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Edilizia scolastica, 360 milioni dall'Accordo Coesione: chi resta scoperto
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Edilizia scolastica, 360 milioni dall'Accordo Coesione: chi resta scoperto

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L'Accordo Coesione sblocca 360 milioni per la sicurezza, ma 14.512 plessi sono ancora senza certificati base. I conti per scuola.

Il 4 giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato l'Accordo per la Coesione fra Presidenza del Consiglio e MIM, sottoscritto in questi giorni dal ministro Giuseppe Valditara. Il piano sblocca 360 milioni di euro del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027 da destinare alla messa in sicurezza degli edifici scolastici.

Cosa finanziano i 360 milioni

Le risorse sono destinate ad adeguamento antincendio, bonifica amianto, abbattimento delle barriere architettoniche, eliminazione delle condizioni di inagibilità totale o parziale e messa a norma di impianti e spazi per attività didattiche, laboratoriali, sportive e ricreative. Si tratta di fondi FSC 2021-2027, un canale diverso dal PNRR ma con finalità complementari. L'accordo rientra nei sei firmati a inizio giugno dalla Presidente Meloni, per un totale di 1,7 miliardi suddivisi fra più ministeri.

Il piano si aggiunge ai 12 miliardi del PNRR già stanziati per progetti su oltre un quarto dei plessi italiani e al decreto da 206,8 milioni firmato a sua volta dal MIM per gli interventi antincendio più urgenti. Sommando le linee aperte negli ultimi mesi, l'edilizia scolastica conta su circa 13 miliardi di euro di programmazione attiva, ma il fabbisogno resta più alto. La fonte ufficiale dell'accordo è il Dipartimento per le politiche di coesione - Presidenza del Consiglio.

Il fabbisogno reale: 14.512 plessi senza certificazioni

Il vero ordine di grandezza emerge dall'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica del MIM, aggiornata all'anno scolastico 2024/2025. Sui 39.993 edifici censiti, secondo l'elaborazione Tuttoscuola sui dati MIM, 14.512 plessi risultano privi di tutti e tre i certificati fondamentali per la sicurezza: agibilità, prevenzione incendi e conformità impianti termici. Solo 4.455 edifici (l'11,1% del totale) li possiedono tutti e tre.

Il rapporto 2024 di Cittadinanzattiva, basato su dati MIM 2021-2022, conferma la fotografia: il 57,68% delle scuole è senza certificato di prevenzione incendi, il 59,16% senza agibilità, il 41,50% senza collaudo statico. I divari territoriali sono ampi: nel Lazio il 70% dei plessi non ha alcuna certificazione, nelle Isole la quota supera il 50%, mentre la Valle d'Aosta si ferma al 5,8% e l'Umbria al 16,6%.

Il conto è presto fatto. I 360 milioni divisi sui circa 23.000 edifici ancora privi del certificato antincendio valgono in media meno di 16.000 euro per scuola: una cifra inferiore alla soglia massima del decreto MIM del 2019, che riconosceva fino a 70.000 euro per le primarie e 100.000 euro per le secondarie. Lo stanziamento copre quindi una porzione del fabbisogno se non viene concentrato sulle aree con la quota più alta di plessi non certificati.

Cosa cambia per docenti e studenti

Sul terreno la differenza la fanno i crolli. Cittadinanzattiva ha contato 69 episodi di crolli o cedimenti strutturali nelle scuole italiane nell'anno 2023-2024, il numero più alto degli ultimi sette anni. Gli incidenti sono distribuiti equamente fra Nord (28) e Sud/Isole (28), con il Centro a 13. Solo il 6% degli edifici, 3.967 su 40.133, ha impianti di ventilazione o condizionamento.

Valditara ha ricordato pochi giorni fa che a livello nazionale è stata avviata la ristrutturazione di oltre 10.000 plessi su 40.000: il 75% degli edifici resta fuori dai cantieri attivi nel breve periodo. Per il personale scolastico significa lavorare in ambienti dove la sicurezza dipende dalla manutenzione ordinaria del singolo ente proprietario, comune o provincia.

Aule senza ventilazione, soffitti con infiltrazioni, palestre non a norma incidono sull'esperienza didattica quotidiana e sul lavoro di chi deve garantire la qualità della formazione, dall'inclusione degli alunni con autismo alle scelte dei dirigenti scolastici sul benessere degli alunni. Lo ha ribadito anche il dibattito pubblico sull'importanza dei docenti nella formazione scolastica: ambienti inadeguati pesano sulla didattica come la mancanza di personale.

Il prossimo passaggio sarà il decreto attuativo con i criteri di riparto regionale. Se la chiave premierà i territori con la quota più alta di plessi non certificati, i 360 milioni colmeranno una porzione del divario; altrimenti rischiano di diluirsi nella ripartizione storica del Fondo. Il dettaglio del bando definirà chi accede davvero alla messa in sicurezza.

Domande frequenti

A cosa sono destinati i 360 milioni dell'Accordo per la Coesione?

I fondi sono destinati alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, comprendendo adeguamento antincendio, bonifica amianto, abbattimento delle barriere architettoniche, eliminazione delle condizioni di inagibilità e messa a norma degli impianti e spazi didattici.

Quanti edifici scolastici sono ancora privi delle principali certificazioni di sicurezza?

Secondo l'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica, 14.512 plessi risultano privi di tutti e tre i certificati fondamentali: agibilità, prevenzione incendi e conformità impianti termici.

I 360 milioni stanziati sono sufficienti a coprire il fabbisogno delle scuole italiane?

Lo stanziamento copre solo una parte del fabbisogno, in quanto distribuito sugli edifici privi di certificato antincendio equivale a meno di 16.000 euro per scuola, una cifra inferiore rispetto agli importi previsti dai precedenti decreti.

Quali sono le principali criticità emerse riguardo la sicurezza nelle scuole italiane?

Le criticità principali riguardano la mancanza di certificazioni di sicurezza, episodi frequenti di crolli o cedimenti strutturali, e la carenza di impianti di ventilazione o condizionamento negli edifici scolastici.

Cosa cambierà per docenti e studenti con questi nuovi fondi?

Gli interventi potranno migliorare la sicurezza e la qualità degli ambienti scolastici, ma la maggior parte delle scuole resta ancora esclusa dai cantieri attivi. La sicurezza quotidiana dipenderà ancora dalla manutenzione ordinaria dei singoli enti proprietari.

Come verranno ripartiti i fondi tra le diverse regioni?

La ripartizione regionale sarà definita da un decreto attuativo; se i criteri premieranno le aree con più plessi non certificati, i fondi potranno ridurre i divari, altrimenti rischiano di essere distribuiti in modo meno efficace.

Pubblicato il: 9 giugno 2026 alle ore 10:44

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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