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Filiera 4+2, quando le aziende entrano in classe: il nodo della diffidenza tra scuola e impresa
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Filiera 4+2, quando le aziende entrano in classe: il nodo della diffidenza tra scuola e impresa

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A Didacta 2026 il dibattito sulla collaborazione tra mondo produttivo e istruzione tecnico-professionale. Domani la premiazione delle prime 30 filiere. Ma il dialogo resta difficile.

La filiera 4+2 al centro di Didacta 2026

La Fortezza da Basso di Firenze ha aperto oggi le porte alla prima giornata della Fiera Didacta Italia 2026, l'appuntamento ormai consolidato per chi si occupa di innovazione didattica, politiche scolastiche e formazione. Tra i temi caldi di questa edizione — che spaziano dall'intelligenza artificiale alle nuove metodologie di insegnamento, come emerso anche dal dibattito sulla visione di Giannelli sull'IA nella scuola — uno in particolare catalizza l'attenzione di addetti ai lavori e rappresentanti del mondo produttivo: la filiera formativa tecnologico-professionale 4+2 e il rapporto, ancora tutto da costruire, tra imprese e istituti scolastici.

La riforma dell'istruzione tecnica e professionale, che ha introdotto il modello quadriennale seguito da un biennio negli ITS Academy, rappresenta una delle scommesse più ambiziose degli ultimi anni per il sistema formativo italiano. L'idea di fondo è nota: accorciare i tempi della formazione senza sacrificarne la qualità, avvicinando i giovani al mercato del lavoro con competenze immediatamente spendibili. Ma tra il disegno sulla carta e la realtà quotidiana delle scuole, lo scarto è ancora significativo.

Il ruolo delle imprese secondo Marco D'Angelo

Stando a quanto emerso nel corso dei panel della giornata inaugurale, Marco D'Angelo ha affrontato di petto la questione del coinvolgimento del mondo produttivo nei percorsi di istruzione. Il suo intervento si è concentrato su un punto preciso: le aziende non devono limitarsi a offrire stage o tirocini a fine percorso. Possono — e dovrebbero — contribuire con competenze tecniche e manageriali già nella fase di progettazione dei curricoli formativi.

Non si tratta, ha chiarito D'Angelo, di piegare la scuola alle esigenze del mercato. Piuttosto, di mettere a disposizione degli studenti un sapere pratico che i docenti, per quanto preparati, non sempre possiedono. Pensiamo ai processi di automazione industriale, alla gestione della supply chain, alle competenze digitali avanzate richieste dal manifatturiero 4.0: sono ambiti in cui il contributo diretto delle imprese può fare la differenza tra un diploma spendibile e uno che resta sulla carta.

La Fondazione per la Scuola Italiana e la sfida culturale

A fare da cornice istituzionale a questo dibattito c'è la Fondazione per la Scuola Italiana, costituita nel 2024 proprio con l'obiettivo di facilitare il dialogo tra il sistema educativo e gli altri attori sociali ed economici. Un soggetto ancora giovane, che si propone come ponte tra due mondi che storicamente, in Italia, hanno faticato a parlarsi.

La sfida, del resto, è anzitutto culturale. Il nostro Paese sconta una tradizione in cui l'istruzione tecnica e professionale è stata a lungo percepita come una scelta di serie B rispetto al liceo. Una gerarchia implicita che ha condizionato generazioni di famiglie e che, nonostante i tentativi di riforma succedutisi negli ultimi vent'anni, non si è ancora del tutto dissolta. La filiera 4+2 prova a ribaltare questa narrazione, ma servono alleati concreti — e le imprese sono il primo, indispensabile, tassello.

Domani le prime 30 filiere premiate

Un segnale tangibile arriverà domani, nella seconda giornata di Didacta Firenze 2026: saranno premiate le prime 30 filiere 4+2 che hanno raggiunto risultati significativi in termini di progettazione didattica, raccordo con il territorio e tasso di occupabilità dei diplomati. Si tratta di esperienze distribuite su tutto il territorio nazionale, dalla Lombardia alla Sicilia, che dimostrano come il modello possa funzionare quando le condizioni sono quelle giuste.

I criteri di selezione, come sottolineato dagli organizzatori, hanno tenuto conto non solo degli esiti formativi ma anche della qualità della collaborazione scuola-impresa: quanto le aziende partner hanno effettivamente investito nel percorso, quante ore di formazione tecnica hanno erogato, quale grado di co-progettazione è stato raggiunto con i consigli di classe.

Una diffidenza da superare, su entrambi i fronti

Resta, tuttavia, il nodo più delicato. Ed è quello che probabilmente richiederà più tempo di qualsiasi riforma normativa: la diffidenza reciproca tra scuole e aziende.

Da un lato, molti dirigenti scolastici e docenti temono che l'ingresso delle imprese negli istituti comporti una perdita di autonomia didattica, una subordinazione dei contenuti formativi alle logiche del profitto. Dall'altro, non poche aziende — soprattutto le piccole e medie imprese che costituiscono l'ossatura del tessuto produttivo italiano — percepiscono la scuola come un sistema burocratico, lento, impermeabile alle sollecitazioni esterne. Due pregiudizi speculari che si alimentano a vicenda.

La realtà, naturalmente, è più sfumata. Le esperienze virtuose esistono e sono in crescita. Ma il clima di tensione che attraversa il mondo della scuola — basti pensare allo sciopero nazionale annunciato per il 7 maggio, con le prove Invalsi e le nuove Indicazioni Nazionali nel mirino delle proteste — non facilita un dialogo che richiederebbe serenità e visione di lungo periodo.

Superare questa impasse non sarà questione di mesi. Serviranno incentivi economici, certo, ma soprattutto occasioni strutturate di confronto come quella offerta da Didacta. Servirà che le imprese accettino i tempi e le logiche della formazione, e che le scuole si aprano a un contributo esterno senza viverlo come un'invasione di campo. La partita della filiera formativa tecnologico-professionale si gioca qui, in questa terra di mezzo tra aule e capannoni, tra registri di classe e piani industriali. E il suo esito dirà molto sulla capacità del Paese di formare i lavoratori — e i cittadini — di domani.

Pubblicato il: 12 marzo 2026 alle ore 10:02

Domande frequenti

Cos'è la filiera 4+2 e quali sono i suoi obiettivi?

La filiera 4+2 è un modello formativo che prevede quattro anni di istruzione tecnica o professionale seguiti da un biennio negli ITS Academy. L'obiettivo è accorciare i tempi della formazione mantenendo alta la qualità, per favorire l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro con competenze immediatamente spendibili.

Qual è il ruolo delle aziende nella filiera 4+2 secondo Marco D'Angelo?

Secondo Marco D'Angelo, le aziende dovrebbero essere coinvolte non solo per offrire stage o tirocini, ma anche nella progettazione dei curricoli formativi. Il loro contributo tecnico e manageriale è fondamentale per fornire agli studenti competenze pratiche richieste dal mercato del lavoro attuale.

Che ruolo svolge la Fondazione per la Scuola Italiana in questo contesto?

La Fondazione per la Scuola Italiana, nata nel 2024, si propone di facilitare il dialogo tra il sistema educativo e il mondo produttivo e sociale. Si pone come ponte per superare la tradizionale separazione tra scuola e impresa, affrontando anche la sfida culturale legata all'istruzione tecnica.

Quali criteri sono stati utilizzati per premiare le prime 30 filiere 4+2 a Didacta 2026?

Le filiere sono state selezionate in base ai risultati ottenuti nella progettazione didattica, nel raccordo con il territorio e nel tasso di occupabilità dei diplomati. È stata valutata anche la qualità della collaborazione tra scuole e aziende, il grado di co-progettazione e il contributo effettivo delle imprese partner.

Quali sono le principali diffidenze tra scuola e impresa nella filiera 4+2?

Le scuole temono una perdita di autonomia didattica e una subordinazione ai bisogni delle aziende, mentre le imprese vedono la scuola come un sistema burocratico e poco flessibile. Questi pregiudizi reciproci rappresentano un ostacolo al dialogo e alla collaborazione efficace tra i due mondi.

Cosa serve per superare la diffidenza tra scuola e impresa?

Superare la diffidenza richiede incentivi economici e, soprattutto, occasioni strutturate di confronto come Didacta. È fondamentale che le aziende comprendano i tempi e le logiche della formazione, mentre le scuole devono accogliere il contributo esterno senza percepirlo come una minaccia alla propria autonomia.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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