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Donne nella scienza in Europa: la crescita corre, la parità no
Editoriali

Donne nella scienza in Europa: la crescita corre, la parità no

Donne STEM in UE: 42,8 milioni di lavoratrici nel 2025, ma tra scienziati e ingegneri restano al 40,8% e il Centro Italia si ferma al 47,2%.

Indice: In breve | Il quadro UE: numeri e crescita | Le tappe della crescita 2015-2025 | Il caso Italia: dove sta il divario | Errori comuni nell'interpretazione | Domande frequenti

In breve

  • 81,6 milioni di occupati nel settore scienza e tecnologia dell'UE nel 2025
  • Le donne sono 42,8 milioni, pari al 52,5%, in crescita del 27,9% dal 2015
  • Tra scienziati e ingegneri la quota femminile resta al 40,8%, salita solo di 0,5 punti in dieci anni
  • Il numero assoluto è però aumentato del 54,4%, da 5,3 a 8,2 milioni
  • Il Centro Italia si ferma al 47,2%, tra le percentuali più basse dell'Unione

Il quadro UE: numeri e crescita

L'ultimo rilascio Eurostat su donne in scienza e tecnologia 2025 quantifica in 81,6 milioni le persone tra i 15 e i 74 anni occupate nel settore scientifico e tecnologico dell'Unione europea nel 2025, con un balzo di 1,5 milioni di addetti rispetto al 2024. Le donne sono 42,8 milioni, il 52,5% del totale, una quota maggioritaria che cresce dell'1,8% in un anno e del 27,9% dal 2015. In dieci anni le lavoratrici aggiunte sono 9,3 milioni: un volume che sposta il baricentro del settore verso una composizione femminile mai registrata prima.

Il perimetro misurato da Eurostat comprende le occupazioni che richiedono un alto livello di competenze tecnico-scientifiche, dalle scienze fisiche e della vita fino alle discipline sociali e umanistiche applicate. È il bacino più largo: include le mansioni dove le donne nella scienza sono storicamente più presenti, come la sanità, l'istruzione superiore e le scienze umane. Per questo la quota del 52,5% non sorprende, ma non racconta tutto.

Dentro questo insieme i ruoli di scienziato e ingegnere disegnano una fotografia diversa. Qui le donne pesano per il 40,8% nel 2025, dopo essere passate da 5,3 milioni nel 2015 a 8,2 milioni oggi: un aumento del 54,4% in numero assoluto, ma di soli 0,5 punti percentuali sulla quota complessiva. Il bacino si è allargato senza riequilibrare la sua composizione.

Le tappe della crescita 2015-2025

  1. 2015, punto di partenza: 5,3 milioni di scienziate e ingegneri in UE, quota stimata attorno al 40,3% del totale della categoria.
  2. 2024, crescita lineare ma quota stabile: 7,9 milioni di donne tra scienziati e ingegneri, contro una media UE che oscilla intorno al 40,5%.
  3. 2025, il consolidamento: 8,2 milioni di donne, con un aumento del 54,4% sul 2015 e quota al 40,8%, con divari ampi tra Lettonia (50,9% nel 2024) e Finlandia (30,7%).
  4. Il decennio nel complesso vede il bacino degli occupati in scienza e tecnologia crescere del 25,3% e la componente femminile del 27,9%: un riequilibrio quantitativo che non si traduce in equilibrio per le qualifiche più specialistiche.

Il caso Italia: dove sta il divario

L'Italia mostra distanze evidenti dalla media UE su entrambe le metriche. Sul settore scientifico e tecnologico nel suo insieme, Eurostat colloca il Centro Italia al 47,2% di presenza femminile: oltre cinque punti sotto la media dell'Unione e tra le percentuali più basse a livello continentale. Il dato regionale italiano resta lontano dai vertici, occupati da Lettonia (62,4%), Estonia (60,5%) e dalla Grande Pianura ungherese (61,1%).

La distanza si amplifica nella sezione scienziati e ingegneri. Le rilevazioni Eurostat sul 2024 segnalano il Sud Italia al 31,1%, una delle quote più basse dell'Unione, e collocano la media italiana al di sotto del 40,5% europeo. La crescita italiana c'è ma è più lenta: il livello di partenza è più basso e la scarsa mobilità delle quote in dieci anni rende il recupero strutturale, non episodico.

Il confronto interno dice anche un'altra cosa. Le aree con maggiore presenza femminile sul totale scienza e tecnologia non coincidono necessariamente con quelle che esprimono più donne tra scienziati e ingegneri. Le due metriche misurano filiere diverse e rispondono a politiche di formazione e reclutamento differenti, dai percorsi universitari fino agli sbocchi nei centri di ricerca e nell'industria tecnologica.

Errori comuni nell'interpretazione

Confondere il totale scienza e tecnologia con la categoria scienziati e ingegneri: il 52,5% europeo riguarda tutto il bacino della scienza e tecnologia, dove le donne sono già maggioranza grazie a sanità e istruzione. Tra scienziati e ingegneri propriamente intesi la quota scende al 40,8% e non sale da dieci anni.

Leggere la crescita assoluta come parità raggiunta: il +54,4% di donne nella scienza tra 2015 e 2025 dice che il mercato si è espanso, non che si è riequilibrato. La quota relativa è salita di 0,5 punti percentuali, una frazione marginale rispetto al peso del fenomeno.

Trattare l'Italia come un blocco unico: il dato Eurostat è regionale. Il Centro al 47,2% e il Sud al 31,1% rispondono a dinamiche diverse, dal tessuto produttivo al peso dei servizi pubblici, e non vanno confusi con un unico dato nazionale medio.

Assumere che il riequilibrio sia automatico: la serie storica mostra che senza interventi mirati sulla scelta del percorso universitario e sull'ingresso nelle professioni tecniche, le quote restano inerziali anche quando i numeri assoluti crescono. La fotografia decennale lo conferma.

Domande frequenti

Cos'è il settore scienza e tecnologia per Eurostat?

È un perimetro statistico che include tutte le occupazioni che richiedono alte competenze tecniche o scientifiche, dalle scienze fisiche e della vita fino alle discipline sociali e umanistiche applicate. Il dato si riferisce alle persone tra 15 e 74 anni occupate nell'Unione europea.

Perché la quota tra scienziati e ingegneri è più bassa?

Perché qui rientrano i ruoli ad alta intensità tecnica come ingegneria, informatica e ricerca scientifica, dove la presenza femminile è storicamente minoritaria. La quota del 40,8% nel 2025 riflette uno squilibrio che parte dalla scelta dei percorsi di studio in adolescenza.

Quanto è cresciuta la presenza femminile in dieci anni?

Le donne occupate nel settore sono cresciute del 27,9% dal 2015, con oltre 9,3 milioni in più. Tra scienziati e ingegneri l'aumento è del 54,4% in valore assoluto, ma solo di 0,5 punti percentuali sulla quota complessiva della categoria.

Dove si colloca l'Italia rispetto alla media UE?

Sul settore scienza e tecnologia, il Centro Italia si ferma al 47,2%, sotto la media UE del 52,5%. Per scienziati e ingegneri il Sud Italia è al 31,1%, contro una media UE del 40,5% rilevata nel 2024. La posizione italiana resta nella metà bassa della classifica continentale. Eurostat consegna due fotografie sovrapposte: una espansiva sui numeri assoluti, una statica sulle quote dei ruoli più qualificati. Le prossime rilevazioni diranno se il riequilibrio uscirà dalla soglia dei decimi di punto. Per ora il quadro continentale corre, l'Italia insegue regione per regione.

Pubblicato il: 3 giugno 2026 alle ore 23:11

Simona Alba

Articolo creato da

Simona Alba

Giornalista Pubblicista Simona Alba è una professionista dell’editoria, giornalista ed esperta in comunicazione con una solida specializzazione nella gestione di processi culturali e innovazione digitale. Laureata in Progettazione e gestione di eventi e imprese culturali a Firenze, ha proseguito il suo percorso accademico a Roma, presso l’Università La Sapienza, dove ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, focalizzandosi sull'analisi del panorama informativo contemporaneo e sul giornalismo d’inchiesta. Attualmente redattrice presso Edunews24, dove sviluppa contenuti focalizzati su istruzione, formazione, ricerca e nuove tecnologie. Nella sua attività professionale, coniuga il rigore dell'approfondimento giornalistico con le più avanzate strategie di analisi SEO e dinamiche del web, con l'obiettivo di rendere la divulgazione scientifica e culturale uno strumento accessibile per lo sviluppo dello spirito critico. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza all'interno di redazioni giornalistiche, distinguendosi per la capacità di interpretare la cultura come motore di cambiamento sociale e organizzativo.

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