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Quanti italiani leggono davvero: il divario fra dati ISTAT e social media

I dati ISTAT del 2023 mostrano che il 40,1% degli italiani sopra i 6 anni ha letto almeno un libro nell'ultimo anno, con una netta disparità geografica tra Nord (47,1%) e Sud (28,5%). Questi dati, rimasti stabili negli ultimi dieci anni, posizionano l'Italia in terzultima posizione nell'Unione europea per lettori adulti, dietro solo a Cipro e Romania. La lettura in Italia è quindi una pratica ancora minoritaria, con solo il 15,4% dei lettori considerati "forti" (oltre 12 libri l'anno), e con un divario marcato legato a fattori sociali come istruzione e territorio, oltre a differenze di genere e fascia d'età. Un elemento centrale emerge dal confronto tra numeri e rappresentazioni social: sui social media la lettura è molto visibile, segnalata come un tratto identitario ed estetico, ma questa immagine non corrisponde all'effettiva diffusione della pratica. Il libro diventa spesso un simbolo culturale, un segnale di appartenenza e status, più che un semplice atto di lettura. Questo fenomeno può generare una percezione distorta della realtà, in cui la realtà della lettura nel Paese rimane marginale nonostante l'apparente esposizione mediatica. Infine, la lettura subisce la concorrenza di altri media digitali: anche tra i lettori abituali si registra una diminuzione della frequenza e della durata delle sessioni di lettura, con un calo da 72% a 61% di lettori settimanali e un tempo medio passato con i libri che scende da 3 ore e 32 minuti a 3 ore e 7 minuti tra il 2022 e il 2025. La comprensione dei dati richiede attenzione ai diversi criteri usati nelle rilevazioni ISTAT, Eurostat e AIE, evitando confusione tra tipologie di lettura e strumenti (audiolibri, ebook, carta). Nel complesso, il quadro invita a distinguere chiaramente tra la lettura come pratica e la sua rappresentazione sociale, fondamentale per politiche culturali efficaci.

Pubblicato: 04/06/2026 Durata: 90 sec