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Laureati 2026, l'occupazione cresce ma il Sud resta indietro di 34,8 punti
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Laureati 2026, l'occupazione cresce ma il Sud resta indietro di 34,8 punti

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Rapporto AlmaLaurea 2026: occupazione oltre 90% a 5 anni, ma al Sud le probabilita di lavoro calano del 34,8% e gli stipendi di 68 euro netti al mese.

Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea ha fotografato un'occupazione laureati 2026 in crescita: 81,2% di occupati a un anno dalla laurea triennale, 80,8% nel secondo livello, oltre il 90% a cinque anni. La media, però, nasconde un divario geografico che decide se la laurea diventa un lavoro o un biglietto di sola andata per il Nord.

I numeri del Rapporto AlmaLaurea 2026

Il rapporto, presentato l'11 giugno 2026 all'Università della Basilicata, ha analizzato i percorsi di quasi 335 mila persone laureate nel 2025 in 81 atenei e gli esiti occupazionali di quasi 700 mila laureati di primo e secondo livello, intervistati a uno, tre e cinque anni dal titolo.

I tassi di occupazione a un anno sono saliti di +2,6 punti per il primo livello e +2,2 punti per il secondo rispetto alla rilevazione precedente. A cinque anni le triennali raggiungono il 91,7% e le magistrali il 94,4%. Il tasso di disoccupazione a un anno è sceso al 9,2% nel primo livello e al 9,3% nel secondo. Le lauree professionalizzanti, per la prima volta osservate, superano il 90% di occupazione a un anno dal titolo.

Il divario Nord-Sud vale 34,8 punti e 68 euro al mese

L'angolo cieco del rapporto è la geografia. A parità di condizioni, chi risiede al Nord ha il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi risiede nel Mezzogiorno. Il gap sale al 55,9% se si considera la macroarea dell'ateneo, segnale che la sede degli studi vale quasi quanto la residenza.

Sul piano retributivo, chi lavora al Nord percepisce in media 68 euro netti in più al mese rispetto a chi è occupato nel Mezzogiorno. Su base annua significa 816 euro lordi di differenza a parità di laurea e mansione, una distanza che si accumula anno dopo anno.

Il drenaggio è confermato dai dati di permanenza: chi ha studiato in un ateneo del Nord ci resta nell'88,2% dei casi, quota che scende al 70,1% al Centro e crolla al 45,2% al Sud. Meno di un laureato meridionale su due rimane dove ha conseguito il titolo.

Italia penultima in UE per quota di 25-34enni laureati

L'occupazione cresce, ma su una base ristretta. Secondo i dati Eurostat sui laureati 25-34 anni in Europa, solo il 31,1% dei 25-34enni italiani ha un titolo terziario, contro una media UE del 44,1%. L'Italia resta penultima nell'Unione, davanti solo alla Romania.

Anche dentro quella minoranza pesano le origini sociali: il 34,7% dei laureati ha almeno un genitore laureato, quota che sale al 46,3% nei corsi magistrali a ciclo unico. Il divario di genere resta marcato: le donne sono il 59,6% dei laureati ma hanno 13,7% di probabilità in meno di essere occupate degli uomini e guadagnano in media 67 euro netti al mese in meno, con il distacco che si accentua in presenza di figli.

Cosa cambia per chi sta per laurearsi

La reazione dei laureati a questi divari è una selettività crescente. Il 66,9% di chi sta per laurearsi chiede una retribuzione netta non inferiore a 1.500 euro al mese per un tempo pieno: nel 2016 era il 24,4%, una quota più che raddoppiata in nove anni. La disponibilità ad accettare lavori non coerenti con il percorso di studi è scesa dall'87,2% al 76,4% nello stesso periodo.

Lo smart working accompagna questa selezione: coinvolge il 17,1% dei triennali e il 32,0% dei magistrali a un anno dal titolo, e arriva al 37,6% nel secondo livello a cinque anni. Per chi si laurea in un ateneo meridionale, però, la scelta resta più stretta: o emigrare verso il Nord, oppure accettare in media 68 euro netti in meno al mese a parità di titolo.

Domande frequenti

Qual è il tasso di occupazione dei laureati in Italia secondo il Rapporto AlmaLaurea 2026?

Il tasso di occupazione a un anno dalla laurea è dell'81,2% per i laureati triennali e dell'80,8% per i laureati magistrali; dopo cinque anni supera il 90% per entrambe le categorie.

Quanto pesa il divario geografico Nord-Sud sull'occupazione dei laureati?

Chi risiede al Nord ha il 34,8% di probabilità in più di essere occupato rispetto a chi risiede al Sud, e la differenza sale al 55,9% considerando la località dell'ateneo frequentato.

Qual è la differenza retributiva tra laureati occupati al Nord e al Sud?

I laureati che lavorano al Nord guadagnano in media 68 euro netti al mese in più rispetto ai colleghi del Sud, pari a una differenza annua lorda di 816 euro a parità di titolo e mansione.

Come si posiziona l’Italia rispetto agli altri Paesi europei per quota di giovani laureati?

L'Italia è penultima nell'Unione Europea per quota di 25-34enni laureati, con solo il 31,1% contro una media UE del 44,1%.

Esistono differenze di genere nell’occupazione e nei salari tra i laureati?

Sì, le donne, pur essendo il 59,6% dei laureati, hanno il 13,7% di probabilità in meno di essere occupate rispetto agli uomini e guadagnano in media 67 euro netti al mese in meno.

Quali sono le aspettative e le scelte dei laureandi rispetto al lavoro?

Il 66,9% dei laureandi richiede una retribuzione netta minima di 1.500 euro al mese per un lavoro a tempo pieno, mentre la disponibilità ad accettare lavori non coerenti con il proprio percorso di studi è scesa al 76,4%.

Pubblicato il: 12 giugno 2026 alle ore 08:40

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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