Il 70° congresso nazionale ingegneri si apre a Trieste il 23 settembre 2026 con lo slogan 'Nuove frontiere, nuove responsabilità' e la Società 5.0 come cornice. Nello stesso mese il Centro Studi del CNI ha certificato che l'albo nel 2026 è cresciuto di appena 83 iscritti e che la Sezione A cala per la prima volta dall'immediato dopoguerra.
Cosa si discute a Trieste
I lavori si tengono dal 23 al 25 settembre al Generali Convention Center e coinvolgono oltre mille delegati dei 106 Ordini territoriali. La regia è di Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio nazionale ingegneri, che mette al centro del dibattito il ruolo della professione nella Società 5.0. Tre panel guidano l'agenda: inquadramento del paradigma, governance dell'intelligenza artificiale e riforma delle professioni regolamentate. La prima giornata prevede una tavola rotonda con i presidenti degli ordini di Croazia e Slovenia, moderata dal giornalista Rai Gianluca Semprini. In parallelo si svolgono i Campionati sportivi degli ingegneri 2026, organizzati dall'Ordine di Nuoro. Il perimetro etico del panel sull'IA si intreccia con un dibattito pubblico più ampio: nelle stesse settimane papa Leone XIV al Congresso dell'Istituto internazionale di scienze amministrative ha chiesto prudenza sull'IA e verifiche rigorose, indicando un riferimento anche per la governance tecnica.
I numeri che il congresso non mette in vetrina
Il rapporto del Centro Studi CNI sugli iscritti all'albo 2026 fotografa una categoria in affanno. Gli iscritti totali passano da 251.293 a 251.376: crescita nulla in termini reali. La Sezione A scende a 237.445 iscritti, 237 in meno rispetto al 2025. È il primo calo dal 1945. Le nuove iscrizioni nel 2026 sono 4.435, contro le oltre 8.000 registrate nel 2022 e nel 2023: quasi dimezzate in tre anni. Il flusso tra laurea magistrale e albo è ancora più eloquente. Nel 2024 hanno ottenuto l'abilitazione appena 4.229 laureati, pari al 13,6% dei potenziali abilitati, e di questi solo 1.859 risultano iscritti. La proporzione è di 6 iscritti all'albo ogni 100 laureati magistrali. Guardando agli ultimi quattordici anni, su circa 135mila abilitati alla professione appena 62mila risultano oggi iscritti: meno della metà. L'età media della Sezione A supera i 53 anni, 4 iscritti su 10 hanno più di 55 anni e solo il 20% ha meno di 40 anni. La componente femminile si ferma al 17,6% del totale, con segnali di rallentamento della crescita. Il calo del ricambio si specchia nella crisi demografica del Paese, di fronte alla quale alcune regioni stanno sperimentando politiche di sostegno come il modello trentino della dote bebè, che ha superato le 17mila adesioni.
Cosa cambia per chi entra ora nella professione
Per il giovane laureato in ingegneria l'iscrizione all'albo è ormai una scelta minoritaria: 94 laureati magistrali su 100 optano per un altro percorso, dall'industria alla consulenza fino all'impiego pubblico senza titolo abilitante. Il terzo panel del congresso tocca proprio questo punto: il valore aggiunto dell'iscrizione all'ordine rispetto al mercato non ordinistico. Sul piano territoriale il calo colpisce otto regioni (Sicilia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Sardegna, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta), con Oristano che perde il 3,8% degli iscritti in un solo anno. Il ricambio più veloce si registra a Isernia (+2,4%) e Bolzano (+1,6%), province dove i grandi numeri assoluti restano marginali. Il tema del riconoscimento delle nuove competenze rientra in un dibattito più ampio sulla formazione, che riguarda ogni livello del percorso: perfino nella scuola primaria si discute di aggiungere ore di civica, come nell'appello del maestro Lovattini per 33 ore di educazione civica.
Il documento programmatico che i delegati approveranno venerdì 25 settembre dirà se il CNI intende trasformare questa fotografia in una proposta operativa sull'accesso e sulle competenze o se preferirà limitarsi alla cornice della Società 5.0.
Domande frequenti
Quali sono i principali temi discussi al 70° congresso nazionale ingegneri di Trieste?
Il congresso affronta il ruolo della professione nella Società 5.0, la governance dell'intelligenza artificiale e la riforma delle professioni regolamentate, con particolare attenzione all'etica e alle nuove responsabilità degli ingegneri.
Cosa emerge dal rapporto del Centro Studi CNI sugli iscritti all'albo degli ingegneri nel 2026?
Il rapporto evidenzia una crescita quasi nulla degli iscritti, con la Sezione A in calo per la prima volta dal 1945 e un drastico dimezzamento delle nuove iscrizioni rispetto a pochi anni fa.
Quali sono le cause del calo delle iscrizioni alla Sezione A dell'albo degli ingegneri?
Il calo è dovuto sia alla crisi demografica italiana sia alla scelta di molti laureati in ingegneria di intraprendere carriere alternative fuori dall'albo, come industria, consulenza e impiego pubblico senza abilitazione.
Qual è il profilo demografico degli iscritti alla Sezione A dell'albo?
L'età media supera i 53 anni, con il 40% degli iscritti sopra i 55 anni e solo il 20% sotto i 40 anni; la componente femminile rappresenta il 17,6% del totale, mostrando segnali di crescita rallentata.
Come il congresso intende affrontare la questione delle nuove competenze e dell'accesso alla professione?
Il documento programmatico in approvazione potrebbe proporre interventi su accesso e competenze, oppure limitarsi a inquadrare la professione nella cornice della Società 5.0, lasciando aperto il dibattito su formazione e riconoscimento delle nuove competenze.