A Barletta-Andria-Trani una docente di 26 anni, appena vinto il concorso per la scuola primaria, è tornata a insegnare nello stesso istituto che frequentò da bambina. Nel corridoio, oggi, incrocia ogni mattina la maestra che le insegnò a leggere e scrivere. Da settembre sono colleghe.
Una storia che parte dalla provincia pugliese
La neo docente, intervistata da Repubblica, racconta di non averci creduto subito: "Quando ho letto la convocazione faceva strano pensare la maestra al mio stesso livello". Il percorso non è stato lineare. Diploma in ragioneria, poi la scelta di iscriversi a Scienze della formazione primaria con specializzazione sul sostegno. Due concorsi: il primo superato come idonea ma senza assunzione, il secondo vinto, con la possibilità di scegliere provincia e scuola.
Sulla decisione di tornare nel paese natale non ha avuto dubbi. La cattedra è arrivata nella stessa scuola elementare dove, vent'anni prima, sedeva tra i banchi. La maestra che le aveva insegnato a leggere è ancora in servizio. "Altre docenti hanno già notato somiglianze nel metodo", spiega la neoassunta. "Non si tratta solo di didattica: c'è una componente emotiva e relazionale. Forse senza di lei non avrei fatto lo stesso percorso".
Perché è un caso raro: i numeri OCSE sui docenti italiani
La storia colpisce per il valore umano, ma anche perché racconta un'eccezione statistica. Secondo l'indagine OCSE TALIS 2024 sui docenti italiani, in Italia solo il 3% degli insegnanti ha meno di 30 anni, contro una media OCSE del 10%. Il 49% ne ha almeno 50. L'età media è 48 anni, tre in più del benchmark internazionale.
Nella scuola primaria il quadro è ancora più sbilanciato. I dati di Education at a Glance 2024 - scheda Italia indicano che il 57% dei maestri italiani ha superato i 50 anni, una percentuale rimasta sostanzialmente ferma dal 2013. Nella secondaria di primo grado lo stesso indicatore è sceso dal 63% al 48% in dieci anni, in quella di secondo grado dal 73% al 54%. La primaria, invece, non si è ringiovanita.
Tradotto: per ogni docente under 30 ce ne sono circa diciannove con almeno mezzo secolo di età. Una 26enne che entra di ruolo nella stessa scuola in cui ha studiato non è soltanto una bella storia: è un campione del 3% che il sistema fatica a far crescere.
Cosa cambia in classe quando l'insegnante è giovane
La docente racconta a Repubblica anche la diffidenza dei genitori: "Vedendomi giovane mi metto nei loro panni, si chiedono cosa potrò insegnare ai loro figli". È un attrito che riguarda il ricambio generazionale tanto quanto il rapporto scuola-famiglia, oggi più conflittuale che in passato. La cronaca recente, dai casi di docenti finiti nel mirino per la vita privata fino alle vicende come quella della maestra sospesa per OnlyFans, mostra una scuola in cui ogni scelta dell'insegnante è scrutinata.
Anche le tensioni sui contenuti pesano. Lo sciopero del 7 maggio contro prove Invalsi e nuove Indicazioni Nazionali ha messo in piazza un corpo docente alle prese con riforme rapide. E mentre i veterani gestiscono valutazioni standardizzate e nuovi curricoli, la generazione che arriva si confronta da subito con strumenti come l'intelligenza artificiale: il presidente dell'ANP Antonello Giannelli ha parlato apertamente di una visione dell'IA come leva didattica nella scuola, terreno su cui i giovani docenti partono spesso con un vantaggio.
Il ricambio generazionale resta il vero nodo
Il concorso PNRR per infanzia e primaria, da cui è passata anche la docente pugliese, ha messo a bando 9.641 posti. Una boccata d'ossigeno, ma insufficiente a ribaltare un corpo docente in cui un maestro su due è prossimo alla pensione. Finché il sistema continuerà a immettere in ruolo soprattutto attorno ai 40-50 anni, le storie di insegnanti 26enni che tornano nella scuola dove erano bambini resteranno l'eccezione, non la regola.
Domande frequenti
Quanti sono i docenti under 30 in Italia rispetto alla media OCSE?
In Italia solo il 3% degli insegnanti ha meno di 30 anni, mentre la media OCSE è del 10%. Pertanto, i giovani docenti rappresentano una netta minoranza nel nostro sistema scolastico.
Perché il caso della giovane maestra di Barletta-Andria-Trani è così raro?
La presenza di una docente di ruolo di 26 anni è rara perché la maggior parte dei docenti italiani ha più di 50 anni e l'età media è di 48 anni. Per ogni insegnante under 30 ce ne sono circa diciannove con almeno mezzo secolo di età.
Quali sono le principali difficoltà che incontrano i giovani insegnanti in Italia?
I giovani insegnanti spesso affrontano diffidenza da parte dei genitori e devono confrontarsi con un sistema scolastico in cui il ricambio generazionale è scarso. Inoltre, si trovano subito a gestire nuove tecnologie e riforme scolastiche in rapido cambiamento.
Com’è cambiato l’equilibrio generazionale tra i docenti nelle scuole italiane negli ultimi anni?
Nella scuola primaria la percentuale di docenti over 50 è rimasta stabile al 57% dal 2013, mentre nella secondaria di primo e secondo grado la quota è leggermente diminuita. Tuttavia, il corpo docente resta prevalentemente composto da insegnanti vicini alla pensione.
Quali opportunità offrono i recenti concorsi per giovani docenti?
Il concorso PNRR per infanzia e primaria ha messo a bando 9.641 posti, offrendo nuove possibilità di inserimento ai giovani. Tuttavia, questi numeri non sono ancora sufficienti a riequilibrare l’età media del corpo docente.
Quali vantaggi possono avere i giovani insegnanti rispetto ai colleghi più esperti?
I giovani docenti, avendo più familiarità con le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, possono portare innovazione in classe. Questo rappresenta un punto di forza soprattutto nell’affrontare le sfide della didattica contemporanea.