In dieci anni i posti di sostegno in deroga nelle scuole italiane sono passati da 33.371 a 125.462, secondo l'analisi di Tuttoscuola sui dati del Portale unico del MIM. La Sicilia guida la classifica regionale: dai 1.383 posti del 2015/16 ai 12.359 del 2024/25, un balzo del 794%. La Lombardia si ferma al +146% nello stesso periodo.
Un organico parallelo che è quadruplicato
L'incremento complessivo nel decennio supera i 92mila posti, con una media di 9-10mila nuove cattedre attivate ogni anno. La proiezione per l'anno scolastico in corso è di circa 135mila posti. Si tratta di cattedre autorizzate annualmente per coprire i bisogni reali ma che per legge restano fuori dall'organico di diritto: vanno assegnate solo a docenti con contratto a tempo determinato fino al 30 giugno.
Il meccanismo funziona così da quasi vent'anni. Nel 2015/16 le deroghe annuali erano poco più di un quarto del sostegno totale; nel 2024/25 superano la metà di tutte le cattedre attivate. Il Mezzogiorno concentra oltre il 36% del totale nazionale. Sul piano del bilancio dello Stato il sistema produce un risparmio strutturale: due mesi di stipendio estivo non vengono pagati a ogni supplente in deroga, e nessuno scatta sulla retribuzione iniziale. Anche per chi attende un'assunzione stabile l'attesa si allunga: i numeri sui posti vacanti del concorso PNRR2 mostrano un fabbisogno strutturale che il turnover annuale non riesce a coprire.
Più posti, più ore, stessa giostra: il paradosso del Sud
L'aumento delle cattedre attivate in deroga al Sud non si è tradotto in una scuola più stabile per gli alunni con disabilità. Secondo il rapporto ISTAT sull'inclusione scolastica anno 2024-2025, il 58% degli studenti con disabilità ha cambiato insegnante rispetto all'anno precedente. La quota sale al 61% nelle secondarie di primo grado e raggiunge il 70% nelle scuole dell'infanzia, senza differenze significative tra Nord e Sud.
Il paradosso è proprio qui. Le scuole del Mezzogiorno offrono in media 17,4 ore settimanali di sostegno a ogni alunno contro le 14,3 ore del Nord. La quota di docenti senza formazione specifica scende all'11% al Sud, mentre nelle regioni settentrionali resta al 32%. Eppure il 5,3% delle famiglie del Mezzogiorno ricorre comunque al TAR per chiedere più ore, quasi il doppio del 2,9% registrato al Nord.
In Sicilia, dove queste cattedre precarie sono cresciute del 794% in dieci anni e oggi assorbono uno su dieci di quelli nazionali, l'organico di adeguamento si è gonfiato ma la qualità della relazione didattica non è migliorata. Il rovescio del precariato strutturale è che il decreto sulla conferma dei docenti di sostegno è stato impugnato da FLC CGIL e Gilda Unams, proprio sul punto della continuità: le organizzazioni sindacali contestano modalità di stabilizzazione che, a loro avviso, mantengono il modello dei contratti annuali anche per chi è in cattedra da anni sullo stesso alunno.
Cosa cambia per gli alunni e per chi insegna
Per le famiglie con alunni con disabilità nelle scuole statali la fotografia è netta: su circa 350mila studenti, almeno 125mila hanno aperto l'anno scolastico con un docente che non conoscevano. La conferma su richiesta delle famiglie, attivata per 46mila supplenti, è un escamotage temporaneo che non incide sull'organico stabile.
Sul fronte di chi lavora, il sistema della deroga blocca la progressione retributiva: chi resta anni come supplente di sostegno non avanza di gradone. La specializzazione non è la scorciatoia che molti pensano. Solo nel 2024/25 il percorso formativo INDIRE per i docenti con tre anni di servizio sul sostegno ha messo a disposizione 52.622 posti di formazione. La quota di docenti specializzati certificata da ISTAT è salita dal 73% al 78% in un anno, ma l'organico di diritto resta sotto-dimensionato e ogni settembre le scuole devono ricominciare a coprire i buchi con contratti annuali.
La discussione politica si concentra sulla trasformazione progressiva delle deroghe in cattedre stabili. Finché non avverrà, il dato di partenza del prossimo anno scolastico sarà chiaro: oltre 135mila posti precari attesi, e una probabilità su due che ogni alunno torni a scuola con un volto nuovo a fianco.
Domande frequenti
Cosa sono i posti di sostegno in deroga nelle scuole italiane?
I posti di sostegno in deroga sono cattedre autorizzate annualmente per coprire i bisogni degli alunni con disabilità, ma restano escluse dall'organico di diritto. Questi posti vengono assegnati a docenti con contratto a tempo determinato fino al 30 giugno.
Perché l'aumento dei posti di sostegno in deroga non ha migliorato la continuità per gli alunni con disabilità?
Nonostante l'aumento delle cattedre in deroga, la maggioranza degli studenti con disabilità continua a cambiare insegnante ogni anno. Il sistema dei contratti annuali non garantisce la presenza dello stesso docente, compromettendo la continuità didattica.
Quali sono le principali differenze tra Nord e Sud Italia nell'assegnazione dei posti di sostegno?
Al Sud vengono offerte in media più ore di sostegno a ogni alunno rispetto al Nord e la percentuale di docenti senza formazione specifica è inferiore. Tuttavia, la quota di famiglie che ricorre al TAR per richiedere più ore di sostegno è quasi doppia rispetto al Nord.
Quali sono le conseguenze per i docenti che lavorano su posti di sostegno in deroga?
I docenti su posti di sostegno in deroga hanno contratti a termine e non avanzano nella progressione retributiva, anche se prestano servizio per diversi anni. La stabilizzazione rimane difficile e il turnover annuale impedisce una carriera stabile.
Cosa prevede la discussione politica attuale sul sostegno in deroga?
Il dibattito politico si concentra sulla trasformazione progressiva dei posti in deroga in cattedre stabili. Fino a quando ciò non avverrà, il sistema continuerà a generare numerosi posti precari e a compromettere la continuità per gli alunni.
Qual è la situazione in Sicilia rispetto alle altre regioni?
La Sicilia ha visto un aumento del 794% dei posti di sostegno in deroga in dieci anni, assorbendo circa un decimo dei posti nazionali. Tuttavia, questo incremento non si è tradotto in maggiore stabilità o qualità nella relazione didattica per gli alunni.