Il sindaco di Rosolini (Siracusa) Giovanni Spadola ha spostato la prima campanella dal 15 al 21 settembre 2026 per il caldo. La Regione dice no al rinvio generalizzato, ma il paletto dei 206 giorni di lezione citato dall'assessore Mimmo Turano è deciso a Palermo, non a Roma.
Rosolini contro la Regione: due decisioni opposte in tre giorni
L'ordinanza di Spadola dispone la chiusura di tutti i plessi (dall'infanzia alle superiori) dal 15 al 18 settembre, con avvio delle lezioni rinviato a lunedì 21. La motivazione formale è un intervento straordinario di disinfestazione e derattizzazione, ma il testo cita esplicitamente la persistenza dell'ondata di calore e la mancanza di adeguate attrezzature di climatizzazione nelle aule. Un espediente amministrativo che di fatto concede una settimana di respiro a insegnanti e bambini.
Poche ore prima Turano, intervistato dal TGR Sicilia, aveva escluso qualsiasi rinvio regionale: la scuola terminerebbe il 9 giugno 2027, gli scrutini si svolgerebbero dal 9 al 13 giugno, l'insediamento delle commissioni di maturità dal 14 e gli esami dal 16. Nel frattempo l'Istituto Comprensivo Giuliana Saladino di Palermo ha scelto la direzione opposta, anticipando l'inizio a martedì 8 settembre. Tre risposte diverse alla stessa emergenza climatica, tutte deliberate nella stessa settimana.
206 giorni: un vincolo regionale, non nazionale
Il D.Lgs. 297/1994, all'articolo 74 comma 3, fissa il minimo nazionale a 200 giorni di lezione. I 206 giorni del calendario siciliano nascono invece dal Decreto assessoriale sul calendario scolastico Sicilia 2026/2027 (D.A. 1396/2026, aggiornato con il D.A. 3119/2026). Sono quindi sei giorni oltre la soglia di legge: un margine tecnico che, sulla carta, la Regione avrebbe potuto usare per posticipare l'apertura di una settimana senza violare alcuna norma statale nè compromettere il calendario degli scrutini e degli esami di Stato.
Il dato che pesa è però un altro. Secondo l'anagrafe dell'edilizia scolastica del Ministero dell'Istruzione, in Sicilia risultano 230 edifici scolastici dotati di impianti di climatizzazione su 3.504 censiti: il 6,6%, sotto la media nazionale del 6,8% e molto lontano dal 27% delle Marche o dal 15,8% della Sardegna. Restano fuori 3.274 edifici, con temperature che in Sicilia superano i 35 gradi ancora a metà settembre. Il paradosso è proprio qui: la Regione che tra le prime avvia l'anno scolastico è anche una di quelle con la dotazione impiantistica più bassa d'Italia.
La proprietà degli edifici resta in capo a Comuni ed ex Province, che devono anche sostenere le spese di gestione. Turano ha annunciato un tavolo con il Gestore dei Servizi Energetici per un piano straordinario di ammodernamento, ma i tempi di un simile intervento si misurano in anni. Nel frattempo la Regione, che dispone del potere di modificare in autoregolamentazione il proprio calendario, continua a trattare i 206 giorni come un dato inderogabile.
Cosa succede nelle prossime settimane
Il potere di chiudere le scuole per motivi di sanità pubblica resta in capo al sindaco, non ai dirigenti scolastici. Lo stesso Turano ha riconosciuto che, se Spadola ha elementi sanitari a sostegno, l'ordinanza è legittima. Più comuni siciliani stanno valutando misure analoghe se le temperature non scenderanno, mentre la leva ordinaria per docenti e famiglie resta l'orario ridotto delle prime settimane, deliberato dal consiglio di istituto e comunicato con qualche giorno di preavviso.
Il quadro tocca anche il fronte dei fondi: gli avvisi 2026 su cinema e immagini per la scuola con 201 milioni disponibili non riguardano climatizzazione, ma confermano che la spesa PNRR e ministeriale sta andando altrove rispetto all'adattamento climatico degli edifici. Sul precedente del rinvio siciliano legato al divario di 9 punti nella copertura vaccinale contro la difterite si era già visto quanto la Regione fatichi a bilanciare emergenze locali e calendario unico. Per chi accompagna gli studenti in questi giorni, restano utili gli spunti su come ridurre il carico d'ansia della prima campanella, soprattutto dove l'inizio slitta o si sovrappone a chiusure per caldo.
La partita ora si gioca sui bilanci comunali e sulla volontà politica regionale: senza fondi dedicati per condizionatori e coibentazione, e senza rivedere il margine tra i 200 giorni di legge e i 206 del calendario siciliano, ogni settembre bollente continuerà a produrre lo stesso schema, ordinanze locali contro un calendario regionale più stretto di quanto la norma nazionale imponga.
Domande frequenti
Perché il sindaco di Rosolini ha deciso di rinviare l'inizio della scuola?
Il sindaco ha rinviato l'inizio delle lezioni dal 15 al 21 settembre 2026 a causa della forte ondata di calore e della mancanza di adeguate attrezzature di climatizzazione nelle scuole, utilizzando formalmente la motivazione di un intervento straordinario di disinfestazione e derattizzazione.
Qual è il vincolo dei 206 giorni di lezione e chi lo ha deciso?
Il vincolo dei 206 giorni di lezione è stabilito dalla Regione Sicilia tramite un decreto assessoriale regionale e non da una normativa nazionale, che invece prevede un minimo di 200 giorni di lezione.
La Regione Sicilia può modificare il proprio calendario scolastico?
Sì, la Regione ha il potere di modificare autoregolamentando il proprio calendario, ma continua a trattare i 206 giorni come un limite inderogabile nonostante abbia margine tecnico rispetto alla norma nazionale.
Qual è la situazione degli impianti di climatizzazione nelle scuole siciliane?
Solo il 6,6% degli edifici scolastici siciliani è dotato di impianti di climatizzazione, una percentuale inferiore alla media nazionale e molto distante da regioni come Marche o Sardegna.
Chi ha il potere di chiudere le scuole per emergenze climatiche o sanitarie?
Il potere di chiudere le scuole per motivi di sanità pubblica spetta al sindaco, non ai dirigenti scolastici, e l'ordinanza è considerata legittima se sostenuta da elementi sanitari concreti.
Sono previsti fondi specifici per la climatizzazione delle scuole in Sicilia?
Attualmente i fondi disponibili, come quelli degli avvisi 2026 per cinema e immagini, non sono destinati alla climatizzazione; la spesa PNRR e ministeriale è indirizzata altrove e la Regione attende un piano straordinario di ammodernamento, i cui tempi sono però lunghi.