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Consenso informato a scuola: come applicheranno la legge i singoli istituti
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Consenso informato a scuola: come applicheranno la legge i singoli istituti

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Il ddl Valditara è legge con 78 sì al Senato. L'Italia resta tra i 7 paesi UE senza educazione sessuale obbligatoria: ora serve il consenso preventivo.

Il ddl Valditara sul consenso informato è legge. Il 4 giugno 2026 il Senato ha approvato in via definitiva il provvedimento con 78 voti favorevoli e 38 contrari, nessuna astensione. Il vero banco di prova arriverà a settembre, quando dirigenti e collegi docenti dovranno tradurre la norma in pratica nelle aule italiane.

La legge: cosa cambia per medie e superiori

Le scuole secondarie di primo e secondo grado dovranno chiedere ai genitori, o agli studenti maggiorenni, un'autorizzazione scritta prima di ogni attività extracurriculare su sessualità e affettività. La richiesta va inviata almeno sette giorni prima, con allegati i materiali didattici e i nominativi degli esperti esterni eventualmente coinvolti. Chi non partecipa segue un percorso didattico alternativo organizzato dalla scuola.

Nelle scuole dell'infanzia e nelle primarie questi temi non possono essere affrontati attraverso iniziative dedicate. Il provvedimento, formalmente DDL S. 1735, scheda e iter al Senato, ha completato l'iter dopo il voto della Camera del 3 dicembre 2025, che lo aveva approvato con 151 sì e 113 no. Relatore al Senato il leghista Roberto Marti, alla Camera era stato Rossano Sasso. La legge prevede invarianza finanziaria: l'attuazione non comporta nuovi oneri per il bilancio pubblico. L'autorizzazione vale anche per le attività già inserite nel piano triennale dell'offerta formativa e gli esperti esterni possono intervenire solo dopo il via libera del collegio docenti e del consiglio d'istituto.

Italia tra i sette paesi UE senza educazione sessuale obbligatoria

La norma si innesta in un sistema già fragile. In 20 dei 27 Stati membri dell'Unione europea l'educazione sessuale è materia obbligatoria nei curricoli scolastici. L'Italia ne resta fuori, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria.

Il calendario europeo aiuta a misurare il ritardo: la Svezia ha introdotto l'educazione sessuale obbligatoria nel 1955, la Germania nel 1968, Danimarca, Finlandia e Austria nel 1970, la Francia nel 1998. Nei Paesi Bassi il percorso comincia a quattro anni, alla scuola dell'infanzia, con un approccio trasversale alle materie.

Il rapporto UNESCO 2023 sui profili di Comprehensive Sexuality Education analizza 50 paesi e colloca l'Italia tra gli ultimi in Europa. Nel nostro Paese circa un terzo delle scuole attiva iniziative in questa direzione, con distribuzione disomogenea e concentrata nelle regioni del Nord. Manca una norma quadro nazionale: tutto dipende dal singolo istituto, da consultori, associazioni o esperti chiamati dall'esterno.

La scelta concreta resta in mano agli istituti

È qui che il nuovo obbligo diventa decisivo. Le attività su sessualità e affettività in Italia oggi sono quasi sempre extracurriculari, affidate a progetti opzionali e a esperti esterni: esattamente il perimetro che la norma sottopone ad autorizzazione scritta dei genitori. Le scuole più piccole, con organici ridotti, sono quelle più esposte all'effetto rinuncia.

I dirigenti scolastici dovranno gestire una doppia richiesta: garantire l'informazione preventiva con materiali e nominativi degli esperti, e organizzare attività alternative per chi non parteciperà. Una parte degli istituti potrebbe scegliere la strada più semplice: rinunciare ai percorsi. Già oggi gli istituti che offrono progetti affettivi sono una minoranza, come fotografa l'UNESCO, e non esistono dati ufficiali nazionali sul numero di iniziative realizzate ogni anno.

La Fondazione Una Nessuna Centomila ha avvertito che la norma renderà più complesso realizzare percorsi su prevenzione, consenso e affettività; Save the Children e le associazioni studentesche si sono espresse nello stesso senso. Pro Vita & Famiglia e Moige rivendicano invece il ruolo decisionale delle famiglie. La protesta è arrivata anche in piazza, come nella manifestazione di Gallarate con Max Felicitas incatenato per l'educazione sessuale.

A settembre 2026 si capirà quante scuole continueranno a proporre questi percorsi e quante li lasceranno cadere. Il risultato non dipenderà dal testo della norma, ma dal margine di iniziativa che ogni dirigente e ogni collegio docenti vorranno conservare. Le famiglie riceveranno comunicazioni più dettagliate; la scelta di proporre o meno questi percorsi resta agli istituti.

Domande frequenti

Cosa prevede la nuova legge sul consenso informato a scuola?

La legge stabilisce che per ogni attività extracurriculare su sessualità e affettività nelle scuole medie e superiori sia necessaria un'autorizzazione scritta dei genitori o degli studenti maggiorenni. L'autorizzazione deve essere richiesta almeno sette giorni prima, allegando materiali didattici e i nominativi degli esperti esterni coinvolti.

Come dovranno comportarsi le scuole dell’infanzia e primarie rispetto a queste tematiche?

Nelle scuole dell'infanzia e nelle primarie non è consentito affrontare i temi di sessualità e affettività attraverso iniziative dedicate. Queste attività restano quindi escluse dai percorsi educativi per i bambini più piccoli.

Cosa succede agli studenti che non partecipano alle attività su sessualità e affettività?

Gli studenti che non partecipano a queste attività seguiranno un percorso didattico alternativo organizzato dalla scuola. L'obiettivo è garantire comunque un'attività formativa per tutti gli studenti coinvolti.

Come cambia il ruolo dei dirigenti scolastici con l’introduzione della legge?

I dirigenti scolastici dovranno gestire la comunicazione preventiva alle famiglie, fornendo materiali e informazioni sugli esperti coinvolti, e organizzare attività alternative per chi non partecipa. La decisione di proporre o meno questi percorsi rimane comunque nelle mani dell’istituto.

Qual è il contesto europeo sull’educazione sessuale a scuola rispetto all’Italia?

In 20 dei 27 Paesi dell’Unione europea l’educazione sessuale è materia obbligatoria, mentre in Italia non lo è, insieme ad altri sei Paesi. L’UNESCO colloca l’Italia tra gli ultimi in Europa per offerta di educazione sessuale strutturata nelle scuole.

Quali sono le principali critiche e reazioni alla nuova norma?

Organizzazioni come Save the Children e associazioni studentesche temono che la norma renda più difficile realizzare percorsi di prevenzione e affettività, mentre gruppi come Pro Vita & Famiglia rivendicano il maggior coinvolgimento delle famiglie. Alcune manifestazioni hanno espresso dissenso pubblico contro la legge.

Pubblicato il: 5 giugno 2026 alle ore 08:01

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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