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Rischio bullismo per la famiglia nel bosco: cosa dice davvero l'Istat
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Rischio bullismo per la famiglia nel bosco: cosa dice davvero l'Istat

L'avvocato Pillon teme bullismo per la famiglia nel bosco. I dati Istat 2023: il 21% degli 11-19enni ne è vittima almeno una volta al mese.

L'avvocato Simone Pillon, difensore della coppia angloaustraliana della cosiddetta famiglia nel bosco, annuncia ricorso in Corte d'Appello contro l'iscrizione alla scuola pubblica di Vasto dei tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. La motivazione: il rischio di episodi di bullismo dovuto al clamore mediatico sui tre minori, cresciuti con istruzione parentale a Palmoli.

L'ordinanza del tribunale e il rientro il 16 settembre

La tutrice Maria Luisa Palladino iscriverà i tre bambini in una scuola di Vasto, dove i minori sono ospitati in una casa protetta. I gemelli di 7 anni frequenteranno la seconda primaria, la primogenita di 9 anni la quarta. L'orario è ridotto: uscita alle 13 anziché alle 16, con l'ipotesi ancora in valutazione di separare i gemelli in aule diverse. Le lezioni riprendono il 16 settembre 2026.

Il consulente della coppia, lo psichiatra Tonino Cantelmi, ha parlato al Messaggero di "due trappole": la non abitudine al gruppo classe già formato e il potenziale pregiudizio degli altri bambini che potrebbe trasformarsi in bullismo. Pillon sostiene che l'ordinanza del Tribunale per i minorenni dell'Aquila non ha affrontato questo profilo. I tre fratelli, intanto, hanno superato le prove di idoneità a giugno 2026 e sono formalmente pronti al passaggio dalla didattica domestica alla scuola statale.

Il 21% degli 11-19enni subisce atti di bullismo più volte al mese

Il timore espresso dal legale si scontra con un dato di sistema: il "rischio bullismo" non è un'eccezione riservata a casi mediatici, è la condizione media di ogni ragazzo italiano che frequenta la scuola. La rilevazione più recente dell'Istat sul bullismo tra 11 e 19 anni, condotta nel 2023 su un campione di 39.214 giovani rappresentativi di 5,1 milioni di 11-19enni, misura il fenomeno con precisione.

Il 68,5% dei ragazzi tra 11 e 19 anni dichiara di aver subito almeno un episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione, online o offline, nei 12 mesi precedenti. Un ragazzo su cinque (21%) è vittima di comportamenti vessatori più volte al mese, l'8% almeno una volta a settimana. La fascia più esposta è proprio quella della scuola primaria e della prima media: il 23,7% degli 11-13enni subisce atti continuativi, contro il 19,8% dei 14-19enni.

Controintuitivamente, il fenomeno è più diffuso al Nord che al Sud: il 22,1% dei ragazzi del Nord-est e il 21,6% del Nord-ovest, contro il 20% del Mezzogiorno. Le offese verbali sono la forma prevalente per i maschi (16% le subisce più volte al mese), l'esclusione dal gruppo colpisce di più le femmine (12,2%). Numeri che rendono il caso di Vasto meno anomalo di quanto suggerisca la difesa: i tre bambini entrano in un ambiente in cui il rischio è statisticamente misurato, non ipotizzato solo per l'attenzione mediatica. Il salto reale rispetto all'homeschooling è che il gruppo classe è già formato: qui il consulente Cantelmi ha ragione, l'inserimento va gestito.

Legge 71/2017: ogni scuola ha un referente anti-bullismo

La differenza operativa fra scuola pubblica e istruzione parentale è che la prima è vincolata alla legge 71/2017 sul cyberbullismo, che ha esteso ai fenomeni di bullismo tradizionale l'obbligo per ogni istituto di nominare un docente referente. Il ministero dell'Istruzione ha aggiornato le linee di orientamento per la prevenzione del bullismo nel gennaio 2021 con il decreto ministeriale n. 18, imponendo formazione del personale, un Team Anti-Bullismo integrato con il dirigente e l'animatore digitale, misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti, aggiornabili ogni due anni.

Nel caso di Vasto, la dirigenza scolastica dovrà attivare formalmente il referente d'istituto: è la procedura ordinaria per un inserimento a rischio mediatico, non un intervento straordinario. Anche l'orario ridotto alle 13 rientra negli strumenti di personalizzazione previsti per situazioni particolari.

Nel frattempo l'istruzione parentale continua a crescere: gli studenti registrati al ministero sono passati da 5.126 nel 2018/19 a circa 16.000 nel 2024/25, oltre tre volte in sei anni. È il contesto in cui il MIM sta ora normando con maggiore attenzione modalità e verifiche, anche a seguito di casi come questo.

Il ricorso alla Corte d'Appello si giocherà quindi non sull'esistenza di un rischio bullismo, ma sulla capacità della scuola di Vasto di attivare gli strumenti previsti per legge e sulla qualità del progetto di inserimento personalizzato che accoglierà i tre bambini il 16 settembre.

Domande frequenti

Qual è il motivo principale del ricorso presentato dall’avvocato della famiglia nel bosco?

Il ricorso è stato presentato per contestare l’iscrizione dei tre figli alla scuola pubblica di Vasto, motivando il rischio di episodi di bullismo dovuto al clamore mediatico e alla loro precedente istruzione parentale.

Cosa prevede la legge italiana per prevenire il bullismo nelle scuole?

La legge 71/2017 obbliga ogni scuola a nominare un docente referente anti-bullismo e ad adottare misure di prevenzione e intervento, come la formazione del personale e la creazione di un Team Anti-Bullismo, aggiornando periodicamente le strategie adottate.

Quanto è diffuso il fenomeno del bullismo tra gli studenti italiani secondo l’Istat?

Secondo l’Istat, il 68,5% degli studenti tra 11 e 19 anni ha subito almeno un episodio di bullismo nell’ultimo anno e il 21% lo subisce più volte al mese, con maggiore incidenza nella fascia di età 11-13 anni.

Quali strumenti ha la scuola di Vasto per tutelare i tre bambini dal rischio di bullismo?

La scuola può attivare procedure ordinarie come il referente anti-bullismo, personalizzare l’orario scolastico e valutare soluzioni come la separazione dei gemelli in aule diverse, seguendo le linee guida ministeriali per l’inserimento degli alunni a rischio.

Come viene gestito l’inserimento scolastico di studenti provenienti da istruzione parentale?

L’inserimento viene personalizzato, con orari ridotti e valutazioni specifiche per facilitare l’integrazione nel gruppo classe già formato, e richiede la collaborazione tra scuola, famiglia e servizi sociali per monitorare il benessere dei minori.

L’aumento dell’istruzione parentale in Italia influisce sulla normativa scolastica?

Sì, il crescente numero di studenti in istruzione parentale ha portato il Ministero dell’Istruzione ad aumentare l’attenzione normativa su modalità e verifiche, specialmente dopo casi come quello della famiglia nel bosco.

Pubblicato il: 5 settembre 2026 alle ore 09:34

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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