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Ray-Ban Meta senza LED: cosa rischia chi registra di nascosto in Italia
Tecnologia

Ray-Ban Meta senza LED: cosa rischia chi registra di nascosto in Italia

Disponibile in formato audio

Disabilitare il LED dei Ray-Ban Meta costa 50 dollari, ma in Italia far scattare l'art. 615-bis può costare fino a 4 anni: cosa dice il Garante.

Nel 2025 EssilorLuxottica e Meta hanno venduto 7 milioni di occhiali Ray-Ban Meta, più del triplo dei 2 milioni distribuiti nei due anni precedenti messi insieme. Sul Marketplace di Facebook oggi bastano 50-100 dollari per ricevere il servizio inverso: la disabilitazione del LED bianco che segnala una registrazione video in corso.

L'industria parallela dei modder

A documentare il fenomeno è stata Joanna Stern, ex giornalista del Wall Street Journal, con un video pubblicato su YouTube. I modder smontano la montatura, accedono al circuito che alimenta la spia luminosa e la rendono invisibile, mantenendo intatte tutte le altre funzioni dell'occhiale. Il risultato assomiglia a un comune paio di Wayfarer, ma è capace di registrare video senza che chi sta intorno se ne accorga. Trovare un operatore richiede una ricerca veloce sul Marketplace di Facebook, e l'intervento viene effettuato anche in officine improvvisate come quella di un uomo del New Jersey ripreso nel servizio. Meta sostiene che la maggior parte dei proprietari non disabilita l'indicatore, ma non ha mai pubblicato dati. Negli Stati Uniti la pratica viola i termini d'uso e fa decadere la garanzia, però non costituisce reato. In Italia il quadro è opposto.

In Italia il rischio è fino a 4 anni, e l'AI Act è alle porte

L'articolo 615-bis del codice penale punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, tramite strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura immagini della vita privata in luoghi domiciliari o assimilabili. La pena sale fino a cinque anni se le immagini vengono divulgate online, e la Cassazione con la sentenza 25263/2021 ha esteso la nozione di privata dimora a uffici, palestre, camerini e bagni pubblici. Indossare un paio di Ray-Ban Meta privi di LED in questi contesti fa scattare automaticamente l'ipotesi di reato. Il testo dell'articolo 615-bis del codice penale su Normattiva è la fonte normativa di riferimento.

Sul piano amministrativo, il Garante per la protezione dei dati personali ha aperto nel 2025 un'istruttoria sulla conformità del trattamento dei dati raccolti da Meta attraverso gli AI glasses. L'inchiesta arriva dopo il caso ricostruito da Report sulla sanzione da 44 milioni di euro ipotizzata per la prima generazione Ray-Ban Stories e poi svuotatasi progressivamente fino ad azzerarsi. A Bruxelles, intanto, il 2 agosto 2026 segna la piena applicabilità dell'AI Act per i sistemi ad alto rischio: la raccolta di dati biometrici e immagini di terzi senza consenso esplicito rientra nei comportamenti sanzionabili fino al 7% del fatturato globale. Il quadro completo dell'AI Act sul portale della Commissione europea definisce gli obblighi per produttori e utilizzatori. La stessa Meta ha introdotto in Europa un nuovo strumento di riconoscimento facciale per la protezione dei VIP in risposta alle prime pressioni.

Cosa cambia per chi compra, per chi è ripreso, per chi vende

Per il consumatore italiano il prodotto resta legale, ma diventa concretamente rischioso in luoghi chiusi o in contesti privati. La denuncia di chi viene ripreso senza consenso è procedibile e dà diritto al risarcimento, e gli esercenti hanno iniziato a vietare l'ingresso con questi dispositivi: MSC Crociere lo ha fatto a bordo nel 2025. Sul piano fiscale resta aperto un secondo fronte sulle piattaforme: l'Unione europea è pronta a tassare le big tech in caso di fallimento delle intese con Trump, una leva che colpirebbe anche i ricavi pubblicitari di Meta. Resta poi il problema della disinformazione visiva, quella che usa frammenti ripresi di nascosto per costruire narrazioni false: per affrontarla la Commissione europea ha lanciato un nuovo strumento per riconoscere e combattere la disinformazione.

Il 2 agosto 2026 farà da spartiacque tra una pratica oggi grigia e una pienamente sanzionabile, e i 7 milioni di Ray-Ban Meta già nelle case dei consumatori saranno il primo banco di prova del nuovo perimetro europeo sulla sorveglianza biometrica indiscriminata.

Domande frequenti

Quali sono i rischi legali in Italia per chi utilizza Ray-Ban Meta senza LED per registrare di nascosto?

In Italia, registrare di nascosto con Ray-Ban Meta privi di LED può comportare una pena da sei mesi a quattro anni di reclusione, secondo l'articolo 615-bis del codice penale. La pena può salire fino a cinque anni se le immagini vengono divulgate online.

Dove è vietato registrare senza consenso con dispositivi come i Ray-Ban Meta modificati?

È vietato registrare senza consenso in luoghi considerati privata dimora, come case, uffici, palestre, camerini e bagni pubblici. La Cassazione ha esteso la definizione di luoghi protetti anche a questi contesti.

Cosa rischiano i venditori e i modder che disabilitano il LED di registrazione?

La modifica del LED viola i termini d'uso di Meta e fa decadere la garanzia del prodotto, ma in Italia la questione principale riguarda l'utilizzo illecito, non la modifica in sé. Tuttavia, chi favorisce la registrazione illecita può essere coinvolto in responsabilità penali o amministrative.

Cosa prevede l'AI Act europeo riguardo la raccolta di dati tramite occhiali intelligenti?

Dal 2 agosto 2026, l'AI Act europeo sanzionerà la raccolta di dati biometrici e immagini di terzi senza consenso esplicito fino al 7% del fatturato globale delle aziende coinvolte. Questo rende la pratica pienamente sanzionabile a livello europeo.

Come possono tutelarsi le persone riprese di nascosto dai Ray-Ban Meta senza LED?

Chi viene ripreso senza consenso può sporgere denuncia ed è previsto il diritto al risarcimento. Inoltre, sempre più esercenti vietano l'ingresso con questi dispositivi per proteggere la privacy dei clienti.

Pubblicato il: 8 giugno 2026 alle ore 16:03

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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