Tumore al cervello: il progetto NeuroMesh punta su un cerotto biodegradabile
Il progetto NeuroMesh, finanziato con 2,7 milioni di euro dal Fondo italiano per le scienze applicate (Fisa) del Ministero dell'Università e della Ricerca, mira a sviluppare il dispositivo μMesh, un film sottile e biodegradabile da applicare nell'area di resezione durante l'intervento neurochirurgico per il glioblastoma. La motivazione clinica nasce dal fatto che nel 80% dei casi le recidive del glioblastoma si manifestano localmente, vicino al margine della resezione, richiedendo un sistema di rilascio loco-regionale mirato nelle zone più a rischio. Il progetto è coordinato da neurochirurghi di Humanitas Rozzano e da ingegneri dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, con l'obiettivo finale di presentare il dossier regolatorio alle autorità competenti come EMA, AIFA e FDA entro cinque anni. Il glioblastoma rappresenta il tumore cerebrale maligno più frequente negli adulti con un'incidenza stimata di 3-4 casi ogni 100.000 persone all'anno, che sale nei pazienti oltre i 65 anni. Nonostante i progressi terapeutici, la prognosi rimane gravemente compromessa con solo il 5% dei pazienti che sopravvive a cinque anni dalla diagnosi. Tre fattori limitano le attuali terapie: la barriera emato-encefalica che impedisce l'accesso dei farmaci, l'eterogeneità intratumorale che rende variabile la risposta terapeutica e un microambiente immunosoppressivo che ostacola le risposte immunitarie. Data la preponderanza delle recidive locali, si rende necessario un approccio di rilascio terapeutico diretto nell’area di resezione. Il cerotto μMesh si presenta come una maglia microstrutturata biodegradabile, diversa dai tradizionali wafer rigidi o dagli idrogel iniettabili. Grazie alla sua struttura sottile, si adatta alle superfici irregolari del tessuto cerebrale dopo la resezione, consentendo un rilascio continuativo di farmaci per settimane o mesi. Inoltre, μMesh può veicolare simultaneamente chemioterapici, anticorpi monoclonali e agenti immunoterapici, favorendo la sinergia con la radioterapia. Il progetto seguirà un percorso quinquennale articolato in fasi di validazione preclinica, ottimizzazione, produzione conforme agli standard GLP e GMP e infine presentazione regolatoria, aprendo nuove prospettive per migliorare la prognosi del glioblastoma.