- La firma dell'ipotesi contrattuale
- Le critiche di ANQUAP: aumenti sproporzionati
- Operatori scolastici: una categoria marginale con incrementi da protagonista
- La questione irrisolta della parte normativa
- Un segnale preoccupante per il comparto
- Domande frequenti
La firma dell'ipotesi contrattuale
Il 1° aprile 2025 è stata sottoscritta l'ipotesi di CCNL Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027, un passaggio atteso da mesi che riguarda, per ora, esclusivamente il trattamento economico del personale del comparto. Si tratta di un contratto che interessa centinaia di migliaia di lavoratori tra scuola, università ed enti di ricerca, e che avrebbe dovuto rappresentare un momento di distensione dopo le lunghe trattative al tavolo dell'ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni).
Invece, a poche ore dalla firma, sono già emerse critiche aspre. A sollevare il caso è ANQUAP, l'Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche, che ha puntato il dito contro quella che definisce una distribuzione degli aumenti stipendiali del tutto anomala, in particolare per quanto riguarda il trattamento economico del personale ATA nelle scuole.
Le critiche di ANQUAP: aumenti sproporzionati
Il nodo, stando a quanto emerge dalla dura presa di posizione dell'associazione, è presto detto: gli operatori scolastici, una figura professionale introdotta dal precedente CCNL del comparto Istruzione e Ricerca, riceveranno incrementi retributivi superiori a quelli riconosciuti ad assistenti amministrativi, assistenti tecnici e persino ai DSGA (Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi), figure storiche del sistema scolastico italiano con responsabilità ben più ampie e consolidate.
Una scelta che ANQUAP giudica incomprensibile. Non si tratta di contestare il principio di un aumento per tutti i profili professionali, quanto piuttosto la logica che ha portato a premiare in misura maggiore una categoria la cui consistenza numerica, nei fatti, è del tutto marginale.
Operatori scolastici: una categoria marginale con incrementi da protagonista
Per comprendere la portata della contestazione occorre un dato di contesto. La figura dell'operatore scolastico, che si colloca a un livello intermedio tra il collaboratore scolastico e l'assistente, è stata prevista dal riordino contrattuale ma, nella pratica, risulta ancora quasi inesistente negli organici delle istituzioni scolastiche. Il numero di unità di personale inquadrate in questo profilo è estremamente ridotto, tanto che molte scuole non ne contano nemmeno una.
Eppure, nella ripartizione delle risorse destinate al rinnovo del contratto scuola 2025, proprio a questo profilo è stata riservata una maggiorazione percentuale che supera quella prevista per categorie numericamente e funzionalmente ben più rilevanti. Un paradosso che, secondo ANQUAP, rivela una scarsa conoscenza della realtà scolastica da parte di chi ha condotto la trattativa.
La critica non è solo tecnica. È politica. Riconoscere aumenti più generosi a una figura residuale, mentre chi regge quotidianamente la macchina amministrativa delle scuole si vede attribuire incrementi inferiori, manda un messaggio distorto sull'ordine delle priorità del sistema.
Lo stipendio dei DSGA: il nodo irrisolto
Particolarmente significativa è la situazione dei DSGA, i veri cardini dell'organizzazione amministrativa scolastica. Già penalizzati da un inquadramento retributivo che non rispecchia il carico di responsabilità, questi professionisti vedono ora altri profili ottenere incrementi proporzionalmente superiori. Un elemento che rischia di alimentare ulteriormente la crisi di attrattività del ruolo, già segnalata da tempo dalle associazioni professionali e confermata dalle difficoltà di reclutamento che molte scuole registrano.
La questione irrisolta della parte normativa
C'è poi un altro tema che resta sullo sfondo, ma che ANQUAP non manca di richiamare: l'ipotesi firmata il 1° aprile riguarda esclusivamente il trattamento economico. La parte normativa del contratto, quella che disciplina diritti, doveri, mobilità, orari di lavoro e relazioni sindacali, rimane ancora tutta da negoziare.
È un aspetto tutt'altro che secondario. In passato, la separazione tra sezione economica e sezione normativa ha spesso prodotto squilibri, con aumenti che arrivano ma senza il necessario adeguamento delle regole che governano il lavoro quotidiano nelle scuole e negli atenei. Il rischio, già sperimentato, è che la parte normativa venga poi discussa in un clima di minore attenzione mediatica e con margini di manovra ridotti.
Un segnale preoccupante per il comparto
La posizione espressa da ANQUAP solleva interrogativi che vanno oltre la singola vicenda degli operatori. La domanda di fondo è se l'ARAN, nel condurre la trattativa, abbia tenuto adeguatamente conto della composizione reale degli organici e del peso effettivo delle diverse figure professionali.
Come sottolineato dall'associazione, attribuire la maggiorazione più consistente a una categoria numericamente irrilevante non risponde a nessuna logica redistributiva credibile. Né a esigenze di equità interna. Semmai, suggerisce una distanza tra il tavolo negoziale e le aule, le segreterie, i corridoi delle scuole italiane dove il personale ATA lavora ogni giorno.
La partita del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 è appena cominciata. Gli aumenti economici sono solo il primo capitolo, e già dividono. Quando si aprirà il confronto sulla parte normativa, le tensioni rischiano di acuirsi ulteriormente. Per il personale della scuola e dell'università, l'attesa di un contratto davvero completo e coerente continua.