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Bilancio Valditara sui 4 anni di governo Meloni: cosa dicono i dati OCSE
Scuola

Bilancio Valditara sui 4 anni di governo Meloni: cosa dicono i dati OCSE

Valditara rivendica tre contratti e 412 euro lordi. I dati OCSE 2025 dicono che gli stipendi docenti sono calati del 4,4% in dieci anni.

Il 4 settembre 2026 il governo Meloni ha battuto il record di longevità nella storia della Repubblica. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha diffuso un bilancio dei quattro anni, riassunto in tre contratti collettivi firmati, aumenti medi di 412 euro lordi al mese per i docenti e 304 per il personale ATA, oltre 206mila assunzioni fra docenti e ATA.

Tre contratti in una legislatura, aumenti da 412 euro lordi

I 412 euro rivendicati dal ministro sono la somma dei tre contratti collettivi 2019-2021, 2022-2024 e 2025-2027. L'ultimo, Contratto scuola 2025-2027 pienamente efficace - MIM, firmato il 1° luglio 2026, aggiunge 143 euro lordi mensili ai docenti e 107 agli ATA, con arretrati di 855 e 633 euro. Il ministero ha aggiunto 300 milioni al contratto 2019-2021 e 240 milioni al 2022-2024, oltre alle risorse messe dalle leggi di bilancio.

Sul lato assunzioni, il ministero cita oltre 206mila immissioni in ruolo fra docenti e personale scolastico in quattro anni, mentre l'assicurazione sanitaria integrativa copre oltre un milione di lavoratori. Sulla dispersione scolastica, il bilancio rivendica il calo dall'11,5% del 2022 al 7,3% del 2026, con circa 520mila giovani rientrati nel sistema grazie ai piani Agenda Sud e Agenda Nord.

I 412 euro nel confronto internazionale: il gap OCSE resta

Il bilancio ministeriale si scontra con i numeri del rapporto Education at a Glance 2025 - country note Italia OCSE pubblicato il 9 settembre 2025. Nell'ultimo decennio gli stipendi effettivi dei docenti italiani della scuola primaria sono calati del 4,4% in termini reali, mentre la media OCSE è salita del 14,6%.

Lo stipendio effettivo di un docente italiano della primaria resta inferiore del 33% rispetto a quello di un lavoratore italiano a tempo pieno con lo stesso titolo di studio terziario. Nella media OCSE il gap è meno della metà, il 17%. Il divario con la media europea vale circa 9.800 dollari annui a docente, secondo l'elaborazione OCSE sugli stipendi statutari.

Sul fronte degli investimenti pubblici, l'Italia spende in istruzione il 3,9% del PIL contro una media UE del 4,7% (dati Eurostat 2023): è il terzultimo paese dell'Unione, davanti solo a Romania e Irlanda. Sul totale della spesa pubblica, l'istruzione italiana pesa il 7,3%, contro il 9,6% medio dei Ventisette. È in questa forbice che si legge il confronto tra 412 euro lordi e gap OCSE, che scompone la distanza fra l'aumento contrattuale e il potere d'acquisto perso in dieci anni.

Cosa vede in busta paga il docente italiano

I 143 euro lordi dell'ultimo scatto contrattuale valgono, sulla busta paga netta di un docente in fascia media, circa 90 euro al mese. Sui 412 euro lordi complessivi rivendicati dal ministero, il netto medio si ferma sotto i 260 euro mensili. L'inflazione cumulata dal 2021 al 2025, secondo l'indice NIC ISTAT, ha superato il 17%: gran parte del recupero contrattuale è servita a compensare la perdita di potere d'acquisto, non a segnare un guadagno reale. Per un docente di scuola primaria in fascia iniziale, il differenziale annuo rispetto a un pari titolo laureato italiano resta di circa 8mila euro netti, a fronte di 917 ore annue di lezione obbligatoria (media OCSE 804 ore).

Sul piano delle risorse effettivamente stanziate, la polemica fra Valditara e la segretaria Pd Schlein ricostruisce le cifre rivendicate dal ministero e i conti sui fondi aggiunti in due manovre. Nel frattempo, le famiglie sostengono spese hi-tech crescenti per il ritorno a scuola 2026, dai tablet ai dizionari digitali, un capitolo che pesa sul potere d'acquisto delle famiglie ma non compare nel bilancio del ministero.

Il prossimo banco di prova è la legge di bilancio 2027: dal 2027, senza rifinanziamento specifico, la spesa scuola in rapporto al PIL è destinata a calare, e il perimetro finanziario aperto in questi quattro anni si chiuderà in assenza di nuovi stanziamenti strutturali.

Domande frequenti

Quali sono stati gli aumenti salariali per docenti e personale ATA durante i quattro anni di governo Meloni?

Nei quattro anni sono stati firmati tre contratti collettivi che hanno portato a un aumento medio lordo di 412 euro mensili per i docenti e 304 euro per il personale ATA. L'ultimo contratto ha aggiunto rispettivamente 143 e 107 euro lordi mensili.

Come si posizionano gli stipendi dei docenti italiani rispetto alla media OCSE?

Gli stipendi effettivi dei docenti italiani della primaria sono calati del 4,4% nell'ultimo decennio, mentre la media OCSE è aumentata del 14,6%. Inoltre, il gap rispetto ai lavoratori italiani con pari titolo di studio è del 33%, contro una media OCSE del 17%.

Cosa ha fatto il governo per ridurre la dispersione scolastica?

Il bilancio ministeriale segnala un calo della dispersione scolastica dall'11,5% nel 2022 al 7,3% nel 2026, grazie ai piani Agenda Sud e Agenda Nord, con circa 520mila giovani rientrati nel sistema scolastico.

Quanto pesa la spesa pubblica per l'istruzione in Italia rispetto agli altri paesi europei?

L'Italia spende il 3,9% del PIL in istruzione, contro una media UE del 4,7%, risultando il terzultimo paese in Europa. Sul totale della spesa pubblica, l'istruzione pesa il 7,3% rispetto a una media del 9,6% nell'UE.

Quanto degli aumenti contrattuali si traduce effettivamente in aumento netto in busta paga per i docenti?

Dei 143 euro lordi dell'ultimo aumento, un docente in fascia media riceve circa 90 euro netti al mese. Sul totale dei 412 euro lordi rivendicati, il netto medio mensile è inferiore a 260 euro.

Quali sono le prospettive future per la spesa scolastica in Italia?

Senza nuovi stanziamenti strutturali nella legge di bilancio 2027, la spesa per la scuola in rapporto al PIL è destinata a diminuire, chiudendo il perimetro finanziario aperto negli ultimi quattro anni.

Pubblicato il: 5 settembre 2026 alle ore 09:25

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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