edile, la differenza tra fermo retribuito con la cassa integrazione caldo e zero ore in una settimana di canicola può valere fino a 1.586 euro netti al mese, una cifra che cambia il senso della parola 'caldo' in busta paga.
Domande frequenti
Quali sono gli importi massimi della cassa integrazione per caldo eccessivo nel 2025-2026?
Gli importi massimi sono di 1.322,05 euro netti al mese per la maggior parte dei settori, mentre salgono a 1.586,45 euro netti per i lavoratori dell’edilizia e dei comparti lapideo ed escavazione grazie alla maggiorazione del 20% prevista per le intemperie stagionali.
Quando si può richiedere la cassa integrazione per caldo eccessivo e chi può accedervi?
La cassa integrazione scatta quando le temperature reali o percepite superano livelli di rischio, considerando anche fattori come esposizione al sole, uso di macchinari caldi o indumenti pesanti. Possono richiederla i settori industria, edilizia, commercio, terziario e agricoltura tramite i diversi canali previsti (CIGO, FIS/fondi bilaterali, CISOA).
Come si presenta la domanda di cassa integrazione per caldo eccessivo?
La domanda va presentata telematicamente tramite il portale INPS entro 15 giorni dalla sospensione dell’attività, specificando la causale corretta e allegando una relazione tecnica dettagliata con dati meteo, fasce orarie e motivazioni precise della sospensione.
Il periodo di cassa integrazione per caldo incide sul plafond ordinario delle settimane disponibili?
No, per chi lavora in cantiere i periodi di stop per ondata di calore non vengono conteggiati nel limite delle 52 settimane biennali di cassa integrazione ordinaria dell’azienda.
Quali sono i principali rischi e dati sugli infortuni legati al caldo nei luoghi di lavoro?
L’INAIL stima oltre 4.000 infortuni l’anno collegati al caldo, soprattutto nei mesi estivi e nei settori più esposti come edilizia, agricoltura e florovivaismo, con costi di risarcimento che hanno superato i 292 milioni di euro tra il 2014 e il 2019.
Il datore di lavoro è obbligato a richiedere la cassa integrazione in caso di caldo eccessivo?
No, il datore di lavoro non è obbligato a richiederla, ma la legge impone la valutazione del rischio termico nel Documento di valutazione dei rischi e l’Ispettorato del lavoro ha intensificato i controlli nei settori più a rischio.