Le assunzioni docenti 2026/27 si chiudono a quota 37.430 immissioni in ruolo, oltre 7.700 in più rispetto allo scorso anno. Il tasso di copertura sui 46.642 posti autorizzati dal MEF arriva all'80%, ma il dato nazionale nasconde una geografia molto meno rassicurante.
Il quadro nazionale e il paradosso del Nord
Il ministero attribuisce il risultato al debutto degli elenchi regionali e alla chiusura anticipata di tutte le operazioni entro il 31 agosto. Il numero di immissioni 2026/27 è cresciuto del 26% rispetto alle 29.685 dello scorso anno. Sul fronte del sostegno sono stati confermati 55.814 supplenti su richiesta delle famiglie, quasi 10 mila in più rispetto al 2025/26.
Il quadro cambia guardando la distribuzione territoriale. Delle 47.019 cattedre rimaste vacanti dopo la mobilità, il 58,6% è concentrato nelle regioni settentrionali. La sola Lombardia conta 12.129 posti autorizzati, quasi un terzo del contingente nazionale, e resta la regione con il maggior fabbisogno mai coperto per intero da anni. Seguono Veneto con 5.130 posti autorizzati, Piemonte con 4.423 ed Emilia-Romagna con 3.390.
Lombardia sotto il 50%: il divario che la media cancella
Le assunzioni docenti al Nord raccontano un'altra storia. In Lombardia, secondo i dati diffusi da CISL Scuola sulla scuola primaria e dell'infanzia, a fronte di 4.292 posti disponibili le assunzioni si sono fermate a 2.088: il 48,6% dei posti coperti, oltre trenta punti sotto la media nazionale annunciata dal ministero. In Veneto il rapporto è 924 assunzioni su 1.315 posti, il 70,3%. Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria e Friuli seguono con distanze analoghe fra posti autorizzati e assunzioni effettive.
Il problema non è il contingente stanziato dal MEF ma la carenza di candidati nelle graduatorie territoriali. Le regioni che concentrano il fabbisogno non hanno abbastanza docenti disposti a spostarsi al Nord né già presenti nelle GaE e GPS locali. Le immissioni effettive al Nord sono state 22.712, quasi la metà del contingente nazionale, ma il fabbisogno reale resta più che proporzionale. Il debutto degli elenchi regionali istituito per intercettare candidati fuori dalle graduatorie tradizionali ha ridotto le rinunce ma non ha compensato il divario di partenza.
Sostegno raddoppiato e potenziamento ridotto
Sul sostegno il divario è ancora più marcato. Il decreto interministeriale n. 170 del 10 agosto 2026 sull'organico dell'autonomia fissa l'organico di diritto a 128.170 posti per il 2026/27, ma secondo CISL Scuola nell'anno appena concluso ne sono stati attivati circa 275.000 tramite deroga. Un docente di sostegno su due è di fatto un supplente. Sulla scuola primaria in Lombardia i posti scoperti sono 3.730, in Piemonte 1.116, in Veneto 1.091: le stesse regioni dove il tasso di copertura sulle cattedre comuni non tiene.
I 55.814 supplenti confermati su richiesta delle famiglie garantiscono continuità didattica agli alunni con disabilità che negli anni scorsi cambiavano insegnante di riferimento a ogni passaggio d'anno, ma non incidono sulla struttura del reclutamento. Ai 47.019 posti vacanti dopo la mobilità si sommano i tagli alle cattedre di potenziamento previsti dallo stesso decreto 170, che sottraggono agli istituti la leva usata negli anni per completare gli orari internamente e trattenere i docenti in una sola sede. Sulla dirigenza sono stati immessi in ruolo 342 nuovi dirigenti, mentre 12.284 unità di personale ATA vengono assunte sulla base di un turnover che, per legge, non copre le vacanze effettive.
Il prossimo concorso ordinario deciderà se le graduatorie del Nord potranno recuperare candidati sufficienti. Nel frattempo la scuola parte con 37.430 nuovi docenti in cattedra dal 1° settembre e almeno 47 mila classi tra Lombardia, Veneto e Piemonte accolte da un supplente. Nel calendario ministeriale intanto si aprono i primi bandi dell'anno, come il bando sport a scuola 2026/27 con soli 17 giorni di candidature, segno di un'agenda che riparte comunque compressa.
Domande frequenti
Perché il tasso nazionale di assunzione docenti non riflette la situazione reale nelle regioni del Nord?
Il tasso nazionale, pari all'80% di copertura, nasconde forti disparità territoriali: in molte regioni del Nord, come la Lombardia, la copertura dei posti disponibili scende sotto il 50% a causa della carenza di candidati nelle graduatorie locali.
Quali sono le principali cause della carenza di docenti nelle regioni settentrionali?
La principale causa è la mancanza di candidati disposti a spostarsi al Nord o già presenti nelle graduatorie locali. Il nuovo sistema di elenchi regionali ha ridotto le rinunce, ma non ha risolto il divario di partenza.
Com'è la situazione delle assunzioni sul sostegno per l'anno scolastico 2026/27?
Sul sostegno il divario è ancora più marcato: un docente su due è supplente e, solo in Lombardia, i posti scoperti nella scuola primaria sono 3.730. Sono stati confermati 55.814 supplenti per garantire continuità agli alunni con disabilità.
Cosa comportano i tagli alle cattedre di potenziamento previsti dal decreto 170?
I tagli alle cattedre di potenziamento riducono la possibilità per le scuole di completare gli orari internamente e trattenere i docenti in una sola sede, aumentando la difficoltà di gestione del personale.
Quali prospettive ci sono per colmare il fabbisogno di docenti nel Nord nei prossimi anni?
Il prossimo concorso ordinario sarà decisivo per capire se le graduatorie del Nord potranno recuperare candidati sufficienti. Intanto, molte classi continueranno ad essere affidate a supplenti, soprattutto nelle regioni settentrionali.