Loading...
Snapchat nel mirino dell'Ue: aperta un'indagine sulla tutela dei minori online
Tecnologia

Snapchat nel mirino dell'Ue: aperta un'indagine sulla tutela dei minori online

Disponibile in formato audio

La Commissione europea vuole verificare se la piattaforma rispetti la legge sui servizi digitali. Sotto esame il sistema di verifica dell'età, le impostazioni sulla privacy e i rischi di adescamento per gli under 13.

L'indagine della Commissione europea

Bruxelles passa ai fatti. La Commissione europea ha avviato un procedimento formale nei confronti di Snapchat, la piattaforma di messaggistica effimera particolarmente popolare tra adolescenti e preadolescenti. L'obiettivo è chiaro: accertare se il servizio garantisca un livello adeguato di sicurezza, privacy e protezione dei minori online, come previsto dal regolamento europeo sui servizi digitali.

Non si tratta di un semplice richiamo. L'indagine, annunciata il 26 marzo 2026, rappresenta un passaggio istituzionale significativo, che potrebbe tradursi in sanzioni concrete qualora venissero confermate le violazioni sospettate. Stando a quanto emerge da fonti comunitarie, i profili di criticità individuati sono molteplici e toccano aspetti centrali del funzionamento della piattaforma.

L'azione di Bruxelles si inserisce in una stagione di crescente attenzione verso le grandi piattaforme digitali. La Commissione ha già dimostrato di voler utilizzare con decisione gli strumenti a sua disposizione, come testimonia la recente sentenza contro Google per accuse di monopolio nella pubblicità online, un caso che ha segnato un precedente importante nel rapporto tra istituzioni europee e Big Tech.

Verifica dell'età: il nodo dell'autodichiarazione

Il cuore della questione ruota attorno a un meccanismo tanto semplice quanto, a giudizio delle autorità europee, inefficace. Per iscriversi a Snapchat è sufficiente dichiarare la propria data di nascita. Nessun documento, nessuna verifica incrociata, nessun controllo biometrico. Un sistema di autodichiarazione che, nei fatti, non impedisce a un bambino di dieci anni di creare un profilo indicando un'età fittizia.

Il problema non è nuovo, e non riguarda solo Snapchat. La verifica dell'età sui social media è da tempo al centro del dibattito regolatorio in tutta Europa. Tuttavia, la Commissione ritiene che una piattaforma con una base utenti così giovane abbia una responsabilità particolare nell'adottare sistemi di age verification più robusti. Il fatto che milioni di under 13 possano accedere senza alcun filtro reale rappresenta, secondo Bruxelles, una violazione potenziale degli obblighi previsti dalla normativa.

In Italia il tema è particolarmente sentito. Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto più volte negli ultimi anni, sollecitando le piattaforme a dotarsi di strumenti credibili per impedire l'accesso ai minori al di sotto dell'età consentita. Ma i risultati, finora, sono stati modesti.

Privacy e impostazioni predefinite: i rischi per i più giovani

Un secondo filone dell'indagine riguarda le impostazioni predefinite sulla privacy di Snapchat. La piattaforma, nota per i messaggi che scompaiono dopo la visualizzazione, offre in realtà una serie di funzionalità, dalla geolocalizzazione alla condivisione delle Storie, che nella configurazione di default espongono gli utenti a un livello di visibilità che la Commissione giudica eccessivo per un pubblico minorenne.

Il principio in discussione è quello della privacy by design e della privacy by default, cardini del GDPR e ribaditi con forza dal Digital Services Act. Le piattaforme non possono limitarsi a offrire opzioni di privacy nelle impostazioni avanzate: devono garantire che la configurazione iniziale sia la più protettiva possibile, soprattutto quando è ragionevole aspettarsi che una quota significativa degli utenti sia composta da minori.

La privacy dei minori su Snapchat diventa così un caso emblematico di una tensione più ampia: quella tra modelli di business fondati sulla massima condivisione dei dati e l'obbligo normativo di tutelare i soggetti più vulnerabili.

Adescamento e vendita di prodotti illegali

Le preoccupazioni della Commissione non si fermano alla privacy. L'indagine punta a verificare se le caratteristiche strutturali di Snapchat, in particolare la natura effimera dei messaggi e la possibilità di comunicare con utenti sconosciuti, possano facilitare tentativi di adescamento di minori online.

È un tema delicatissimo. La messaggistica a scomparsa, che è il tratto distintivo della piattaforma, rende estremamente difficile per genitori e autorità ricostruire eventuali conversazioni inappropriate. Se da un lato questa funzione risponde a una legittima esigenza di riservatezza, dall'altro crea un ambiente potenzialmente favorevole a chi intende approcciare minorenni con finalità illecite.

A questo si aggiunge un ulteriore profilo critico: la vendita di prodotti illegali attraverso l'app. Secondo quanto trapelato, Bruxelles sta esaminando segnalazioni relative all'utilizzo di Snapchat come canale per lo spaccio di sostanze stupefacenti e la commercializzazione di altri beni vietati, sfruttando proprio la volatilità dei contenuti scambiati.

Questi rischi si sommano a un quadro di minacce digitali sempre più articolato, che comprende anche fenomeni come gli attacchi informatici su larga scala e la proliferazione di contenuti dannosi, rispetto ai quali la Commissione ha già messo in campo strumenti specifici per il contrasto alla disinformazione.

Il Digital Services Act come cornice regolatoria

L'intera indagine si fonda sulla legge sui servizi digitali dell'Ue (il Digital Services Act, noto come DSA), il regolamento entrato pienamente in vigore nel 2024 che impone alle piattaforme online obblighi stringenti in materia di trasparenza, moderazione dei contenuti e protezione degli utenti vulnerabili.

Il DSA prevede, tra le altre cose, che le piattaforme designate come Very Large Online Platforms (VLOP) conducano valutazioni periodiche dei rischi sistemici, inclusi quelli legati alla sicurezza dei minori sui social network. Snapchat rientra in questa categoria e, in quanto tale, è soggetta a obblighi rafforzati.

Le sanzioni potenziali non sono trascurabili. Il regolamento prevede multe fino al 6% del fatturato annuo globale della società. Per Snap Inc., la casa madre quotata a Wall Street, si tratterebbe di cifre nell'ordine di centinaia di milioni di euro.

La questione resta aperta. Snapchat ha ora la possibilità di presentare le proprie osservazioni e dimostrare la conformità dei propri sistemi. Ma il messaggio che arriva da Bruxelles è inequivocabile: l'era dell'autoregolamentazione delle piattaforme digitali, soprattutto quando sono in gioco i diritti dei più piccoli, è definitivamente tramontata.

Pubblicato il: 27 marzo 2026 alle ore 08:14

Domande frequenti

Perché la Commissione europea ha avviato un'indagine su Snapchat?

La Commissione europea ha avviato un'indagine per verificare se Snapchat garantisca un adeguato livello di sicurezza, privacy e protezione dei minori online, come richiesto dal Digital Services Act. L'indagine mira a valutare eventuali violazioni degli obblighi previsti dalla normativa europea.

Quali sono le principali criticità legate alla verifica dell'età su Snapchat?

La principale criticità riguarda il sistema di autodichiarazione dell'età, che permette anche ai minori di 13 anni di accedere facilmente alla piattaforma semplicemente inserendo una data di nascita falsa. Questo sistema è considerato inefficace dalle autorità europee e non offre reali tutele ai minori.

In che modo le impostazioni predefinite di privacy su Snapchat possono rappresentare un rischio per i minori?

Le impostazioni predefinite di Snapchat consentono un livello di visibilità elevato, esponendo i minori a rischi maggiori di condivisione dei dati personali. La Commissione europea ritiene che la piattaforma dovrebbe adottare configurazioni iniziali più protettive, in linea con il principio della privacy by default previsto dal GDPR e dal Digital Services Act.

Quali altri rischi specifici per i minori sono oggetto dell'indagine europea su Snapchat?

L'indagine approfondisce anche i rischi di adescamento online e la vendita di prodotti illegali tramite la piattaforma, resi possibili dalla natura effimera dei messaggi e dalla facilità di comunicazione con sconosciuti. Questi aspetti rendono difficile il monitoraggio e la prevenzione di comportamenti illeciti.

Qual è il ruolo del Digital Services Act (DSA) nell'indagine su Snapchat?

Il Digital Services Act fornisce la cornice regolatoria dell'indagine e impone a piattaforme come Snapchat obblighi stringenti in tema di trasparenza, moderazione dei contenuti e protezione dei minori. Il DSA prevede anche sanzioni significative per le violazioni, fino al 6% del fatturato annuo globale della società.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

Articoli Correlati