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Flinders apre a Bengaluru: perché i campus in India tagliano fuori l'Italia

Flinders apre a Bengaluru: perché i campus in India tagliano fuori l'Italia

Australia annuncia l'ottavo campus in India con Flinders. L'Italia, invitata da Modi il 20 maggio, non ha depositato alcuna Letter of Intent.

Flinders University aprirà a inizio 2027 un campus a Bengaluru con corsi triennali e magistrali in business e tecnologia, portando a otto le università australiane con presenza fisica in India. L'annuncio è arrivato il 9 luglio 2026 durante il terzo summit annuale Australia-India di Melbourne, mentre il premier indiano Narendra Modi si trovava in visita ufficiale nel Paese.

Bengaluru diventa il polo dei campus stranieri

Il nuovo campus offrirà lauree triennali e magistrali nel cuore dell'hub tecnologico dell'India meridionale. L'ateneo ha ricevuto una Letter of Intent dalla University Grants Commission indiana, l'organismo che dal 2023 autorizza gli atenei esteri a operare direttamente sul territorio. Il vicerettore Colin Stirling ha definito l'operazione un momento spartiacque per l'istituzione.

Bengaluru concentra ormai la maggior parte delle aperture anglosassoni: UNSW, Liverpool, Lancaster e ora Flinders operano tutte nella stessa città. Victoria University è appena stata autorizzata per Delhi, Aberdeen per Mumbai, Southampton è già attiva a Gurugram, Deakin e Wollongong operano dal 2024 nel campus GIFT City in Gujarat. Il quadro degli otto atenei australiani in India si è formato in meno di due anni, con Bengaluru che assume il ruolo di hub dominante grazie al bacino tech locale.

Il modello offshore per aggirare il tetto sui visti

La corsa verso l'India non è casuale. Il 3 luglio 2026 il governo Albanese ha confermato il National Planning Level 2027 a 295.000 immatricolazioni internazionali, invariato rispetto al 2026 e l'8% sotto il picco post-Covid. Nel 2025 gli studenti indiani negli atenei australiani erano oltre 140.000, secondo bacino di provenienza dopo la Cina. Il governo di Canberra sta contemporaneamente aumentando del 25% le tariffe dei visti studenteschi.

Con il tetto congelato, le università non possono espandere i ricavi reclutando di più in patria: devono portare l'offerta direttamente in India. Il vantaggio regolatorio è esplicito. Phil Honeywood, CEO dell'International Education Association of Australia, ha spiegato al vertice di Melbourne che gli studenti che completano parte del percorso in un campus indiano di un ateneo australiano e poi si trasferiscono per concludere il corso in Australia sono esentati dal cap sulle immatricolazioni. Bengaluru diventa una porta laterale al sistema, un canale che alimenta la mobilità onshore senza gonfiare il totale dei visti concessi.

Il modello è già consolidato anche nel Regno Unito, che ha portato in India Southampton, Aberdeen, York, Bristol e Liverpool. Il regolamento UGC del 2023 richiede la posizione fra le prime 500 università al mondo oppure una expertise riconosciuta in una disciplina specifica, con obbligo di apertura del campus entro due anni dall'approvazione e limite del 10% di didattica online. Dove i governi occidentali stringono sui visti per pressione politica interna, gli atenei seguono la domanda spostandosi in loco.

L'Italia dopo la Roadmap del 20 maggio 2026

Il 20 maggio 2026 Meloni e Modi hanno firmato a Roma una Dichiarazione congiunta Italia-India che al paragrafo 29 adotta l'Indo-Italian Roadmap on Higher Education and Research. Nel testo il premier indiano ha invitato esplicitamente le università italiane e le istituzioni di eccellenza ad aprire campus in India nell'ambito della New Education Policy. A meno di due mesi dall'invito, mentre Flinders annuncia Bengaluru, nessun ateneo italiano risulta aver depositato una Letter of Intent presso la UGC.

Il ritardo ha ragioni strutturali. Pochi atenei italiani soddisfano in modo trasversale il criterio del top-500 richiesto dalla UGC, il sistema universitario manca del capitale offshore che finanzia le operazioni anglosassoni e non esiste un piano-Paese coordinato fra MUR, MAECI e CRUI sul modello dei branch campus. Gli accordi di doppio titolo gestiti dal CINECA restano lo strumento principale della cooperazione universitaria italo-indiana, ma non spostano studenti né generano ricavi paragonabili a un campus fisico.

La finestra operativa più vicina è la seconda edizione del Science and Innovation Dialogue Italia-India, prevista in Italia entro fine 2026. Senza una strategia esplicita sui campus offshore e un veicolo di finanziamento pubblico dedicato, il paragrafo 29 della Dichiarazione rischia di restare lettera morta mentre Bengaluru continua a riempirsi di insegne anglosassoni.

Domande frequenti

Perché le università australiane stanno aprendo campus in India, in particolare a Bengaluru?

Le università australiane aprono campus in India per aggirare il limite imposto dal governo australiano sulle immatricolazioni internazionali e per rispondere alla crescente domanda locale, specialmente nel settore tecnologico di Bengaluru.

Quali vantaggi regolatori ottengono le università australiane con i campus in India?

Gli studenti che iniziano il percorso in un campus indiano di un ateneo australiano e poi si trasferiscono in Australia sono esentati dal tetto sulle immatricolazioni, consentendo alle università di aumentare i ricavi senza superare il limite dei visti.

Quali sono i requisiti imposti dalla University Grants Commission indiana per l’apertura di un campus straniero?

Le università devono essere tra le prime 500 al mondo o avere un'expertise riconosciuta in una disciplina specifica, aprire il campus entro due anni dall'approvazione e limitare la didattica online al 10%.

Qual è la situazione delle università italiane rispetto all’apertura di campus in India?

Nonostante l’invito esplicito del premier indiano e la recente Roadmap Italia-India, nessuna università italiana ha ancora presentato una Letter of Intent alla UGC, principalmente a causa di requisiti stringenti e di mancanza di risorse e strategie adeguate.

Quali strumenti di cooperazione universitaria esistono attualmente tra Italia e India?

Gli accordi di doppio titolo, gestiti dal CINECA, rappresentano il principale strumento di cooperazione, ma non prevedono lo spostamento fisico degli studenti né generano ricavi comparabili a quelli di un campus fisico.

Cosa potrebbe favorire una maggiore presenza delle università italiane in India in futuro?

Una strategia nazionale chiara, un veicolo di finanziamento pubblico dedicato e il superamento delle barriere strutturali potrebbero facilitare l’apertura di campus italiani in India, soprattutto in vista di eventi come il Science and Innovation Dialogue previsto entro fine 2026.

Pubblicato il: 9 luglio 2026 alle ore 16:22

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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