Quadro del 1350 confuso con un 1850: l'Italia perde un dipinto da 500.000 euro
Il caso dell'esportazione della Madonna col Bambino attribuita al Maestro del 1302 evidenzia una controversia tra il Ministero della Cultura italiano e una società svizzera acquistante sull'annullamento tardivo dell'attestato di libera circolazione. Nel 2020, l'opera era stata dichiarata ottocentesca con un valore di 38.000 euro e esportata legalmente. Tuttavia, nel 2022 un restauro ha rivelato che la datazione corretta era 1350, portando a una stima di valore oltre dieci volte superiore. Di conseguenza, il Ministero ha tentato di annullare l'attestato nel marzo 2023, dopo più di due anni e mezzo, violando il limite di 12 mesi stabilito dalla Corte Costituzionale per l'autotutela amministrativa. Il TAR del Lazio e il Consiglio di Stato hanno confermato il diritto della società acquirente a mantenere valido l'attestato, sottolineando che l'errore non derivava da dichiarazioni mendaci ma da una lettura errata dell'iscrizione. L'errore iniziale ha origini tecniche e procedurali: la Commissione dell'Ufficio esportazione ha interpretato erroneamente la data riportata sull'iscrizione (1850 invece di 1350), non integrando la valutazione con un'analisi stilistica approfondita che avrebbe evidenziato incongruenze. Inoltre, il valore dichiarato era ben al di sotto della soglia che avrebbe imposto controlli più rigorosi. Il ritardo del Ministero nell'intervenire ha infine reso inefficace l'annullamento, confermando l'opera come patrimonio esportabile. Questo episodio ha sollevato questioni operative sulla necessità di procedure di verifica più accurate per evitare future perdite patrimoniali legate a valutazioni superficiali. Dal punto di vista giuridico, la sentenza del Consiglio di Stato si basa sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 88/2025, che pone un limite temporale stringente per l'autotutela amministrativa degli attestati di libera circolazione. La normativa consente solo di annullare atti entro 12 mesi, salvo il caso di dichiarazioni mendaci, non riscontrate in questo caso. La pronuncia conclude quindi la controversia, impedendo al Ministero di revocare l'autorizzazione e autorizzando la vendita dell'opera nel mercato internazionale a un valore stimato tra 400.000 e 500.000 sterline. Rimane aperto il problema dell'efficacia e della qualità dei controlli preventivi, evidenziando la necessità di un bilanciamento tra rapidità burocratica e tutela del patrimonio culturale.