A Staranzano, in provincia di Gorizia, la dirigente di un istituto comprensivo ha invitato genitori e studenti a presentarsi con shorts e canottiere, ha chiesto ai docenti di vigilare sull'idratazione degli alunni e ha lasciato ai genitori la possibilità di ritirare i figli al termine della quinta ora. La circolare, firmata il 29 maggio 2026 e ripresa da Il Piccolo, ribalta il dress code che la quasi totalità delle scuole italiane impone ogni primavera. Dietro la scelta c'è un dato strutturale che le testate hanno solo sfiorato.
Una circolare che dice quello che i numeri confermano
L'Anagrafe dell'edilizia scolastica sugli Open Data del Ministero dell'Istruzione e del Merito conta 61.308 edifici scolastici censiti nell'anno 2022/23. Solo 3.966 dispongono di un impianto di condizionamento, il 6,45% del totale. Per 32.462 edifici (52,95%) viene espressamente registrata l'assenza di refrigerazione, mentre per altri 24.888 (40,6%) la voce è priva di informazioni. Sommando le due categorie, 57.350 edifici non garantiscono refrigerazione: il 93,55% del patrimonio scolastico italiano. L'aggiornamento all'anno scolastico 2024/25 pubblicato dal MIM nel 2025 porta la quota di plessi con condizionamento o ventilazione al 7,42%, secondo i calcoli del XXIII Rapporto Cittadinanzattiva. La presa di posizione della dirigente friulana arriva a fine maggio, quando in molte città del Centro-Nord sono stati misurati 35°C, e l'esperienza degli ultimi anni aveva già prodotto malori in classe e proteste sindacali.
Marche al 26,4%, Lazio all'1,6%: il divario che cambia tutto
Il dato nazionale del 6,45% si rivela una media artificiale appena si guardano i numeri per regione. Il XXII Rapporto Cittadinanzattiva sulla sicurezza delle scuole, basato sugli Open Data MIM dell'anno scolastico 2022/23, fotografa una geografia scollegata dalle temperature reali.
- Marche: 26,4% degli edifici dotati di condizionamento, pari a 502 plessi
- Sardegna: 15,7%
- Veneto: 9,7%
- Emilia-Romagna: 7,8%
- Valle d'Aosta: 7,7%
- Calabria e Liguria: 6,6%
- Lombardia: 6,4%
- Lazio: 1,6%, pari a 79 plessi su quasi 5.000
Roma, che ogni luglio supera con regolarità i 38°C, conta circa un sesto dei plessi climatizzati di Ancona pur avendo dieci volte gli abitanti. La protesta degli studenti contro l'accorpamento degli istituti laziali del 2025 si era concentrata sul dimensionamento e sulla riduzione degli organici, mentre il tema del comfort termico non è entrato nel dibattito regionale. Anche la Lombardia, dove il degrado scolastico è al centro delle mobilitazioni studentesche, non supera il 6,4%: la regione più ricca d'Italia si ritrova allo stesso livello di Calabria e Liguria, e ben sotto Veneto ed Emilia-Romagna. Il divario non segue la geografia economica e nemmeno quella climatica.
Quanto costa in punti PISA una scuola senza aria condizionata
Nel dossier diffuso a marzo 2026 e intitolato 'What are the likely impacts of rising temperatures on students and how are countries adapting?', l'analisi dell'OCSE sull'impatto delle temperature sugli studenti quantifica il costo cognitivo del caldo in classe. Sulla base di uno studio internazionale citato nel rapporto, ogni giornata aggiuntiva con temperature superiori a 26,7°C, accumulata nei tre anni precedenti all'esame, riduce il punteggio PISA dello 0,18% di una deviazione standard. La perdita appare piccola sul singolo giorno, ma quando le ondate di calore si ripetono per settimane il danno cumulato diventa misurabile sui risultati delle classi più esposte. L'OCSE segnala anche un effetto indiretto: la stanchezza riduce la frequenza, mentre la chiusura anticipata delle lezioni accumula ore di didattica perse, in particolare per gli studenti svantaggiati. Per i docenti delle 57.350 scuole senza condizionatori, lavorare in stabili che superano i 30°C si somma alle riduzioni in busta paga contro cui i sindacati hanno protestato nelle ultime settimane. L'OCSE invita a evitare la chiusura delle scuole come prima risposta e a intervenire prima sugli ambienti di apprendimento.
Il calendario scolastico resta invariato, mentre l'Anagrafe dell'edilizia scolastica viene aggiornata al 2024/25 senza un piano specifico di climatizzazione. Fino a quando il divario tra il 26,4% delle Marche e l'1,6% del Lazio non si riduce, la circolare di Staranzano resta una soluzione individuale a un problema che lo Stato non ha ancora affrontato.
Domande frequenti
Perché la dirigente scolastica di Staranzano ha emesso una circolare che consente shorts e canottiere?
La dirigente ha adottato questa misura per fronteggiare le elevate temperature nelle aule, data l'assenza di climatizzazione nella maggior parte degli edifici scolastici, e per tutelare la salute e il benessere degli studenti durante le giornate di caldo intenso.
Qual è la situazione degli impianti di condizionamento nelle scuole italiane?
Secondo i dati del Ministero dell'Istruzione, solo il 6,45% degli edifici scolastici italiani dispone di impianti di condizionamento, mentre il 93,55% non garantisce alcuna refrigerazione, evidenziando una carenza strutturale diffusa a livello nazionale.
Come varia la presenza di climatizzazione tra le regioni italiane?
Esistono forti disparità regionali: nelle Marche il 26,4% delle scuole è climatizzato, mentre nel Lazio la percentuale scende all'1,6%, nonostante le alte temperature estive in entrambe le regioni.
Quali sono gli effetti del caldo sugli studenti secondo l’OCSE?
L’OCSE rileva che il caldo in aula riduce i risultati scolastici, con ogni giorno sopra i 26,7°C che abbassa i punteggi PISA degli studenti; inoltre, ondate di calore prolungate causano stanchezza, riduzione della frequenza e perdita di ore di lezione.
Cosa suggerisce l’OCSE come soluzione al problema delle aule roventi?
L’OCSE raccomanda di intervenire sugli ambienti di apprendimento, migliorando le condizioni climatiche nelle scuole, evitando la chiusura anticipata delle lezioni e garantendo il diritto allo studio anche durante le ondate di calore.
Il calendario scolastico viene modificato per affrontare il problema del caldo?
No, il calendario scolastico resta invariato e non esistono al momento piani specifici di climatizzazione a livello nazionale, lasciando alle singole scuole la gestione delle emergenze legate al caldo.