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Comunicare in classe è una competenza di sicurezza: i dati lo dicono
Scuola

Comunicare in classe è una competenza di sicurezza: i dati lo dicono

I dati OCSE dicono che i docenti italiani sono formati sulla gestione della classe 15 punti sotto la media. E le aggressioni raccontano il resto.

Nell'anno scolastico 2023/2024 il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha censito 71 aggressioni al personale scolastico, scese a 51 nel 2024/2025 e in ulteriore calo nel 2025/2026. Dietro ogni caso c'è quasi sempre un episodio di comunicazione in classe che non ha funzionato, o un colloquio con la famiglia degenerato in scontro.

I numeri parlano di famiglie, non solo di studenti

L'Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico, istituito dalla legge 25/2024, monitora una casistica che il Ministero descrive in modo netto: nelle aggressioni registrate le vittime sono docenti nel 76% dei casi, dirigenti scolastici nel 15% e personale ATA nel 9%. Il dato che ridefinisce il problema riguarda gli autori: il 47,8% degli episodi è stato portato a termine da familiari degli alunni, il 44,9% da studenti. Per il personale scolastico, oggi, il rischio maggiore non arriva dai banchi ma dal parcheggio, all'ingresso o al colloquio di ricevimento.

La serie storica mostra una discesa: 71 casi nel 2023/2024, 51 nel 2024/2025 e appena 4 episodi nei primi quattro mesi del 2025/2026, contro i 21 dello stesso periodo dell'anno precedente (meno 81%). È qui che la qualità della comunicazione professionale del docente smette di essere un aspetto stilistico e diventa un tema di sicurezza sul lavoro.

Il gap italiano sulla formazione alla gestione della classe

L'indagine OCSE TALIS 2018, dati Italia diffusi da INDIRE fotografa un ritardo strutturale. In Italia solo il 64% dei docenti dichiara di aver ricevuto, nella formazione iniziale, un modulo su contenuti disciplinari, pedagogia e gestione della classe. La media OCSE è del 79%: quindici punti in meno per gli insegnanti italiani, che imparano sul campo o non imparano affatto.

Lo stesso rapporto segnala che in Italia i docenti impiegano il 14% del tempo di lezione per mantenere l'ordine, contro una media OCSE più bassa, e chiedono formazione professionale con un'intensità superiore di dieci punti alla media internazionale. Le due aree più richieste sono la didattica per studenti con bisogni educativi speciali (31,3%) e le competenze digitali (24,7%): la gestione delle relazioni con studenti e famiglie resta invece trattata come 'dote' personale, non come competenza da certificare né aggiornare periodicamente. Il risultato è un bagaglio comunicativo molto disomogeneo di scuola in scuola, mentre l'utenza (studenti iper-connessi e famiglie più conflittuali) è cambiata radicalmente in quindici anni.

Cosa cambia dentro l'aula, e fuori dal cancello

Il ministero ha investito sulle sanzioni con la Legge 25/2024 sulla sicurezza del personale scolastico: aggravanti penali per chi aggredisce docenti e ATA, multe fino a 10.000 euro e la Giornata nazionale di prevenzione fissata al 15 dicembre. Il fronte preventivo resta però quasi tutto sulle spalle del singolo insegnante. Un rimprovero, un giudizio o un 'devi' pronunciato senza consapevolezza può innescare un conflitto che si trasferisce dal quaderno al colloquio, e a volte alla denuncia.

Le tecniche utili per parlare a un adolescente distratto sono le stesse che servono a rispondere a un genitore ostile: osservare i fatti prima di giudicarli, distinguere il comportamento dalla persona, esplicitare i propri bisogni senza pretendere. Sono strumenti codificati, non talento naturale. In un'aula in cui l'attenzione è contesa da chat e algoritmi (basti pensare a Gemini che entra a scuola con AI Plus gratis agli universitari) il tono del docente pesa più della lavagna. E se persino l'AI entra in classe dall'area umanistica, la relazione umana resta lo spazio dove il docente può ancora fare la differenza.

La curva delle aggressioni scende, quindi qualcosa nel presidio dei ministeri sta funzionando. Ma finché la formazione iniziale non colma quei quindici punti di ritardo sulla media OCSE, chi entra in classe continuerà a giocarsi le relazioni con studenti e famiglie a mani nude.

Domande frequenti

Qual è la principale causa delle aggressioni al personale scolastico secondo i dati del Ministero?

La principale causa delle aggressioni è spesso una comunicazione inefficace in classe o durante i colloqui con le famiglie, che può degenerare in conflitto.

Chi sono principalmente gli autori delle aggressioni nelle scuole?

Gli autori delle aggressioni sono per il 47,8% familiari degli alunni e per il 44,9% studenti, mentre le vittime sono prevalentemente docenti.

Come si sta evolvendo il numero di aggressioni nelle scuole italiane?

Il numero di aggressioni è in calo: da 71 casi nel 2023/2024, a 51 nel 2024/2025, fino a soli 4 episodi nei primi quattro mesi del 2025/2026.

Cosa evidenzia l’indagine OCSE TALIS 2018 riguardo la formazione dei docenti italiani?

L’indagine mostra che solo il 64% dei docenti italiani ha ricevuto formazione su gestione della classe, contro una media OCSE del 79%, evidenziando un gap significativo nella preparazione iniziale.

Quali misure ha introdotto la Legge 25/2024 per la sicurezza del personale scolastico?

La legge ha previsto aggravanti penali per chi aggredisce il personale scolastico, multe fino a 10.000 euro e l’istituzione della Giornata nazionale di prevenzione il 15 dicembre.

Perché la comunicazione in classe è considerata una competenza di sicurezza?

Perché una comunicazione efficace può prevenire conflitti e aggressioni, rendendo la qualità delle relazioni tra docente, studenti e famiglie un elemento fondamentale per la sicurezza sul lavoro.

Pubblicato il: 7 settembre 2026 alle ore 12:59

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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