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Rapporto Clusit 2025: l'Italia assorbe quasi il 10% dei cyber attacchi mondiali, boom nel settore governativo
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Rapporto Clusit 2025: l'Italia assorbe quasi il 10% dei cyber attacchi mondiali, boom nel settore governativo

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Incidenti in crescita del 42% rispetto al 2024, con 507 casi registrati. Il comparto governativo-militare subisce un'impennata del 290%. L'intelligenza artificiale amplifica i rischi: il quadro che emerge dall'ultimo rapporto sulla sicurezza informatica nazionale

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L'Italia nel mirino: i numeri del 2025

Un dato su tutti racconta la portata del problema: il 9,6% degli attacchi informatici registrati a livello globale ha colpito l'Italia. Un Paese che rappresenta poco meno dell'1% della popolazione mondiale e circa il 2% del PIL planetario si ritrova a gestire una fetta sproporzionata delle aggressioni cyber. Non è una statistica da liquidare con un'alzata di spalle.

Stando a quanto emerge dal Rapporto Clusit 2025, presentato a Roma, gli incidenti di cyber crimine sul territorio nazionale sono passati dai 357 del 2024 ai 507 del 2025, con un incremento del 42% su base annua. Una crescita che supera ampiamente la media internazionale e che conferma una tendenza ormai consolidata: l'Italia è diventata un bersaglio privilegiato.

I motivi sono molteplici. Un tessuto produttivo composto in larga parte da piccole e medie imprese con budget limitati per la sicurezza informatica, una pubblica amministrazione ancora in fase di transizione digitale, una cultura della cybersecurity che fatica a radicarsi nelle organizzazioni. Il risultato è un ecosistema vulnerabile, dove ogni falla viene puntualmente sfruttata.

Settore governativo sotto assedio: +290% in un anno

Il dato più allarmante riguarda il comparto governativo-militare, che da solo ha assorbito il 28% degli attacchi registrati in Italia nel 2025. L'incremento rispetto all'anno precedente è semplicemente impressionante: +290%.

Si tratta di un'escalation che chiama in causa direttamente la tenuta delle infrastrutture critiche del Paese. Ministeri, enti locali, strutture della difesa, agenzie governative: nessun livello istituzionale sembra essere stato risparmiato. Del resto, già nei mesi scorsi si erano moltiplicati gli episodi preoccupanti, come testimoniato dal crescente numero di attacchi informatici di tipo DDoS ai danni di obiettivi italiani che avevano temporaneamente messo fuori uso portali istituzionali e servizi pubblici digitali.

L'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), istituita nel 2021 e divenuta pienamente operativa negli anni successivi, si trova a fronteggiare una pressione crescente. La strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026 aveva individuato obiettivi ambiziosi in termini di resilienza delle infrastrutture pubbliche, ma i numeri del Rapporto Clusit suggeriscono che il divario tra le minacce e le capacità di difesa si stia allargando anziché restringersi.

Attivismo digitale e nuove forme di aggressione

Non c'è solo il crimine organizzato. Una delle dinamiche più significative fotografate dal rapporto è l'esplosione dell'attivismo informatico, cresciuto del 145% rispetto al 2024. Si tratta di gruppi motivati da ragioni ideologiche, geopolitiche o di protesta che utilizzano strumenti cyber per colpire obiettivi simbolici o strategici.

Il fenomeno non è nuovo, ma la sua accelerazione nel contesto italiano è strettamente legata alle tensioni internazionali. Il conflitto russo-ucraino, le crisi mediorientali, le dinamiche di polarizzazione politica interna hanno alimentato un sottobosco di collettivi hacktivisti particolarmente attivi contro le istituzioni dei Paesi NATO. L'Italia, per la sua posizione geopolitica e il suo ruolo nelle alleanze occidentali, è diventata un obiettivo ricorrente.

Queste operazioni spesso combinano attacchi DDoS con campagne di disinformazione e tentativi di esfiltrazione di dati. Non sempre provocano danni materiali ingenti, ma il loro impatto sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni digitali è tutt'altro che trascurabile. A questo si aggiungono minacce più insidiose e mirate, come quelle legate alla diffusione di spyware sofisticati che hanno preso di mira utenti italiani attraverso le principali piattaforme di messaggistica.

Malware in calo, ma il panorama delle minacce si evolve

Un elemento apparentemente positivo nel quadro complessivo: il malware ha rappresentato il 23% degli attacchi nel 2025, in calo rispetto all'anno precedente. Ma sarebbe un errore interpretarlo come un segnale di miglioramento.

La diminuzione percentuale del malware tradizionale riflette piuttosto una diversificazione delle tecniche offensive. I gruppi criminali e gli attori statali ostili non hanno smesso di attaccare — tutt'altro — ma hanno ampliato il loro arsenale. Crescono gli attacchi basati su:

  • Phishing avanzato e social engineering potenziati dall'IA generativa
  • Sfruttamento di vulnerabilità zero-day in software di uso comune
  • Compromissione della supply chain digitale
  • Attacchi alle identità digitali e ai sistemi di autenticazione

Il malware resta uno strumento formidabile — i ransomware continuano a paralizzare aziende e strutture sanitarie con regolarità — ma non è più l'unica chiave di volta delle strategie offensive. Il nemico, in sostanza, si è fatto più sofisticato.

L'intelligenza artificiale come moltiplicatore di rischio

È il tema che attraversa trasversalmente tutto il Rapporto Clusit 2025: l'intelligenza artificiale sta ridisegnando il campo di battaglia cyber, e non necessariamente a favore dei difensori.

L'IA generativa consente oggi di produrre email di phishing praticamente indistinguibili da comunicazioni autentiche, in qualsiasi lingua e con qualsiasi livello di personalizzazione. I deepfake audio e video vengono utilizzati per truffe finanziarie sempre più elaborate. Gli strumenti di automazione permettono di scandagliare reti e sistemi alla ricerca di vulnerabilità a una velocità che nessun team umano potrebbe eguagliare.

Il rapporto definisce l'IA un vero e proprio "moltiplicatore di rischio": abbassa la soglia di competenza necessaria per lanciare attacchi sofisticati, aumenta la scala delle operazioni offensive e riduce i tempi tra la scoperta di una vulnerabilità e il suo sfruttamento. Paradossalmente, la stessa tecnologia che le aziende adottano per innovare diventa l'arma più potente nelle mani degli attaccanti.

Non mancano, naturalmente, le applicazioni difensive dell'IA — sistemi di rilevamento delle anomalie, analisi predittiva, automazione delle risposte agli incidenti — ma la corsa tra attacco e difesa resta asimmetrica. Chi attacca deve trovare un solo punto debole. Chi difende deve proteggere tutto.

Un Paese che deve cambiare passo

I 507 incidenti registrati nel 2025 non sono semplici numeri in un rapporto. Dietro ciascuno ci sono dati sottratti, servizi interrotti, costi economici, danni reputazionali. E soprattutto c'è un Paese che, nonostante gli investimenti del PNRR nella digitalizzazione e nella cybersicurezza, continua a essere più esposto di quanto la sua rilevanza economica giustificherebbe.

La sproporzione è evidente: 9,6% degli attacchi globali a fronte di un peso economico e demografico enormemente inferiore. Questo squilibrio racconta di un deficit strutturale che non si colma con interventi episodici.

Le priorità, stando al quadro tracciato dal Clusit, sono chiare. Servono investimenti continuativi nella formazione del personale — pubblico e privato —, un rafforzamento delle capacità di incident response a livello nazionale, una maggiore condivisione di informazioni tra settore pubblico e privato, e soprattutto una consapevolezza diffusa che la sicurezza informatica non è un costo ma un prerequisito per qualsiasi strategia di sviluppo digitale.

La domanda, a questo punto, non è se l'Italia riuscirà ad arginare la minaccia. È se lo farà abbastanza in fretta.

Pubblicato il: 12 marzo 2026 alle ore 10:10

Domande frequenti

Perché l'Italia è diventata un bersaglio privilegiato dei cyber attacchi a livello globale?

L'Italia è particolarmente esposta a causa di un tessuto produttivo formato da molte PMI con risorse limitate per la sicurezza informatica, una pubblica amministrazione ancora in fase di transizione digitale e una cultura della cybersecurity poco radicata nelle organizzazioni. Questo rende il Paese un ecosistema vulnerabile alle aggressioni cyber.

Quali sono i settori italiani più colpiti dagli attacchi informatici nel 2025?

Il settore governativo-militare è stato il più colpito, assorbendo il 28% degli attacchi registrati in Italia nel 2025, con un incremento del 290% rispetto all'anno precedente. Anche ministeri, enti locali e infrastrutture critiche sono stati frequentemente presi di mira.

In che modo l'intelligenza artificiale sta cambiando il panorama delle minacce cyber?

L'intelligenza artificiale consente di creare attacchi più sofisticati, come phishing personalizzato e deepfake, aumentando la scala e la velocità delle operazioni offensive. L'IA abbassa inoltre la soglia di competenza necessaria per lanciare attacchi, diventando un vero e proprio moltiplicatore di rischio.

Il calo degli attacchi con malware indica una riduzione del rischio?

No, il calo del malware tradizionale riflette una diversificazione delle tecniche offensive piuttosto che una diminuzione del rischio. Gli attaccanti stanno adottando strategie più sofisticate come phishing avanzato, sfruttamento di vulnerabilità zero-day e compromissione della supply chain digitale.

Quali sono le priorità indicate dal Rapporto Clusit per rafforzare la cybersicurezza in Italia?

Il rapporto suggerisce investimenti continuativi nella formazione del personale, rafforzamento delle capacità di incident response, maggiore condivisione di informazioni tra pubblico e privato e una consapevolezza diffusa che la sicurezza informatica è essenziale per lo sviluppo digitale del Paese.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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