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La complessità biologica di Alberghina e i numeri del biotech italiano
Cultura

La complessità biologica di Alberghina e i numeri del biotech italiano

Disponibile in formato audio

Il saggio di Lilia Alberghina propone il paradigma 'metabolismo centrico'. Cinque anni dopo, il biotech italiano vale 53,4 mld ma il gap brevetti resta.

Il saggio 'Per comprendere la complessità biologica' di Lilia Alberghina, pubblicato da Licosia nel 2021 (290 pagine, 24 euro), torna al centro del dibattito scientifico italiano cinque anni dopo l'uscita. La biochimica quasi novantenne propone un cambio di paradigma: dal 'DNA centrico' al 'metabolismo centrico'.

Il libro e la sua autrice

Lilia Alberghina, professore emerito di Biochimica all'Università di Milano-Bicocca, dirige il nodo italiano di ISBE, l'infrastruttura europea per la Systems Biology, ed è direttore scientifico di SysBio, il centro di biologia dei sistemi creato nel 2012 da CNR e UniMiB. Membro dell'Accademia delle Scienze detta dei XL, ha promosso la Joint Research Unit ISBE-IT firmata da CNR, UNIMIB, UNINA e Università della Campania.

Il volume si snoda su dodici capitoli, dalla doppia elica del DNA fino alla Systems Metabolomics. Il quinto è lo snodo cruciale: l'autrice individua nel metabolismo l'integratore di tutti i segnali genetici e ambientali che arrivano alla cellula. Lì, secondo Alberghina, si rompe la promessa riduzionista del paradigma 'DNA centrico' e si apre lo spazio per un approccio sistemico capace di affrontare cancro, pandemie e, in prospettiva, anche crisi climatiche ed economiche.

Cinque anni dopo, i numeri danno ragione al saggio

Il libro esce nel 2021, in piena pandemia. Nel 2024 il biotech italiano conta 5.869 imprese attive (+5% sul 2023), 53,4 miliardi di euro di fatturato (+5%) e 102.565 addetti (+4%), secondo il rapporto Assobiotec elaborato con l'Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano. Sembra un quadro brillante.

Il dettaglio racconta un'altra storia, quella che Alberghina denuncia nel capitolo 'Bioindustria, le occasioni perdute dall'Italia negli ultimi trent'anni'. L'89% delle imprese biotech italiane è micro o piccola, il 47% ha sede al Nord, e il 65% opera in agroalimentare e zootecnica. Il comparto biomedico, dove l'approccio Systems Biology farebbe davvero la differenza, è solo il 7% delle aziende per numero: vale 20,8 miliardi di fatturato ma è concentrato in poche realtà.

C'è un dato che fa da prova. L'Italia è seconda in Europa per pubblicazioni scientifiche biotech ma quarta per brevetti depositati, una distanza fotografata dalla Banca dati nazionale delle invenzioni biotecnologiche dell'UIBM. Lo scarto fra produzione di idee e capacità di trasformarle in proprietà industriale è esattamente lo squilibrio che Alberghina attribuisce al dominio del paradigma riduzionista: l'investimento economico, scrive, è andato soprattutto alla raccolta di grandi volumi di dati genomici nei database, non alla comprensione meccanicistica dei sistemi biologici. La diagnosi del 2021 anticipa la fotografia del 2024.

Cosa cambia per chi fa ricerca oggi

Il paradigma 'metabolismo centrico' che Alberghina propone non resta teoria. Lo si vede applicato in ISBE-IT, il nodo italiano dell'infrastruttura europea per la Systems Biology, dove profili metabolici, modelli matematici e intelligenza artificiale lavorano in iterazione per ricostruire il funzionamento di una cellula sana o malata. È l'approccio che l'Unione Europea ha scelto di sostenere stanziando 10 miliardi sul biennio 2026-2027 per biotech e biomanufacturing.

Per chi insegna e fa divulgazione scientifica, il messaggio del libro è doppio. Da un lato chiede di sostituire la metafora del 'gene-progetto' con quella della 'rete metabolica'. Dall'altro ricorda che la complessità non sta nel numero di componenti ma nelle interazioni non lineari fra di esse. Mentre l'attenzione collettiva si concentra su eventi ad alto impatto mediatico, come la scoperta del nuovo affresco dionisiaco alla Villa dei Misteri di Pompei o l'annuncio dell'Oscar 2025 per la miglior fotografia da parte di Alba Rohrwacher, la diffusione di un nuovo paradigma scientifico passa attraverso saggi accademici e iniziative di promozione della lettura come la campagna nazionale #ioleggoperché 2025 per le biblioteche scolastiche.

Cinque anni dopo l'uscita, il libro resta una mappa per capire perché i numeri del biotech italiano crescono ma non scalano. I 10 miliardi europei del biennio 2026-2027 premieranno chi avrà raccolto la sfida sistemica di Alberghina, non chi continuerà a inseguire il singolo gene.

Domande frequenti

Qual è il principale cambio di paradigma proposto da Lilia Alberghina nel suo saggio?

Alberghina propone di passare da un paradigma 'DNA centrico', focalizzato sui geni, a uno 'metabolismo centrico', che vede il metabolismo come integratore dei segnali genetici e ambientali nella cellula.

Come si presenta attualmente il settore biotech italiano secondo il rapporto Assobiotec 2024?

Nel 2024 il biotech italiano conta 5.869 imprese attive, 53,4 miliardi di euro di fatturato e 102.565 addetti, ma il comparto resta frammentato, con la maggior parte delle aziende di piccole dimensioni e solo il 7% focalizzato sul biomedico.

Qual è la principale criticità del biotech italiano evidenziata da Alberghina?

La principale criticità è lo squilibrio tra la produzione di conoscenza (secondi in Europa per pubblicazioni) e la capacità di trasformarla in innovazione e brevetti (quarti per brevetti depositati), dovuto a un approccio prevalentemente riduzionista.

In che modo il paradigma 'metabolismo centrico' viene applicato nella ricerca europea?

Il paradigma è applicato in ISBE-IT, dove si usano profili metabolici, modelli matematici e intelligenza artificiale per ricostruire il funzionamento delle cellule, approccio sostenuto anche dall'Unione Europea con 10 miliardi di investimenti previsti per il 2026-2027.

Quali sono le implicazioni educative e divulgative del libro di Alberghina?

Il libro invita a sostituire la metafora del 'gene-progetto' con quella della 'rete metabolica' e sottolinea l'importanza di insegnare la complessità come risultato delle interazioni non lineari tra componenti, promuovendo un pensiero sistemico nella didattica scientifica.

Pubblicato il: 22 giugno 2026 alle ore 09:09

Redazione EduNews24

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