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Maxi inchiesta “Carbone delle Alpi”: rifiuti tossici venduti come prodotti green

L'operazione "Carbone delle Alpi", svolta il 20 maggio 2026, ha smantellato una rete criminale transnazionale che produceva e commercializzava illegalmente biochar e carbone da pirolisi e gassificazione tratto da ceneri, contaminati da IPA e diossine oltre i limiti di legge. Questo sistema operava tra Italia, Austria, Germania, Croazia e Serbia, vendendo materiali pericolosi destinati a barbecue, fertilizzanti e riscaldamento domestico, mettendo a rischio la salute e l'ambiente. Il meccanismo fraudolento comprendeva il prelievo illecito di ceneri da impianti, la loro lavorazione e il travestimento in bricchette simili al biochar certificato, con falsificazione documentale per aggirare le normative. La mancanza di uniformità nelle norme e i controlli insufficienti nei diversi Paesi hanno facilitato il commercio transfrontaliero di questi prodotti contaminati, con conseguenze serie per la salute pubblica e la sicurezza alimentare. Il biochar legittimo, regolato dal Regolamento (UE) 2019/1009 e dallo Standard Europeo EBC, è un ammendante sicuro con bassa concentrazione di contaminanti come IPA e diossine. Tuttavia, la vicenda mette in luce la necessità di maggiore tracciabilità e controllo per prevenire l'immissione sul mercato di materiali tossici, sottolineando come solo una verifica rigorosa delle certificazioni possa tutelare consumatori e agricoltori. L'inchiesta potrebbe spingere a un inasprimento normativo per colmare le lacune oggi sfruttate dalle reti criminali.

Pubblicato: 26/5/2026 Durata: 63 sec