Il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia lega la lotta ai femminicidi a un intervento strutturale nella scuola. Nell’intervista pubblicata dal Corriere della Sera il 2 luglio 2026, l’ex governatore veneto sostiene che il Codice penale da solo non basta e che il cambiamento culturale sugli uomini deve iniziare dai banchi. Il riferimento diretto è alle parole di Roberto Vannacci, che aveva definito il femminicidio ‘un omicidio come gli altri’, e ai suoi seguaci.
La scuola come primo argine
Zaia parla di intervento ‘a 360 gradi’, ma indica la scuola come punto di partenza obbligato. Chiede di ‘inserire in maniera strutturale’ l’educazione al rispetto e alla gestione delle emozioni maschili, riconoscendo che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è già ‘seriamente impegnato su tanti fronti’. La proposta è l’aggiunta di un modulo permanente nei percorsi scolastici, non di iniziative episodiche, accompagnato da campagne di comunicazione e sensibilizzazione ripetute negli anni. Il presidente veneto avverte che il metodo richiede ‘tempo e fatica’, ma sostiene che non ci sia altra strada praticabile.
A sostegno della proposta cita un precedente della propria esperienza amministrativa. Da presidente della Provincia di Treviso, spiega, ha visto i morti per incidenti stradali scendere da 210 a 20 all’anno grazie a un lavoro pluriennale negli istituti, con mini-strade allestite nei cortili e visite degli studenti nelle terapie intensive. ‘L’educazione è un’opera sociale, non dobbiamo mai stancarci di portarla avanti’, afferma Zaia, indicando lo stesso approccio come applicabile alla prevenzione della violenza contro le donne.
I numeri e il quadro normativo
L’intervista si apre con un doppio richiamo temporale. Il reato di femminicidio è stato approvato in via definitiva dalla Camera il 25 novembre 2025 ed è entrato in vigore il 17 dicembre dello stesso anno. Zaia ricorda anche la Dichiarazione dell’ONU contro la violenza sulle donne del 1993, ormai risalente a 33 anni fa. Sul piano dei dati, cita 286 omicidi complessivi nell’ultimo anno in Italia, di cui 97 hanno riguardato vittime donne e 85 sono avvenuti in contesto familiare o affettivo.
A questi numeri il presidente veneto aggiunge un ‘sommerso’ globale che descrive come ‘bollettino di guerra’: circa 325 mila donne che vivono in condizione di segregazione e 146 mila vittime di violenza sessuale a livello mondiale. Fra le donne che si presentano al pronto soccorso, riferisce, soltanto un terzo denuncia. Cita inoltre il caso di Giulia Cecchettin, uccisa nel novembre 2023, e un secondo femminicidio avvenuto pochi giorni dopo in provincia di Treviso, con la vittima in stato di gravidanza.
Zaia definisce ‘scivolone’ le uscite di Vannacci e sostiene che la specificità del femminicidio non ammetta distinzioni strumentali. La strada che indica combina campagne ripetute, revisione dell’educazione maschile fin dall’infanzia e continuità istituzionale. È il metodo, aggiunge, che ha già mostrato risultati misurabili nel campo della sicurezza stradale trevigiana e che andrebbe replicato sull’ambito culturale con la stessa costanza.
Domande frequenti
Perché Luca Zaia ritiene che la scuola sia fondamentale nella lotta ai femminicidi?
Zaia sostiene che la scuola sia il primo argine per prevenire i femminicidi perché è il luogo dove si può avviare un cambiamento culturale, in particolare nell’educazione degli uomini al rispetto e alla gestione delle emozioni fin dall’infanzia.
Quali interventi specifici propone Zaia all’interno delle scuole?
Zaia propone di inserire in modo strutturale un modulo permanente sull’educazione al rispetto e sulla gestione delle emozioni maschili nei percorsi scolastici, accompagnato da campagne di comunicazione e sensibilizzazione ripetute negli anni.
Quali risultati precedenti cita Zaia a sostegno della sua proposta?
Zaia cita la sua esperienza come presidente della Provincia di Treviso, dove un lavoro pluriennale di educazione stradale nelle scuole ha portato a una significativa riduzione delle vittime di incidenti stradali, suggerendo che un approccio simile potrebbe essere efficace anche contro la violenza sulle donne.
Qual è il quadro normativo e statistico attuale sul femminicidio in Italia secondo l’articolo?
Il reato di femminicidio è stato approvato dalla Camera il 25 novembre 2025 ed è in vigore dal 17 dicembre dello stesso anno. Nell’ultimo anno si sono registrati 286 omicidi in Italia, di cui 97 donne, con 85 casi avvenuti in contesto familiare o affettivo.
Come si posiziona Zaia rispetto alle affermazioni di Roberto Vannacci sul femminicidio?
Zaia definisce le parole di Vannacci uno 'scivolone' e ribadisce che il femminicidio ha una specificità che non può essere banalizzata o paragonata ad altri tipi di omicidio, sottolineando l’importanza di un approccio culturale e istituzionale mirato.
Perché secondo Zaia il Codice penale da solo non basta per prevenire i femminicidi?
Zaia ritiene che la legge sia necessaria ma non sufficiente; il vero cambiamento deve avvenire a livello culturale, a partire dall’educazione nelle scuole, perché solo così si può modificare nel tempo il comportamento e la mentalità degli individui.