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Capriate medievali di Santa Croce: 530 m³ di legno sotto la lente del CNR
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Capriate medievali di Santa Croce: 530 m³ di legno sotto la lente del CNR

Il CNR-IBE censisce 530 m³ di legname e 31 capriate medievali: la prima diagnosi completa con endoscopi e trapani applica la UNI EN 17121.

Trentuno capriate italiane di circa venti metri di luce, poste a 35 metri da terra, hanno sostenuto per 641 anni la navata della basilica di Santa Croce a Firenze. Il CNR-IBE le ha censite per la prima volta elemento per elemento: 530 metri cubi di legno storico mappati fino alla singola trave.

La prima diagnosi completa in sette secoli

L'indagine, condotta dall'Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, chiude un vuoto conoscitivo lungo quanto la storia stessa dell'edificio. Progettata da Arnolfo di Cambio e completata nel 1385, la basilica non aveva mai avuto una ricognizione sistematica delle sue coperture lignee. Fino a oggi.

Il gruppo coordinato da Nicola Macchioni, con Margherita Vicario e Margherita Franchi, ha censito ogni elemento strutturale usando piattaforme aeree, trapani strumentati ed endoscopi digitali per raggiungere punti altrimenti inaccessibili. Il risultato è l'identificazione delle specie legnose, della provenienza, dei livelli di umidità, dello stato dei collegamenti e di tutti gli interventi di restauro sedimentati nei secoli. Fra le scoperte più rilevanti, un sistema di ventilazione naturale progettato dai costruttori medievali: canali d'aria che corrono lungo i puntoni e collegano le cavità alle estremità con uno spazio di colmo, in modo che il legno possa asciugarsi se filtra acqua dalla copertura. Un dispositivo passivo, invisibile dal basso, che ha protetto le capriate per oltre sei secoli.

Dalla norma italiana allo standard europeo

La diagnosi non è solo una pagina di storia dell'architettura: è l'applicazione, sul monumento forse più impegnativo d'Italia, di una metodologia nata in Italia e oggi diventata linea guida europea. Lo standard di riferimento è la UNI EN 17121:2019, in vigore nel nostro Paese dal giugno 2020, che fissa i criteri per la valutazione in situ delle strutture lignee portanti negli edifici storici. Prima di quella norma europea c'era la UNI 11119:2004, il protocollo italiano sull'ispezione delle strutture lignee dei beni culturali, in vigore dal 1° luglio 2004.

L'approccio è lo stesso che il CNR-IBE ha applicato a Firenze: ispezione visiva unita ad analisi strumentale non invasiva, con rilievi geometrici, identificazione delle specie, misure di umidità e indagini resistografiche. È la trafila che oggi un professionista europeo segue per redigere la perizia su una capriata storica. La ricerca italiana sui beni culturali lignei ha prodotto norme che poi si sono diffuse fuori confine. Progetti come Cobalto e Palco, finanziati dalla Regione Toscana attraverso Giovanisì e co-finanziati dall'Opera di Santa Croce, servono anche a mantenere viva questa competenza, formando giovani ricercatori capaci di passare dalla raccolta dati sul campo alla scrittura delle norme tecniche internazionali.

Una filiera corta ante litteram

Il censimento ha permesso di risalire alla provenienza dei principali legnami. L'abete bianco, usato per gli elementi di maggior dimensione, arrivava dalle foreste dell'alto bacino dell'Arno, fra Casentino e Mugello; il castagno per le travi minori veniva tagliato nelle colline attorno a Firenze. Nel Trecento i cantieristi fiorentini si muovevano in un raggio inferiore ai cento chilometri: una filiera corta dettata dalla difficoltà di trasporto, ma coerente con quella sostenibilità del materiale che la ricerca italiana continua a studiare oggi con metodi sofisticati. All'IIT di Genova, per esempio, un gruppo di ricerca ha brevettato un processo per modellare il legno senza spezzarlo, descritto in un paper pubblicato su Nature, su un filone che si incrocia con altri temi di frontiera dove i laboratori italiani si confrontano con i grandi gruppi mondiali. Due estremi temporali di uno stesso filo: capire come il legno regga nel tempo e come possa essere lavorato oggi senza rompersi.

I dati raccolti alimenteranno il piano di manutenzione dell'Opera di Santa Croce e serviranno a formare la prossima generazione di diagnosti del patrimonio. Un orizzonte opposto a quello delle promesse industriali che si misurano in anni invece che in secoli: qui si lavora su strutture che hanno già retto 641 anni e dovranno reggerne almeno altrettanti.

Domande frequenti

Qual è stata l'importanza dell'indagine condotta dal CNR-IBE sulle capriate di Santa Croce?

L'indagine rappresenta la prima diagnosi completa delle capriate lignee di Santa Croce in oltre sette secoli, colmando un vuoto conoscitivo sulla struttura. Ha permesso di censire ogni elemento, mappando 530 m³ di legno e identificando specie, provenienza, stato di conservazione e interventi di restauro.

Quali metodologie e strumenti sono stati utilizzati per l'analisi delle strutture lignee?

Sono state impiegate piattaforme aeree, trapani strumentati ed endoscopi digitali, che hanno consentito di raggiungere punti inaccessibili e realizzare analisi visive e strumentali non invasive. Le indagini hanno incluso rilievi geometrici, identificazione delle specie, misurazione dell'umidità e indagini resistografiche.

Che ruolo hanno avuto le norme italiane ed europee nell'ispezione delle strutture lignee storiche?

L'approccio utilizzato si basa sulla norma UNI EN 17121:2019, oggi standard europeo per la valutazione in situ delle strutture lignee storiche, nata dall'esperienza italiana. Precedentemente era in vigore la UNI 11119:2004, protocollo italiano sull'ispezione dei beni culturali lignei.

Cosa si è scoperto riguardo la provenienza del legno utilizzato nelle capriate di Santa Croce?

L'abete bianco proviene dalle foreste dell'alto bacino dell'Arno, mentre il castagno per le travi minori è stato tagliato nelle colline fiorentine. Nel Trecento la filiera era locale, con materiali reperiti in un raggio inferiore ai cento chilometri dalla basilica.

Quali sono le principali scoperte tecniche sulle capriate medievali di Santa Croce?

È stato identificato un sistema di ventilazione naturale progettato dai costruttori medievali, con canali d'aria che permettono al legno di asciugarsi in caso di infiltrazioni d'acqua. Questo dispositivo passivo ha contribuito a proteggere le capriate per oltre sei secoli.

Come verranno utilizzati i dati raccolti dall'indagine sulle capriate?

I dati alimenteranno il piano di manutenzione dell'Opera di Santa Croce e serviranno per formare giovani ricercatori, contribuendo alla conservazione e allo studio del patrimonio ligneo storico anche a livello internazionale.

Pubblicato il: 19 ottobre 2026 alle ore 15:07

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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