Mondiale 2026: i numeri delle polemiche tra biglietti, visti e controlli
Il Mondiale 2026, prima edizione a 48 squadre ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico, sta incontrando numerose polemiche organizzative. Nonostante un calo dei prezzi dei biglietti del 20% nell'ultimo mese, quasi 180mila tagliandi restano invenduti. I prezzi medi si attestano a circa cinque volte quelli dell'edizione 2022 in Qatar, con la finale al MetLife Stadium che propone posti più economici sopra i 4.000 dollari. L'adozione di un modello di prezzi variabili ha sollevato indagini sulla trasparenza dell'assegnazione dei posti da parte dei procuratori generali di New York e New Jersey. Inoltre, i disagi economici si sommano a motivi politico-sociali, come nel caso della nazionale iraniana, con barriere di rilascio visti che condizionano l'affluenza. Sul fronte logistico, i trasporti per raggiungere gli stadi hanno visto costi gonfiati, con tariffe fino a 150 dollari per bus dedicati contro i 12,90 dollari standard del trasporto pubblico locale. I tifosi hanno reagito con iniziative autonome, come il noleggio di scuolabus in Scozia. Le perquisizioni rigide alle frontiere, con controlli approfonditi e uso di cani antidroga, hanno interessato in particolare delegazioni come Senegal e Uzbekistan, suscitando accuse di trattamenti eccessivi e discriminatori. Casi controversi di rifiuto visto hanno riguardato arbitro Omar Artan, la delegazione iraniana e tifosi marocchini, alimentando ulteriori proteste. Queste tensioni testimoniano una gestione organizzativa complessa che mette a dura prova l'immagine del torneo, con indagini in corso e dubbi su come le polemiche possano influire sull'andamento dell'evento.