Al rientro da due mesi in Egitto, la quinta liceo di Sara è cominciata con la stessa frase di anni prima: "devi reimparare l'italiano, per due mesi hai parlato solo arabo". Il racconto pubblicato da Il Sussidiario mette a fuoco un pregiudizio ricorrente sui figli di famiglie straniere, che i dati INVALSI 2025 smentiscono in modo netto.
La classe di Sara è già la maggioranza
Sara è nata in Italia, ha frequentato qui tutte le scuole e parla italiano da sempre. Trascorre le estati al Cairo con i nonni, poi torna sui banchi con lo stesso vocabolario di prima. La sua storia è quella di 598.745 studenti nati in Italia da genitori stranieri: rappresentano il 65,4% dei 914.860 alunni con cittadinanza non italiana iscritti nell'a.s. 2022/2023, secondo il notiziario ufficiale del Ministero dell'Istruzione Dati MIM sugli alunni CNI a.s. 2022/2023. L'Egitto figura tra le prime cittadinanze rappresentate insieme a Romania, Albania, Marocco e Cina.
Dire a una diciottenne "devi reimparare l'italiano" dopo l'estate al Cairo non è una diagnosi: è una proiezione di deficit su ragazzi che nella maggior parte dei casi hanno l'italiano come lingua di scolarizzazione dalla materna in poi. Il notiziario MIM osserva esplicitamente che i nati in Italia "si presume abbiano una buona o ottima padronanza dell'italiano".
Cosa dice davvero l'INVALSI 2025
Il contro-argomento più solido arriva dalle prove INVALSI 2025, diffuse a maggio 2026 Analisi INVALSI 2025 sugli allievi stranieri. Il divario in italiano fra i figli di famiglie immigrate nati in Italia e i coetanei nativi si restringe a ogni ordine di scuola: parte da -17,3 punti percentuali in seconda primaria, cala a -13,3 punti in terza media, scende a -9,0 punti in seconda superiore e si assesta a -8,6 punti al Grado 13, cioè alla vigilia della maturità che Sara sta preparando.
Il numero più controintuitivo riguarda la dispersione implicita, cioè la quota di diplomati che escono dalle superiori senza le competenze di base. Alla fine del secondo ciclo vale il 7,3% per la seconda generazione e il 7,1% per la prima generazione, entrambi valori inferiori all'8% dei coetanei italiani. Anche sull'eccellenza accademica il sorpasso è netto: 7,9% dei nati in Italia da genitori stranieri contro il 5,8% dei coetanei nati all'estero. Chi supera il filtro dei primi anni dimostra una tenacia superiore alla media, come nota lo stesso INVALSI.
Sull'inglese il quadro si ribalta apertamente: già al Grado 8 gli studenti di origine straniera superano i nativi di +13 punti nel *Listening*, e alla maturità il vantaggio della prima generazione resta a +11,8 punti. È il segnale che la Sara bilingue in Egitto sta accumulando un capitale linguistico che la scuola non sempre sa leggere.
Cosa deve cambiare in aula
La normativa vigente fissa un tetto del 30% di alunni con italiano fragile per classe, ma consente esplicitamente di superarlo quando i ragazzi CNI hanno una padronanza linguistica già adeguata, come chi è nato qui. Il "reimparare l'italiano" non è solo scortesia: si scontra con una norma che invita a valutare, non a presumere.
Serve una diagnostica oggettiva sui rientri, non un giudizio a orecchio nei primi minuti di lezione. Il consiglio di classe può prevedere prove d'ingresso mirate. Sul fronte della formazione dei docenti in tema di inclusione linguistica, il piano da 100 milioni per l'IA nella formazione dei prof apre un canale nuovo per aggiornare le pratiche didattiche. E la fotografia dell'italiano scolastico a quattro anni dal Manifesto Serianni ricorda che il problema vero non è la lingua "dimenticata" durante l'estate, ma la povertà lessicale che colpisce trasversalmente tutti gli adolescenti italiani.
Sara affronterà la maturità 2026/2027 con lo stesso italiano di giugno. Se i numeri raccontano la verità, ha buone probabilità di uscire dall'esame con un esito migliore di alcuni compagni nati a Milano o a Palermo. Il primo dovere del suo consiglio di classe è chiederle una prova, non consegnarle un pregiudizio.
Domande frequenti
Chi sono gli studenti di seconda generazione secondo i dati INVALSI?
Gli studenti di seconda generazione sono coloro che sono nati in Italia da genitori stranieri e hanno frequentato scuole italiane fin dalla materna.
Cosa dimostrano i dati INVALSI 2025 sul livello di italiano degli studenti di seconda generazione?
I dati INVALSI 2025 mostrano che il divario nella competenza in italiano tra studenti di seconda generazione e coetanei nativi si riduce progressivamente durante il percorso scolastico, fino ad assestarsi a meno di 9 punti percentuali alla vigilia della maturità.
Come si comportano gli studenti di origine straniera nelle prove di inglese rispetto ai nativi?
Nelle prove di inglese, gli studenti di origine straniera superano i nativi già dalla terza media, con un vantaggio che si mantiene anche alla maturità, specialmente nelle abilità di Listening.
Cosa suggerisce l'articolo riguardo la gestione degli studenti di seconda generazione al ritorno dalle vacanze all'estero?
L'articolo raccomanda di non presumere una perdita di competenze linguistiche, ma di valutare oggettivamente la padronanza dell'italiano, eventualmente tramite prove d'ingresso mirate invece di basarsi su pregiudizi.
Qual è il vero problema evidenziato dai dati INVALSI sulla competenza linguistica degli adolescenti italiani?
Il vero problema, secondo i dati INVALSI, non è la temporanea esposizione ad altre lingue, ma la povertà lessicale che riguarda trasversalmente tutti gli adolescenti italiani.
Come può la formazione dei docenti aiutare l'inclusione linguistica secondo l'articolo?
La formazione dei docenti, anche grazie ai nuovi investimenti in intelligenza artificiale, è fondamentale per aggiornare le pratiche didattiche e promuovere una valutazione più inclusiva e oggettiva degli studenti di diversa origine.