Il fondo da 100 milioni di euro del DM 219/2025 per formare i docenti sull'IA a scuola e l'AI Act pienamente applicabile dal 2 agosto 2026 stanno accelerando l'ingresso dell'intelligenza artificiale nelle classi italiane. Nelle linee guida ministeriali però non compare una riga sul suo impatto energetico, un vuoto che Roberto Setola dell'Università Campus Biomedico di Roma ha appena rimarcato all'ANSA parlando di costi ambientali e squilibri geopolitici già in corso.
I numeri IEA sulla corsa dei data center
L'analisi Energy and AI dell'International Energy Agency stima che nel 2024 i data center abbiano assorbito circa 415 TWh, l'1,5% dell'elettricità mondiale, e proietta il totale a 945 TWh entro il 2030, quasi il 3% globale. La componente AI-focused cresce a un ritmo del 30% annuo: parliamo di circa 155 TWh nel 2025 e 465 TWh nel 2030, un consumo triplicato in cinque anni. A questo si aggiunge il fabbisogno d'acqua per il raffreddamento, stimato attorno allo 0,23% dei prelievi idrici mondiali, con effetti diretti sulle falde delle aree in cui i grandi impianti si concentrano. Setola avverte che questa localizzazione sta già pesando sugli equilibri idrici locali.
La geografia del consumo è concentrata. Gli Stati Uniti da soli valgono il 45% del consumo mondiale dei data center nel 2024 e coprono quasi la metà della crescita della domanda elettrica americana da qui al 2030. La Cina pesa per il 25%, l'Europa per il 15%. Nelle economie avanzate i data center rappresentano oltre il 20% della crescita della domanda elettrica al 2030: un fattore che sta ridisegnando la pianificazione delle reti e, come sottolinea Setola, gli equilibri geopolitici, perché i Paesi ricchi di gas ed energia oggi preferiscono servire i data center, che pagano prezzi più alti, spingendo i Paesi meno sviluppati verso il carbone.
Il caso italiano che le linee guida non affrontano
In Italia la corsa ai data center è concentrata al Nord: il rapporto Digitalization and Decarbonization 2025 dell'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano stima una capacità installata di 609 MW nel 2025 che, nello scenario più aggressivo, sale a 4,6 GW entro il 2035. La proiezione parla di una quota compresa fra il 7% e il 13% dei consumi elettrici nazionali al 2035, contro l'1,9% del 2024: quasi sette volte il peso attuale. Lombardia e Piemonte da soli valgono oltre due terzi delle richieste di connessione alla rete, con una concentrazione forte nell'area milanese che si sovrappone a nodi già congestionati.
Nello stesso periodo il Ministero dell'ambiente compie quarant'anni e la Commissione cultura del Senato riprende i lavori, ma il pacchetto MIM sull'intelligenza artificiale a scuola non contiene un capitolo dedicato alla sostenibilità digitale. Le linee guida ministeriali, l'atto di indirizzo 2026 e il DM 219/2025 parlano di didattica, competenze e governance: manca il capitolo che spieghi ai docenti quanto pesa in kilowattora una classe che usa ChatGPT tutti i giorni e come inserire questa voce nell'educazione civica digitale.
Cosa cambia per docenti e studenti
Preso una richiesta alla volta il conto sembra piccolo: OpenAI dichiara 0,34 wattora per query media, meno di due minuti di lampadina LED efficiente. Il problema è la scala. Con circa 2,5 miliardi di richieste al giorno il consumo giornaliero attribuito a ChatGPT supera gli 850 MWh, quanto serve per ricaricare decine di migliaia di auto elettriche ogni ventiquattro ore. Portare l'intelligenza artificiale nelle classi italiane senza affiancare un'educazione alla sostenibilità digitale rischia di trasformare la scuola in uno degli acceleratori invisibili della curva IEA: milioni di studenti che ripetono ogni giorno lo stesso prompt per esercitazioni identiche pesano molto più di una singola sessione di ricerca. Il tema non è vietare gli strumenti, ma insegnare a usarli in modo efficiente, a partire da chi progetta le UDA e i corsi di aggiornamento finanziati dal DM 219/2025.
Papa Leone XIV all'Istituto internazionale di scienze amministrative ha chiesto prudenza sull'IA e verifiche rigorose. Alla scuola italiana serve la stessa cornice: aggiungere alle ore di formazione obbligatoria un modulo su consumo elettrico, impronta idrica e localizzazione dei data center è l'unico modo per consegnare ai docenti uno strumento di cui conoscono anche il conto, e per dare agli studenti un vocabolario per leggere la corsa tecnologica che li circonda.
Domande frequenti
Quali sono le principali misure previste dal DM 219/2025 per l'introduzione dell'IA nelle scuole italiane?
Il DM 219/2025 prevede un fondo da 100 milioni di euro destinato alla formazione dei docenti sull'intelligenza artificiale a scuola, puntando su didattica, competenze e governance, ma senza affrontare il tema della sostenibilità digitale.
Perché il costo ambientale dell'IA non è considerato nelle linee guida ministeriali?
Le attuali linee guida ministeriali, l'atto di indirizzo 2026 e il DM 219/2025 si concentrano su aspetti educativi e organizzativi, tralasciando l'impatto energetico e ambientale dell'adozione dell'IA, come sottolineato da Roberto Setola e da altri esperti.
Qual è il reale impatto energetico dei data center legati all'IA a livello globale e in Italia?
Secondo l'IEA, i data center consumano circa l'1,5% dell'elettricità mondiale nel 2024, una quota destinata a salire al 3% entro il 2030, con la componente IA in forte crescita. In Italia, si stima che i data center arriveranno a pesare tra il 7% e il 13% dei consumi elettrici nazionali entro il 2035.
Come influisce la concentrazione geografica dei data center sugli equilibri ambientali e geopolitici?
La concentrazione di data center in aree specifiche, come il Nord Italia o gli Stati Uniti, impatta sulle risorse idriche locali e sulla distribuzione dell'energia. Questo fenomeno sta anche modificando gli equilibri geopolitici, poiché i Paesi ricchi di energia preferiscono servire i data center, penalizzando quelli meno sviluppati.
Quali rischi comporta l'uso diffuso dell'IA nelle scuole senza un'adeguata educazione alla sostenibilità digitale?
L'utilizzo massiccio di IA in classe, senza consapevolezza del consumo energetico, rischia di trasformare la scuola in un acceleratore invisibile della domanda energetica, con milioni di studenti che generano un impatto notevole sull'ambiente. È importante integrare la sostenibilità digitale nella formazione per docenti e studenti.
Cosa si potrebbe fare per migliorare la consapevolezza ambientale sull'uso dell'IA nelle scuole?
Si suggerisce di inserire nei percorsi formativi obbligatori un modulo dedicato a consumo elettrico, impronta idrica e localizzazione dei data center, così da fornire a docenti e studenti strumenti concreti per valutare l'impatto dell'IA e promuovere un uso più responsabile e sostenibile delle tecnologie digitali.