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Lauree STEM in Italia: numeri in crescita, peso stabile sul totale
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Lauree STEM in Italia: numeri in crescita, peso stabile sul totale

Il Rapporto ANVUR 2026 conta 545.483 iscritti STEM nel 2024/25: numeri in aumento ma quota ferma al 26,6%. Cosa guardare oltre le iscrizioni.

Indice: In breve | Quanti studenti scelgono le STEM nel 2024/25 | Perché la quota STEM resta ferma mentre il sistema cresce | Quanti laureati e quali tassi di occupazione | Dai numeri alle scelte: cosa ci raccontano le STEM | Errori comuni nella lettura dei dati STEM | Domande frequenti

In breve

  • Nel 2024/25 gli iscritti alle aree STEM sono 545.483, pari al 26,6% del totale.
  • Rispetto al 2018/19 i valori assoluti salgono di circa 65.000 unità, ma il peso scende dal 27,4% al 26,6%.
  • Il sistema universitario cresce del 16,9% e raggiunge 2.050.112 iscritti, il massimo storico.
  • Nel 2024 l'Italia produce 413.943 laureati, con il 31,6% di titolari di laurea nella fascia 25-34 anni.
  • I laureati STEM registrano uno dei tassi di occupazione più alti: 88,9% a 30-34 anni secondo ISTAT.

Quanti studenti scelgono le STEM nel 2024/25

Le discipline scientifiche e tecnologiche continuano ad attirare un numero crescente di studenti, ma la loro espansione non procede allo stesso ritmo del sistema universitario italiano. È questo uno degli aspetti più interessanti che emergono dal Rapporto ANVUR 2026.

Nell'anno accademico 2024/25 gli iscritti alle aree STEM sono 545.483, contro i 480.665 del 2018/19. In sei anni, quindi, il numero è aumentato di circa 65.000 studenti, con una crescita del 13,5%. Un risultato positivo, che tuttavia cambia prospettiva se confrontato con l'andamento complessivo dell'università italiana.

Nello stesso periodo, infatti, gli iscritti a tutti i corsi universitari sono passati da 1.753.724 a 2.050.112, con un incremento del 16,9%. Il sistema ha quindi accolto quasi 296.000 studenti in più, crescendo più velocemente delle discipline scientifiche e tecnologiche.

La conseguenza è evidente: mentre gli iscritti STEM aumentano in valore assoluto, la loro quota sul totale scende dal 27,4% al 26,6%. Non si tratta, dunque, di una diminuzione del numero di studenti che scelgono queste discipline, ma di una crescita meno rapida rispetto a quella registrata nelle altre aree.

Il dato racconta un sistema universitario in espansione, nel quale le STEM mantengono un peso rilevante senza però rafforzare la propria posizione relativa. Per comprendere questa dinamica occorre guardare non soltanto a quanti studenti scelgono le discipline scientifiche, ma anche a dove si concentra la crescita complessiva delle iscrizioni. Rapporto ANVUR 2026 sul sistema della formazione superiore e della ricerca

Perché la quota STEM resta ferma mentre il sistema cresce

La crescita dell'università italiana non è uniforme e una parte importante dell'aumento degli iscritti si concentra in ambiti disciplinari diversi dalle STEM. Secondo ANVUR, il 63,7% dell'incremento complessivo registrato tra il 2018/19 e il 2024/25 riguarda le università telematiche. In sei anni, queste sono passate dal 6,8% al 15% della popolazione universitaria.

È un cambiamento che contribuisce a modificare la composizione del sistema: l'espansione delle telematiche amplia l'accesso all'università e risponde anche alle esigenze di chi deve conciliare studio, lavoro e altri impegni. Allo stesso tempo, la loro offerta formativa presenta una forte concentrazione nell'area economico-giuridica e sociale. La crescita di questo segmento contribuisce quindi a spiegare perché il peso relativo delle STEM non aumenti, nonostante il maggior numero di iscritti.

Anche la distribuzione degli studenti tra le diverse tipologie di ateneo aiuta a leggere il fenomeno. Nel 2024/25, 488.112 iscritti STEM frequentano università statali, 4.765 università non statali e 52.606 università telematiche. Le statali raccolgono così la grande maggioranza degli studenti di queste discipline.

Questi numeri descrivono soprattutto la struttura dell'offerta e la distribuzione delle iscrizioni: da soli, non permettono di stabilire quali siano le motivazioni individuali degli studenti né di attribuire il calo della quota STEM a un'unica causa. Mostrano però che l'espansione del sistema universitario segue traiettorie differenti a seconda dell'area disciplinare e del tipo di ateneo.

Quanti laureati e quali tassi di occupazione

Il numero degli iscritti racconta soltanto l'inizio del percorso universitario. Per valutare il rapporto tra formazione e lavoro è necessario considerare anche quanti studenti arrivano al titolo e quali opportunità incontrano dopo la laurea.

Nel quadro tracciato da ANVUR, nel 2024 gli atenei italiani hanno registrato 413.943 laureati. È un dato che restituisce la dimensione del sistema, ma che va letto insieme a un indicatore più ampio: la diffusione dell'istruzione terziaria tra i giovani adulti.

Nella fascia tra i 25 e i 34 anni, infatti, il 31,6% della popolazione italiana possiede un titolo di istruzione terziaria, contro il 48,4% della media OCSE. Il divario rimane consistente e segnala che, nonostante la crescita delle iscrizioni, l'Italia deve ancora recuperare terreno nella diffusione dei titoli universitari.

Il confronto internazionale evidenzia anche una differenza tra i livelli di laurea. La quota di giovani adulti con una laurea di primo livello è pari al 13,5%, contro il 26,1% della media OCSE; per i titoli di secondo livello, invece, l'Italia raggiunge il 17,4%, superando il 16,1% OCSE. Il ritardo italiano si concentra quindi soprattutto nella diffusione dei percorsi di primo livello, mentre la componente magistrale mostra un posizionamento più favorevole.

Sul fronte occupazionale, il quadro è più positivo per chi sceglie le discipline scientifiche e tecnologiche. Secondo il rapporto ISTAT sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali nel 2024, il tasso di occupazione dei laureati STEM tra i 30 e i 34 anni raggiunge l'88,9%, il valore più alto tra le aree disciplinari considerate. Seguono l'area medico-sanitaria e farmaceutica con l'88,6%, quella socio-economica e giuridica con l'85,7% e l'area umanistica e dei servizi con il 77,9%.

La differenza tra STEM e area umanistica supera quindi gli undici punti percentuali. È un elemento importante per chi deve scegliere il proprio percorso di studi, perché indica che le competenze scientifiche e tecnologiche si associano a prospettive occupazionali favorevoli. Non significa, tuttavia, che una laurea garantisca automaticamente un impiego: i risultati dipendono anche dal percorso specifico, dalle competenze acquisite, dal territorio e dalle condizioni del mercato del lavoro.

I dati restituiscono così un quadro a due facce. Da una parte, l'Italia deve ancora ampliare la quota di giovani che raggiungono un titolo universitario; dall'altra, le lauree STEM si distinguono per gli esiti occupazionali. La sfida consiste nel trasformare questo vantaggio in una scelta formativa più diffusa, senza trascurare l'orientamento, la qualità dei percorsi e la capacità di accompagnare gli studenti fino alla laurea. Report ISTAT 2024 su livelli di istruzione e ritorni occupazionali.

Dai numeri alle scelte: cosa ci raccontano le STEM

I dati ANVUR e ISTAT restituiscono una fotografia che va oltre il semplice conteggio degli iscritti. Le discipline scientifiche e tecnologiche continuano a crescere, ma il loro peso relativo nell'università italiana non aumenta; allo stesso tempo, chi consegue una laurea STEM incontra condizioni occupazionali mediamente favorevoli.

Tra queste due evidenze si colloca la vera questione: come rendere le STEM una scelta accessibile e sostenibile per un numero maggiore di studenti? Non basta osservare l'andamento delle iscrizioni. È importante capire quali percorsi riescano a mantenere gli studenti, quali difficoltà incontrino durante gli studi e quanto le competenze acquisite siano coerenti con le opportunità professionali.

Anche il confronto con gli altri Paesi suggerisce di non fermarsi al dato occupazionale. Un mercato del lavoro ricettivo è un punto di forza, ma non risolve da solo il ritardo italiano nella diffusione dei titoli universitari. Per rafforzare il sistema servono orientamento consapevole, percorsi formativi solidi e opportunità concrete per chi vuole intraprendere studi scientifici e tecnologici.

Il messaggio che emerge è quindi meno semplice di un invito a scegliere una laurea piuttosto che un'altra. Le STEM rappresentano una risorsa importante per il futuro del Paese, ma il loro potenziale dipende anche dalla capacità dell'università di accompagnare gli studenti lungo tutto il percorso, dall'iscrizione al conseguimento del titolo, fino all'ingresso nel mondo del lavoro.

Errori comuni nella lettura dei dati STEM

Trattare le STEM come un blocco unico: le aree scientifico-tecnologiche includono matematica, fisica, chimica, scienze della vita, informatica, ingegneria e tecnologie. Le dinamiche interne non sono omogenee: ingegneria e informatica attraggono flussi diversi rispetto alle scienze matematiche o fisiche.

Confondere stock e flusso: una quota STEM del 26,6% misura gli iscritti presenti in un anno. L'indicatore di flusso (immatricolati e laureati) racconta una storia parzialmente diversa, legata alle scelte più recenti e al tasso di completamento del percorso.

Trascurare il divario di genere: tra i 30-34enni laureati, la quota STEM sale al 36,9% tra gli uomini e si ferma al 15,0% tra le donne secondo ISTAT. Un dato aggregato nasconde una distribuzione per genere squilibrata, che pesa sulla composizione del capitale umano scientifico italiano.

Guardare solo al tasso di occupazione: il dato dice che una laurea STEM mostra prospettive favorevoli, ma non misura la qualità del lavoro, la retribuzione né la coerenza fra titolo di studio e mansione svolta. Il tasso è un segnale statistico, non una garanzia individuale.

Domande frequenti

Cosa si intende per lauree STEM in Italia?

L'acronimo STEM indica le discipline scientifico-tecnologiche: Science, Technology, Engineering, Mathematics. In Italia rientrano i corsi di matematica, fisica, chimica, scienze della vita, informatica, ingegneria industriale e dell'informazione e tecnologie correlate. Non sono comprese le lauree medico-sanitarie, che ANVUR e ISTAT classificano in un'area separata.

Quanti sono gli iscritti STEM nell'anno 2024/25?

Secondo il Rapporto ANVUR 2026 gli iscritti alle aree STEM nell'anno accademico 2024/25 sono 545.483, pari al 26,6% del totale degli universitari italiani. Nel 2018/19 erano 480.665, pari al 27,4%: la differenza assoluta è di circa +65.000 studenti, con un peso relativo in leggero calo.

Quante donne scelgono una laurea STEM?

I dati ANVUR indicano che la quota di laureate STEM in Italia è pari al 40,3%, superiore di circa 5 punti alla media UE. ISTAT segnala però che tra i 30-34enni con titolo terziario la quota di laureate STEM è solo il 15,0%, contro il 36,9% maschile: il divario di genere resta ampio.

Qual è il tasso di occupazione dei laureati STEM?

Secondo il Report ISTAT 2024 su livelli di istruzione e ritorni occupazionali, il tasso di occupazione dei 30-34enni laureati nelle discipline STEM è dell'88,9%. È il valore più alto tra le aree disciplinari, seguito da medico-sanitaria (88,6%), socio-economica e giuridica (85,7%) e umanistica e dei servizi (77,9%).

L'Italia è in ritardo rispetto ai Paesi OCSE sulle lauree?

Il Rapporto ANVUR 2026 segnala che la quota di laureati 25-34 anni in Italia è al 31,6%, inferiore di oltre 16 punti alla media OCSE del 48,4%. Il divario si concentra sulle lauree triennali (13,5% contro 26,1% OCSE), mentre sulle magistrali l'Italia (17,4%) supera la media OCSE (16,1%). I numeri del Rapporto ANVUR 2026 descrivono un sistema universitario in espansione, con STEM in crescita assoluta ma in parziale perdita di peso relativo. Chi si occupa di orientamento, programmazione didattica o politiche del lavoro trova nei dati di stock, di flusso e di esito occupazionale tre livelli di lettura distinti, che vanno tenuti insieme per avere un quadro completo del fenomeno.

Pubblicato il: 2 novembre 2026 alle ore 07:00

Ilaria Brozzi

Articolo creato da

Ilaria Brozzi

Giornalista Pubblicista Ilaria Brozzi è naturalista e biologa con una forte passione per la divulgazione scientifica. Laureata in Scienze Naturali e in Genetica e Biologia Molecolare, nel corso del suo percorso accademico e professionale ha approfondito lo studio dei processi biologici e degli equilibri che regolano i sistemi naturali, sia a livello macroscopico sia molecolare. Ha svolto attività di ricerca presso il CNR–IBPM (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari) della Sapienza Università di Roma, occupandosi in particolare di biologia vegetale. Nel corso della sua esperienza professionale ha inoltre avuto modo di confrontarsi con diverse realtà lavorative che, pur non sempre direttamente collegate al suo ambito di studi, hanno contribuito ad ampliare il suo sguardo interdisciplinare e la sua capacità di analizzare fenomeni complessi da prospettive differenti. Parallelamente all’interesse per la ricerca, coltiva da sempre una forte vocazione per la divulgazione scientifica, con particolare attenzione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni e alla promozione di una cultura scientifica consapevole e accessibile. Su edunews24.it si occupa di scuola e università, con un focus sui temi della tecnologia, della ricerca e dell’innovazione scientifica, promuovendo una divulgazione chiara, accessibile e basata su fonti scientifiche affidabili. Tra le sue principali passioni figurano lo sport e la musica, che rappresentano per lei importanti strumenti di equilibrio, disciplina ed energia.

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