Il Dipartimento dell'istruzione superiore del Sudafrica ha ammesso in Parlamento di non possedere un sistema che colleghi ogni corso di laurea agli sbocchi occupazionali dei propri ex studenti, mentre il tasso di disoccupazione dei laureati è passato dal 10,3% al 12,4% in sette mesi. In Italia lo stesso monitoraggio esiste da quasi trent'anni e ogni giugno pubblica numeri che raccontano una storia diversa.
Il buco informativo di Pretoria
L'ammissione arriva in risposta a un'interpellanza del deputato Songezo Zibi, presidente della commissione parlamentare sui conti pubblici (SCOPA) e leader di Rise Mzansi. Il ministro Buti Manamela ha riconosciuto che il Department of Higher Education and Training non tiene un archivio longitudinale a cinque anni capace di associare singole qualifiche allo stato occupazionale dei laureati. Il Paese produce circa 220 mila nuovi laureati all'anno e finanzia università e borse di studio per miliardi di rand, ma non sa quali corsi alimentino di più il fenomeno. La disoccupazione della fascia 15-34, quella che raccoglie la maggior parte dei neolaureati, ha toccato il 45,8% nel primo trimestre 2026 secondo Statistics South Africa.
AlmaLaurea 2026, 700 mila laureati intervistati
Il rapporto AlmaLaurea 2026, giunto alla XXVIII edizione, ha coinvolto quasi 700 mila laureati di 81 atenei italiani, contattati a uno, tre e cinque anni dal titolo. A cinque anni dalla laurea magistrale biennale il tasso di occupazione raggiunge il 94,4%, il valore più alto della serie storica avviata nel 2007; per i triennali che non hanno proseguito con la magistrale la quota è del 91,7%. A tre anni si registrano rispettivamente il 91,6% e l'89,9%. A un anno dal titolo l'occupazione si ferma all'80,8% per le magistrali e all'81,2% per le triennali, in crescita di oltre due punti sull'indagine precedente.
Il consorzio, promosso dagli atenei italiani e sostenuto dal ministero dell'Università e della ricerca, incrocia gli archivi anagrafici degli iscritti con una doppia rilevazione web e telefonica: nel 2025 ha ottenuto un tasso di risposta del 64,7% a un anno dal titolo, del 62,6% a tre anni e del 61,6% a cinque anni sui laureati magistrali. Il risultato è un archivio pubblico che incrocia ogni corso, ogni ateneo e ogni gruppo disciplinare con l'esito reale sul mercato del lavoro, tipologia contrattuale, retribuzione mensile netta e coerenza fra titolo e mansione. La rilevazione affianca inoltre la fotografia degli iscritti alla laurea magistrale, che oggi assorbe il 63,4% dei triennali della coorte 2024. Sintesi del Rapporto AlmaLaurea 2026 sugli esiti occupazionali.
Il divario per facoltà, dal 60% al 92%
Il dato medio nasconde un divario di oltre trenta punti fra gruppi disciplinari. A un anno dal titolo i magistrali di area medico-farmaceutica, ingegneria industriale e dell'informazione, architettura, scienze, agrario-forestale ed economica superano nettamente la media nazionale; psicologia, arte e design e giurisprudenza restano indietro, con quote vicine al 60%. Il divario si somma a un fenomeno crescente di migrazione: fra chi si laurea in ICT il 5,6% lavora all'estero già a un anno dal titolo e l'11,3% a cinque anni, quote significative anche per i laureati di ingegneria industriale, scienze e comunicazione.
In parallelo, il rapporto segnala una crescente selettività dei neolaureati: solo il 27,5% dei triennali e il 23,1% dei magistrali non occupati accetterebbe oggi una retribuzione inferiore a 1.250 euro, contro il 60,2% e il 50,2% del 2021. Il premio occupazionale del titolo resta comunque netto anche fuori dall'indagine: nella fascia 25-34 anni i laureati registrano un tasso di occupazione del 74,0%, più alto di 5,5 punti rispetto al totale dei coetanei e di 31,5 punti rispetto ai diplomati 18-29 anni.
Chi disegna le politiche universitarie a Pretoria dovrà costruire da zero l'infrastruttura statistica che l'Italia usa dal 1994; chi si iscrive oggi a un ateneo italiano può già confrontare corso per corso la probabilità di trovare lavoro a uno, tre e cinque anni dalla laurea.
Domande frequenti
Qual è il tasso di occupazione dei laureati in Italia secondo il rapporto AlmaLaurea 2026?
Il tasso di occupazione a cinque anni dalla laurea magistrale biennale è del 94,4%, mentre per i laureati triennali che non proseguono con la magistrale è del 91,7%.
Esistono differenze occupazionali tra le diverse facoltà universitarie?
Sì, il rapporto evidenzia un divario di oltre trenta punti percentuali tra i gruppi disciplinari: alcune facoltà come medicina, ingegneria e scienze superano nettamente la media nazionale, mentre psicologia, arte, design e giurisprudenza registrano tassi di occupazione vicini al 60%.
Come viene raccolto il dato sull’occupazione dei laureati da AlmaLaurea?
AlmaLaurea incrocia gli archivi anagrafici degli iscritti con rilevazioni web e telefoniche, ottenendo un alto tasso di risposta e creando un archivio pubblico che permette di collegare ogni corso e ateneo agli esiti occupazionali reali.
Qual è la situazione del monitoraggio degli esiti occupazionali dei laureati in Sudafrica rispetto all’Italia?
Il Sudafrica attualmente non dispone di un sistema che colleghi ogni corso di laurea agli sbocchi occupazionali, mentre l’Italia utilizza da quasi trent’anni un monitoraggio dettagliato che pubblica dati annuali sugli esiti lavorativi dei laureati.
Quali sono le tendenze relative alla disponibilità dei neolaureati ad accettare retribuzioni più basse?
Il rapporto segnala una crescente selettività: solo il 27,5% dei triennali e il 23,1% dei magistrali non occupati accetterebbe oggi una retribuzione inferiore a 1.250 euro, contro percentuali molto più alte registrate nel 2021.
Cosa offre il sistema AlmaLaurea a chi si iscrive oggi a un ateneo italiano?
Chi si iscrive oggi può confrontare, corso per corso, la probabilità di trovare lavoro a uno, tre e cinque anni dalla laurea, grazie ai dati dettagliati e pubblici raccolti dal consorzio AlmaLaurea.