Lo studio su 465 città in 107 Paesi pubblicato su Nature Cities colloca Napoli tra i capoluoghi stabili, con un abbassamento del suolo (subsidenza) compreso tra 0,1 e 1,9 millimetri all'anno. Il quadro italiano cambia volto se si guarda il paper del 2025 che misura, città per città, quanti edifici metropolitani sono davvero esposti al fenomeno.
Lo studio globale: 465 città, cinque italiane
La ricerca guidata dall'Università di Pechino ha analizzato dati satellitari ad alta risoluzione raccolti tra il 2014 e il 2023. Il tasso di abbassamento più rapido è stato misurato in alcune aree di Città del Messico, con 217 millimetri all'anno in punti localizzati e una mediana urbana di 8 millimetri. In Asia Medan ha un abbassamento mediano di 33 millimetri all'anno, Bandung di 22 e Isfahan di 11. Fra le italiane citate ci sono Roma, Milano, Napoli, Firenze e Torino, ma il dato pubblicato riguarda solo Napoli: movimenti verticali inferiori ai due millimetri all'anno, considerati stabili. Un indicatore medio che riassume centinaia di chilometri quadrati in un unico numero.
Il dettaglio che la media urbana nasconde
Un altro studio su Scientific Reports del 2025 ha applicato la stessa tecnologia radar (il servizio europeo Copernicus EGMS) alle 15 città metropolitane italiane, con dati 2018-2022 estrapolati su un decennio. Il risultato è una classifica puntuale: 1,44 chilometri quadrati di suolo urbanizzato ad alto rischio di subsidenza nel paese, con 2.760 edifici particolarmente esposti. Napoli guida l'elenco con 1,16 chilometri quadrati e 1.818 edifici, concentrati nelle aree di Pozzuoli e Bagnoli, dove il bradisismo flegreo amplifica il quadro geologico. Il tasso mediano di abbassamento del capoluogo campano resta basso, ma il rischio si gioca nei punti dove gli edifici vulnerabili incrociano la deformazione del terreno. Due letture coesistono: la media urbana descrive la città come stabile, la mappa puntuale rivela le aree dove serve monitoraggio continuo.
Bologna, Roma e la mappa degli edifici a rischio
La distribuzione dei punti critici non segue la geografia Nord-Sud. Bologna conta oltre 107 chilometri quadrati di superficie urbana che si abbassa a più di 10 millimetri all'anno, Catania ne registra circa 21 e Roma 3,8. Nel rischio alto puntuale la capitale ha 0,07 chilometri quadrati, Catania 0,09 e Messina 0,03. L'elenco degli edifici più esposti vede Napoli davanti a tutti (1.818), seguita da Messina (463) e Catania (332). Dietro i numeri c'è il cedimento degli acquiferi sabbiosi causato dal prelievo di acqua sotterranea e la compattazione dei sedimenti alluvionali, due dinamiche già indagate dal monitoraggio geologico italiano insieme ad altri fenomeni di deformazione del suolo.
Cosa cambia per chi vive e progetta nelle metropoli
Il monitoraggio satellitare europeo copre oggi l'intero territorio comunitario con punti InSAR aggiornati periodicamente dal programma Copernicus. Per i comuni e le autorità di bacino significa poter aggiornare i piani urbanistici, decidere dove rafforzare le fondazioni e dove intervenire sulla rete di approvvigionamento idrico, principale leva per contenere l'estrazione di acque sotterranee. Per chi abita negli edifici più vulnerabili vuol dire disporre di una mappa condivisa dei punti critici, utile a chiedere perizie o a programmare manutenzioni. La differenza fra la mappa globale e quella italiana è anche di scala: una mette a confronto 107 Paesi, l'altra misura quartiere per quartiere. Entrambe raccontano un pezzo del fenomeno.
Il paper italiano chiede un monitoraggio continuo per aggiornare i profili di rischio, soprattutto nelle aree come quella flegrea dove bradisismo e subsidenza si sovrappongono a cicli di pochi anni e dove la stabilità media del capoluogo non racconta cosa succede quartiere per quartiere.
Domande frequenti
Perché la media urbana della subsidenza può essere fuorviante?
La media urbana riassume i movimenti del suolo su tutta la città, nascondendo le aree specifiche dove il rischio di subsidenza è elevato. Questo può far apparire una città stabile anche se alcune zone sono particolarmente vulnerabili.
Quali sono le città italiane più a rischio di subsidenza secondo lo studio?
Secondo lo studio, Napoli è la città con il maggior numero di edifici esposti, seguita da Messina e Catania. Le aree maggiormente a rischio sono individuate soprattutto nei quartieri di Pozzuoli e Bagnoli a Napoli.
Quali sono le cause principali della subsidenza nelle città italiane?
Le principali cause sono il cedimento degli acquiferi sabbiosi dovuto al prelievo di acqua sotterranea e la compattazione dei sedimenti alluvionali. Questi fenomeni sono monitorati da tempo dagli enti geologici italiani.
Come viene monitorato oggi il rischio di subsidenza nelle città italiane?
Il rischio viene monitorato tramite dati satellitari ad alta risoluzione raccolti dal programma europeo Copernicus, che permette aggiornamenti periodici e mappature dettagliate a livello di edificio e quartiere.
Che impatto ha la subsidenza sulla pianificazione urbanistica e sulla vita dei cittadini?
La mappatura puntuale della subsidenza aiuta le autorità a pianificare interventi mirati su fondazioni e reti idriche e consente ai cittadini di conoscere il rischio legato agli edifici in cui vivono, facilitando manutenzioni e richieste di perizie.