Il giorno dopo la morte di Francesco Guccini, Cesare Cremonini scrive su Instagram: "Vorrei che le sue canzoni venissero studiate nelle scuole insieme ai grandi poeti italiani". La proposta arriva quando le nuove Indicazioni Nazionali per i licei, pubblicate in bozza ad aprile 2026, hanno già formalmente aperto la porta alle canzoni come strumento didattico.
Cosa è successo
Guccini è morto a Pavana (Pistoia) il 6 agosto 2026, a 86 anni. I funerali si svolgono l'8 agosto in forma strettamente privata; la famiglia ha annunciato una cerimonia commemorativa a settembre. Nel giro di poche ore la richiesta di far entrare i suoi testi nei programmi scolastici circola su più fronti: la sostiene il docente e giornalista Marcello Bramati su Panorama e la rilancia Cremonini con un post pubblico dedicato a Teresa, figlia del cantautore. Non è la prima volta che il nome di Guccini incrocia la scuola: nel giugno 2004 la sua Canzone per Piero fu inclusa dal Ministero fra i materiali della prima prova della Maturità, nel tema sull'amicizia insieme a Cicerone, Dante, Manzoni, Verga, Pavese e Saint-Exupéry.
Le canzoni sono già negli attrezzi del docente
La richiesta di Cremonini è già in linea con la bozza in consultazione al MIM. Nel testo della bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei, licenziato dalla commissione ministeriale il 22 aprile 2026, la sezione dedicata a italiano introduce un capitolo intitolato Generi e media alternativi alla narrativa e alla poesia che ammette esplicitamente "fumetti, graphic novel, audiovisivi, canzoni, videogiochi, sceneggiature, saggi e articoli di giornale di qualità" come strumenti didattici legittimi. Sono previste attività come analizzare una canzone, trasformare un racconto in copione, realizzare un breve video.
La bozza rovescia anche il principio didattico: la priorità non è più memorizzare biografie e correnti, ma leggere un testo esemplare. Il docente sceglie liberamente per criterio cronologico, tematico o di genere; nulla è obbligatorio tranne pochissimi autori. La Divina Commedia si distribuisce su due anni invece che tre, i Promessi Sposi non sono più vincolanti al biennio, l'ultimo anno viene interamente dedicato alla letteratura post-unitaria da Verga a Pasolini, passando per Ungaretti, Montale e Calvino. Il documento non ha ancora forza normativa: dopo la consultazione arriverà il parere del CSPI, che nei primi rilievi ha già segnalato aperture sull'ingresso dei media contemporanei e criticità sull'ampiezza delle scelte lasciate al singolo docente. L'adozione ufficiale del ministro è presumibile a settembre 2027.
Cosa cambia in classe
Per il singolo insegnante il quadro è meno rivoluzionario di quanto suggerisce l'annuncio di Cremonini. La libertà di portare una canzone in classe per l'analisi testuale esiste già oggi: chi lo ha fatto nei licei negli ultimi vent'anni non stava violando alcun divieto. La bozza formalizza uno spazio che era stato sperimentato caso per caso e mette in fila un elenco di media accanto a poesia e narrativa. Resta la scelta del docente e restano i vincoli di tempo: aggiungere non toglie, e i cinque anni del liceo continuano a dover coprire Dante, Manzoni, Ungaretti e Montale in un monte ore che non si allarga.
Il nodo vero è la formazione dei docenti e il ruolo della musica come materia curricolare, oggi presente solo nella scuola secondaria di primo grado e nel liceo musicale. Le sperimentazioni sul territorio si moltiplicano, come i progetti del MIM su sport e musica nelle scuole. Analizzare La locomotiva o Auschwitz come testo poetico, però, è cosa diversa dall'ascoltare un brano in aula: richiede strumenti di critica letteraria e metrica che oggi molti insegnanti costruiscono da soli, senza corsi ministeriali dedicati.
Nell'arco delle prossime settimane la consultazione sulla bozza si chiude e il testo passa all'esame definitivo. Il banco di prova è settembre 2027: sarà quel momento a trasformare l'apertura formale in una prassi diffusa, oppure a lasciarla sulla carta.
Domande frequenti
Le canzoni di Guccini saranno obbligatorie nei programmi scolastici?
No, la bozza delle nuove Indicazioni Nazionali non rende obbligatoria l’adozione delle canzoni di Guccini; la scelta dei testi rimane a discrezione dei docenti, che possono selezionare materiali anche in base a criteri tematici o di genere.
Cosa prevede la nuova bozza del MIM riguardo l’uso delle canzoni in classe?
La bozza ammette esplicitamente le canzoni tra gli strumenti didattici legittimi, insieme a fumetti, graphic novel, audiovisivi, videogiochi, sceneggiature e articoli di giornale di qualità, incentivando attività come l’analisi testuale di una canzone.
Quando entreranno in vigore le nuove Indicazioni Nazionali per i licei?
La bozza, dopo la consultazione e il parere del CSPI, potrebbe essere adottata ufficialmente dal ministro a settembre 2027.
La presenza delle canzoni nei programmi scolastici è una novità assoluta?
No, già in passato alcuni docenti hanno utilizzato canzoni in classe per l’analisi testuale e nel 2004 una canzone di Guccini fu inserita tra i materiali della prima prova della Maturità; la novità della bozza è la formalizzazione di questa possibilità.
Quali sono i principali ostacoli all’uso delle canzoni come strumento didattico?
I principali ostacoli riguardano la formazione dei docenti, che spesso devono costruirsi da soli competenze specifiche di analisi letteraria applicata ai testi musicali, e i limiti di tempo nei programmi scolastici.
Qual è la reazione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) alla bozza?
Il CSPI ha già segnalato aperture sull’ingresso dei media contemporanei nei programmi, ma anche criticità sull’ampiezza della libertà lasciata ai singoli docenti nella scelta dei materiali didattici.