L'11% degli istituti dotato di climatizzazione: è il numero che la Società italiana di medicina ambientale (Sima) ha rilanciato per chiedere di rinviare l'apertura delle scuole al Sud. Il dato ufficiale dell'Anagrafe MIM aggiornata all'anno scolastico 2024/2025 racconta però una realtà più cruda: sono 2.835 gli edifici scolastici statali con impianti di condizionamento su 39.351 rilevati, il 7,2%.
La fotografia dell'Anagrafe MIM: 4 punti sotto la stima Sima
Il ministero ha aggiornato la banca dati dell'edilizia scolastica al 2024/2025 il 25 luglio 2025, dopo mesi di richieste politiche, precisando che gli Open Data pubblici erano invece fermi al 12 settembre 2023. Il dato Sima ripreso in queste ore da diverse testate parla dell'11%: lo scarto con il 7,2% dell'Anagrafe dipende dal perimetro (edifici scolastici statali vs aule effettivamente climatizzate, uffici amministrativi inclusi o esclusi, plessi non statali), ma il segnale non cambia. La stragrande maggioranza delle scuole affronta il rientro di settembre senza raffrescamento nelle aule, con soli ventilatori che spostano l'aria ma non abbattono né temperatura né CO2.
Il divario regionale amplifica il problema. Le Marche sono in testa con circa il 27% degli edifici climatizzati, mentre la Lombardia, che pure conta il maggior numero di scuole condizionate in valore assoluto (339 edifici), copre solo il 6,4% del proprio parco scolastico. Sardegna, Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia si posizionano tra l'8% e il 16%. Sotto la soglia del 6% ricadono molte regioni del Sud, quelle su cui Sima chiede il rinvio del calendario.
Cinque anni di serie storica: +3,25 punti percentuali
La progressione dell'Anagrafe MIM sugli edifici con impianti di condizionamento è nitida: 3,95% nel 2020/2021, 5,26% nel 2021/2022, 6,25% nel 2022/2023, 6,83% nel 2023/2024, 7,20% nel 2024/2025. In cinque anni scolastici la quota è cresciuta di 3,25 punti percentuali, poco più di mezzo punto all'anno. A quel ritmo, per arrivare al 30% degli edifici climatizzati servirebbero altri trentacinque anni scolastici, dieci legislature complete. Nel frattempo, sulle circa 368 mila aule delle scuole statali italiane, oltre 340 mila restano scoperte: parliamo del 92% del parco aule del Paese, dove sei-sette milioni di studenti tornano in classe con temperature esterne ancora estive.
Il quadro delle riqualificazioni non è più incoraggiante. Il XXV rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente sui dati 2024 rileva che negli ultimi cinque anni gli interventi delle amministrazioni comunali capoluogo hanno riguardato solo il 15,9% degli edifici, con forte squilibrio territoriale: 25,1% al Nord, 9,4% al Sud, 8% nelle Isole, 7% al Centro. Il gap infrastrutturale non si sta chiudendo, si sta allargando.
Cosa succede in aula sopra i 30°C
Il presidente Sima Alessandro Miani ricorda che le aule affollate e poco ventilate registrano concentrazioni di CO2 oltre i 1.500 parti per milione, soglia oltre la quale compaiono cali di attenzione e disturbi cognitivi documentati dalla letteratura scientifica sulla qualità dell'aria indoor. Lo scorso settembre in diverse scuole del Sud si sono registrati mancamenti e malori tra gli studenti nelle prime settimane di lezione, e le previsioni meteorologiche parlano di temperature fino a 36°C anche in ottobre, con la sesta ondata di calore dell'estate ancora in corso al momento del suono della prima campanella.
Il rientro post-estate è già di per sé il momento più fragile per il rendimento scolastico: il 44% dei docenti segnala un calo di apprendimento a settembre. Un microclima ostile aggrava la situazione. Sima propone di lasciare chiuse le scuole del Sud fino all'equinozio d'autunno, che quest'anno cade il 22 settembre.
La decisione sull'apertura non spetta a Sima né al ministero: sono le Regioni a fissare il calendario. In Puglia, Campania e Sicilia si moltiplicano le richieste di posticipo, mentre il MIM ha annunciato 20 milioni per l'installazione di climatizzatori, cifra che copre poche centinaia di istituti sui 36 mila ancora senza impianti.
Domande frequenti
Qual è la reale percentuale di edifici scolastici statali dotati di climatizzazione in Italia?
Secondo l'Anagrafe MIM aggiornata all'anno scolastico 2024/2025, solo il 7,2% degli edifici scolastici statali è dotato di impianti di condizionamento, pari a 2.835 su 39.351 rilevati.
Perché esiste una discrepanza tra i dati riportati dalla Sima e quelli dell'Anagrafe MIM?
La discrepanza dipende dal perimetro della rilevazione: Sima considera anche uffici amministrativi ed edifici non statali, mentre l'Anagrafe MIM si concentra solo sugli edifici scolastici statali effettivamente climatizzati.
Quali sono le regioni con la maggiore e la minore percentuale di scuole climatizzate?
Le Marche guidano con circa il 27% di edifici climatizzati, mentre molte regioni del Sud sono sotto il 6%. Lombardia ha il maggior numero assoluto di scuole condizionate, ma solo il 6,4% del suo totale.
Come influisce la mancanza di climatizzazione sul benessere e sul rendimento degli studenti?
Aule affollate e calde, con temperature sopra i 30°C e alti livelli di CO2, possono causare cali di attenzione, disturbi cognitivi e malori; inoltre, il rendimento scolastico risulta compromesso, soprattutto al rientro dopo l'estate.
Cosa prevede il piano di interventi per migliorare la climatizzazione nelle scuole?
Il MIM ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro per l'installazione di climatizzatori, ma questa cifra permette di intervenire solo su poche centinaia di istituti rispetto ai circa 36 mila ancora privi di impianto.
Chi decide le date di apertura delle scuole e quali sono le proposte per il Sud Italia?
La decisione sulle date di apertura spetta alle Regioni; Sima propone di posticipare l'inizio delle lezioni al Sud fino all'equinozio d'autunno, ma la scelta finale dipende dai calendari regionali.