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Classi pollaio, la svolta 60mila firme per il limite di 20 alunni
Scuola

Classi pollaio, la svolta 60mila firme per il limite di 20 alunni

Una petizione con oltre 60mila firme chiede il limite massimo di 20 alunni per classe. La proposta rilancia il dibattito su sicurezza, qualità della didattica e condizioni di lavoro dei docenti.

Sommario

La petizione che scuote il Parlamento

Oltre 60mila firme raccolte in poche settimane. Non si tratta di una campagna qualsiasi, ma di una mobilitazione che ha saputo intercettare una delle frustrazioni più profonde e trasversali del mondo scolastico italiano: il sovraffollamento delle aule. La petizione, promossa da un coordinamento di genitori, docenti e associazioni impegnate nel settore dell'istruzione, chiede una modifica normativa chiara e vincolante, il limite massimo di 20 alunni per classe in ogni ordine e grado. L'iniziativa è approdata nelle commissioni parlamentari competenti, dove dovrà essere esaminata secondo le procedure previste per le petizioni popolari. Il tema non è nuovo. Da almeno un decennio, il fenomeno delle cosiddette "classi pollaio" alimenta proteste e denunce, spesso rimaste senza riscontro concreto. Questa volta, però, il peso numerico delle adesioni e il clima politico sembrano offrire una finestra di opportunità diversa. La raccolta firme ha trovato slancio soprattutto nelle grandi aree urbane, dove il problema assume dimensioni particolarmente acute, con classi che in alcuni istituti superiori arrivano a contare 28, 30 e persino 33 studenti stipati in spazi pensati per la metà.

Il problema delle classi sovraffollate in numeri

I dati parlano con una chiarezza che lascia poco spazio alle interpretazioni. Secondo le rilevazioni più recenti del Ministero dell'Istruzione e del Merito, circa il 15% delle classi nelle scuole secondarie di secondo grado supera la soglia dei 26 alunni. In regioni come Lombardia, Campania e Lazio, la percentuale sale sensibilmente. Il DPR 81/2009, che regola la formazione delle classi, fissa limiti massimi teorici di 26-27 studenti per le superiori e 26 per le medie, ma consente deroghe in aumento fino al 10% in caso di eccedenze. Nella pratica, queste deroghe sono diventate la norma piuttosto che l'eccezione.

In un’Italia che combatte con un inverno demografico  sempre più rigido, la politica si trova davanti a un bivio: chiudere i plessi scolastici o investire per migliorare quelli  esistenti. La proposta di AVS suggerisce di trasformare  quello che apparentemente è un problema — la  diminuzione delle nascite — in una straordinaria  opportunità di miglioramento qualitativo. Invece di tagliare  fondi e accorpare classi per risparmiare, l'idea è quella di  mantenere gli organici attuali distribuendo meglio gli  studenti. Questo approccio permetterebbe di evitare lo  spopolamento delle aree interne e di garantire standard  educativi elevati anche nelle periferie. È un investimento  sul capitale umano che richiede coraggio finanziario, ma  che promette di ripagare la società formando cittadini più  preparati, seguiti e motivati.

Sicurezza, didattica e diritti negati

Il sovraffollamento non è soltanto una questione logistica. Le sue conseguenze investono la qualità dell'insegnamento, la sicurezza fisica degli studenti e il benessere psicologico di chi in quelle aule trascorre gran parte della giornata. Con 30 alunni davanti, un docente ha mediamente meno di due minuti a testa per un'ora di lezione, se si escludono le operazioni di routine come l'appello e la gestione della disciplina. L'individualizzazione della didattica, prevista dalla normativa sull'inclusione, diventa un miraggio. Gli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) e quelli con disabilità certificate sono i primi a pagare il prezzo di classi troppo affollate. Ma il danno si estende a tutti: meno attenzione individuale significa meno apprendimento, più dispersione, più frustrazione. Le condizioni di lavoro dei docenti, già messe a dura prova da stipendi tra i più bassi d'Europa e da un carico burocratico crescente, peggiorano ulteriormente. Non stupisce che l'inesauribile crisi delle gite scolastiche sia anche figlia di questo logoramento: gestire gruppi enormi in contesti extrascolastici rappresenta un rischio che sempre meno insegnanti sono disposti ad assumersi.

Le reazioni del mondo politico e sindacale

La petizione ha suscitato reazioni diversificate nel panorama politico. Le forze di opposizione hanno immediatamente cavalcato l'iniziativa, presentando interrogazioni parlamentari e chiedendo al governo un impegno concreto. Dal lato della maggioranza, le risposte sono state più caute. Il Ministero ha ricordato gli investimenti previsti dal PNRR per l'edilizia scolastica, circa 12 miliardi di euro destinati alla costruzione di nuovi edifici e alla riqualificazione di quelli esistenti, sottolineando che il problema va affrontato anche sul versante delle infrastrutture. I sindacati della scuola, dalla CGIL alla UIL Scuola, dalla CISL Scuola allo SNALS, hanno espresso sostegno unanime alla proposta del tetto a 20 alunni, pur evidenziando che una simile riforma richiederebbe un aumento significativo dell'organico docente, stimato in almeno 40-50mila cattedre aggiuntive, con un costo annuo che potrebbe superare il miliardo e mezzo di euro. Un investimento massiccio che, in un contesto di vincoli di bilancio stringenti, rappresenta l'ostacolo principale. Non manca chi, tra gli addetti ai lavori, ricorda che il ridimensionamento delle classi andrebbe coordinato con la revisione delle classi di concorso accorpate nelle graduatorie GPS, per garantire una distribuzione coerente del personale.

Cosa potrebbe cambiare davvero

La strada verso il limite dei 20 alunni per classe è tutt'altro che in discesa. Le 60mila firme costituiscono un segnale politico forte, ma trasformare una petizione in legge richiede volontà politica, coperture finanziarie e tempi tecnici che il calendario parlamentare non sempre concede. Un primo passo realistico, secondo diversi esperti di politiche scolastiche, potrebbe essere l'introduzione di un tetto rigido a 22 alunni senza deroghe, accompagnato dall'obbligo di sdoppiamento automatico delle classi che superano la soglia. Una misura intermedia, meno costosa della proposta originale, ma capace di arginare le situazioni più critiche. Il calo demografico, paradossalmente, potrebbe giocare a favore della riforma: con circa 100mila studenti in meno ogni anno, il numero complessivo di classi necessarie diminuisce, rendendo più sostenibile una riduzione del rapporto alunni-docente senza esplosione dei costi. La partita si giocherà nei prossimi mesi, tra legge di bilancio e contrattazione sindacale. Quello che appare certo è che il tema delle classi pollaio ha superato la soglia della protesta episodica per diventare una questione strutturale, con numeri e consenso sufficienti a non poter essere più ignorata dalle istituzioni.

Pubblicato il: 20 marzo 2026 alle ore 08:48

Domande frequenti

Cosa prevede la petizione contro le classi pollaio?

La petizione chiede l’introduzione di un limite massimo di 20 alunni per classe in ogni ordine e grado scolastico. È stata promossa da genitori, docenti e associazioni ed è attualmente all’esame delle commissioni parlamentari competenti.

Quali sono i principali problemi causati dalle classi sovraffollate?

Il sovraffollamento compromette la qualità dell’insegnamento, riduce la sicurezza e il benessere degli studenti e dei docenti, e rende difficile l’individualizzazione della didattica, soprattutto per studenti con bisogni educativi speciali.

Quali sono le reazioni del mondo politico e sindacale alla proposta di riduzione degli alunni per classe?

Le opposizioni sostengono la proposta e chiedono interventi concreti, mentre la maggioranza è più cauta e sottolinea la necessità di investimenti infrastrutturali. I sindacati appoggiano la riforma, segnalando però che richiederebbe l’assunzione di 40-50mila docenti aggiuntivi e investimenti significativi.

Quali cambiamenti concreti potrebbero essere adottati nel breve termine?

Un’ipotesi realistica è l’introduzione di un tetto rigido di 22 alunni per classe senza deroghe e lo sdoppiamento automatico delle classi che superano la soglia. Questo approccio sarebbe meno costoso della proposta originaria e aiuterebbe a gestire le situazioni più critiche.

Come il calo demografico può influire sulla riforma delle classi pollaio?

Il calo demografico, con circa 100mila studenti in meno ogni anno, rende più sostenibile la riduzione del numero di alunni per classe. Ciò potrebbe facilitare l’attuazione della riforma senza un aumento esponenziale dei costi per il sistema scolastico.

Simona Alba

Articolo creato da

Simona Alba

Giornalista Pubblicista Simona Alba è una professionista dell’editoria, giornalista ed esperta in comunicazione con una solida specializzazione nella gestione di processi culturali e innovazione digitale. Laureata in Progettazione e gestione di eventi e imprese culturali a Firenze, ha proseguito il suo percorso accademico a Roma, presso l’Università La Sapienza, dove ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, focalizzandosi sull'analisi del panorama informativo contemporaneo e sul giornalismo d’inchiesta. Attualmente redattrice presso Edunews24, dove sviluppa contenuti focalizzati su istruzione, formazione, ricerca e nuove tecnologie. Nella sua attività professionale, coniuga il rigore dell'approfondimento giornalistico con le più avanzate strategie di analisi SEO e dinamiche del web, con l'obiettivo di rendere la divulgazione scientifica e culturale uno strumento accessibile per lo sviluppo dello spirito critico. Nel corso della sua carriera ha maturato esperienza all'interno di redazioni giornalistiche, distinguendosi per la capacità di interpretare la cultura come motore di cambiamento sociale e organizzativo.

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