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Studenti in visita a una moschea nel milanese, è polemica politica. Sardone: "No all'islamizzazione a scuola"
Scuola

Studenti in visita a una moschea nel milanese, è polemica politica. Sardone: "No all'islamizzazione a scuola"

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Una circolare scolastica che prevede l'uscita didattica delle terze classi alla moschea di Mezzago scatena il dibattito. La Lega attacca, ma l'istituto parla di finalità culturali.

La circolare e la visita prevista

Bastano poche righe di una circolare scolastica per far deflagrare una polemica che, puntuale, torna ad accendersi ogni volta che il mondo della scuola incrocia quello delle religioni non cattoliche. Stavolta il teatro è Trezzo sull'Adda, nell'hinterland milanese, dove una scuola secondaria di primo grado ha comunicato alle famiglie l'organizzazione di un'uscita didattica presso la moschea di Mezzago, in provincia di Monza e Brianza.

Le date fissate sono il 24 e il 26 marzo 2026, e l'iniziativa coinvolge le terze classi dell'istituto. Stando a quanto emerge dalla circolare diffusa dalla scuola, la visita ha finalità esclusivamente didattiche e culturali, inserendosi nel percorso di educazione interculturale che le Indicazioni nazionali per il curricolo prevedono ormai da anni per la scuola del primo ciclo.

Nessun obbligo di partecipazione — le uscite didattiche richiedono il consenso dei genitori — ma tanto è bastato per accendere la miccia.

La reazione di Silvia Sardone e della Lega

A portare il caso sotto i riflettori è stata Silvia Sardone, europarlamentare della Lega, figura nota per le sue posizioni nette sui temi dell'immigrazione e dell'identità culturale.

Parole pesanti, che inquadrano l'iniziativa non come un'attività formativa ma come un potenziale veicolo di promozione della religione islamica tra i giovanissimi. Una lettura che l'esponente leghista ha affidato ai social e ai media, raccogliendo consensi nella sua base elettorale ma anche critiche da chi considera l'uscita del tutto legittima.

La posizione di Sardone non è isolata nel panorama politico italiano. Da anni una parte del centrodestra guarda con diffidenza alle visite scolastiche nei luoghi di culto islamico, mentre analoga attenzione non viene riservata — almeno con la stessa intensità mediatica — alle uscite in chiese, sinagoghe o templi buddhisti che molte scuole organizzano regolarmente.

Educazione interculturale o proselitismo? Il nodo giuridico

La questione, al di là della bagarre politica, ha un perimetro normativo abbastanza definito. L'autonomia scolastica — sancita dal DPR 275/1999 — attribuisce agli istituti la facoltà di progettare il proprio piano dell'offerta formativa, comprese le uscite didattiche sul territorio. Le Indicazioni nazionali del 2012, aggiornate poi nel 2018, includono esplicitamente tra gli obiettivi formativi la conoscenza delle diverse tradizioni religiose e culturali, nell'ottica di una cittadinanza consapevole e plurale.

Visitare un luogo di culto, in questa cornice, non equivale a fare catechismo. È un'attività di conoscenza, non diversa dalla visita a un sito archeologico o a un museo etnografico. Lo ha ribadito in più occasioni anche il Ministero dell'Istruzione, che non ha mai vietato né sconsigliato iniziative di questo tipo, purché inserite in un progetto educativo strutturato.

Resta naturalmente il diritto delle famiglie a non aderire. La libertà religiosa, tutelata dall'articolo 19 della Costituzione, funziona in entrambe le direzioni: garantisce il diritto di professare qualsiasi fede e, allo stesso tempo, il diritto di non essere costretti a partecipare ad attività percepite come incompatibili con le proprie convinzioni.

Il ruolo del consenso informato

È su questo punto che si gioca spesso la partita concreta nelle scuole. Una circolare chiara, che espliciti le finalità culturali dell'uscita e preveda la possibilità di non partecipare, è lo strumento che permette di conciliare il progetto educativo con la sensibilità delle famiglie. Nel caso di Trezzo sull'Adda, la scuola sembra aver seguito questa strada, specificando nella comunicazione il carattere didattico dell'iniziativa.

Un dibattito che si ripete ciclicamente

Chi segue il mondo della scuola italiana sa bene che episodi simili si verificano con cadenza quasi stagionale. Da Brescia a Padova, da Bologna alla Brianza, ogni volta che una scuola organizza una visita in moschea la dinamica è la stessa: circolare, protesta politica, polarizzazione sui social, e poi il silenzio fino al caso successivo.

Quel che raramente emerge nel dibattito pubblico è il lavoro quotidiano che migliaia di insegnanti svolgono per mantenere alta la motivazione degli studenti nelle ultime settimane di scuola e, più in generale, per costruire percorsi didattici capaci di preparare ragazzi e ragazze a vivere in una società multiculturale. Un lavoro fatto di progettazione, confronto collegiale, dialogo con le famiglie — ben lontano dalle semplificazioni del dibattito politico.

La polemica di Trezzo sull'Adda, con ogni probabilità, si esaurirà nel giro di qualche giorno. Le visite si svolgeranno — o meno, a seconda delle adesioni — e la scuola tornerà alla sua routine. Ma la questione di fondo resta aperta: fino a che punto il sistema scolastico italiano è attrezzato per gestire il pluralismo religioso senza trasformare ogni iniziativa in un campo di battaglia ideologico? È una domanda che meriterebbe risposte strutturali, non slogan.

Pubblicato il: 17 marzo 2026 alle ore 10:24

Domande frequenti

Perché la scuola ha organizzato una visita in moschea?

La visita è stata organizzata con finalità esclusivamente didattiche e culturali, come parte del percorso di educazione interculturale previsto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola del primo ciclo. L'obiettivo è promuovere la conoscenza delle diverse tradizioni religiose e culturali.

La partecipazione alla visita in moschea è obbligatoria per gli studenti?

No, la partecipazione non è obbligatoria. Le uscite didattiche richiedono sempre il consenso dei genitori, e le famiglie hanno il diritto di non aderire se non condividono l'iniziativa.

Quali sono le principali critiche sollevate contro questa iniziativa?

Le critiche principali provengono da esponenti politici come Silvia Sardone e la Lega, che temono che la scuola possa diventare un veicolo di islamizzazione. Tali posizioni vedono la visita come un potenziale proselitismo religioso piuttosto che come attività formativa.

Cosa prevede la normativa italiana riguardo alle visite scolastiche in luoghi di culto?

La normativa garantisce autonomia agli istituti scolastici nella progettazione dell'offerta formativa, comprese le uscite didattiche. Le Indicazioni nazionali includono tra gli obiettivi la conoscenza delle diverse religioni, e il Ministero non vieta queste iniziative se inserite in un progetto educativo strutturato.

Perché simili polemiche si ripetono frequentemente nelle scuole italiane?

Ogni volta che una scuola organizza una visita in moschea si accende una polemica politica e sociale, spesso per via di una polarizzazione mediatica. Tuttavia, queste discussioni raramente riflettono il lavoro quotidiano degli insegnanti per promuovere l'educazione al pluralismo e al dialogo interculturale.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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