Il basso livello di istruzione è la seconda minaccia globale per la salute umana entro il 2100, davanti all'uso malevolo dell'intelligenza artificiale e al conflitto nucleare. Lo scrive la commissione The Lancet sulle minacce del XXI secolo, pubblicata il 10 ottobre 2026 e presentata al World Health Summit di Berlino.
Diciassette minacce, due con potenziale di estinzione
Lo studio è stato co-presieduto da Christopher Murray, direttore dell'Institute for Health Metrics and Evaluation dell'Università di Washington, e da Natalia Kanem, ex direttrice esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione. I 35 commissari hanno esaminato centinaia di rischi su 204 Paesi, selezionando quelli che superano la soglia di un miliardo di anni di vita in buona salute perdibili entro il 2100 e su cui le politiche pubbliche possono ancora incidere.
Due minacce sono classificate come potenzialmente esistenziali: l'uso malevolo dell'IA e il conflitto nucleare. Le altre quindici vanno dall'obesità all'inquinamento atmosferico, dal cambiamento climatico alla malnutrizione infantile, fino alla disuguaglianza di reddito, al basso livello di istruzione, al consumo di alcol e al fumo. Fra le minacce catastrofiche figura anche il cambiamento climatico, lo stesso che sta sciogliendo il permafrost dall'Alaska alle Alpi italiane.
Istruzione: 16,1 miliardi di anni di vita in gioco
La metrica scelta è il DALY ridistribuibile, cioè gli anni di vita in buona salute che politiche e innovazione possono ancora salvare. Con questa lente il basso livello di istruzione pesa 16,1 miliardi di DALY entro il 2100, seconda minaccia dopo l'obesità (23,1 miliardi) e davanti alla disuguaglianza di reddito (13,8 miliardi), all'uso malevolo dell'IA (10,4 miliardi) e al conflitto nucleare (9,35 miliardi, con 133 milioni di morti stimati). Dati pubblicati dalla Lancet Commission on 21st Century Global Threats to Health.
In concreto: investire sulla scolarizzazione tutela più anni di vita del nucleare e dell'IA ostile sommati. L'onere maggiore ricade su donne e bambini dell'Africa subsahariana, dove i figli di madri più istruite hanno tassi di mortalità infantile significativamente più bassi. La commissione precisa però che ogni Paese paga un prezzo quando la quota di diplomati e laureati resta bassa, perché l'istruzione agisce sulla salute attraverso reddito, accesso ai servizi sanitari, aderenza alle vaccinazioni e comportamenti alimentari.
Italia: 22,3% di laureati, penultimo posto nella UE
Nel nostro Paese la quota di 25-64enni con un titolo di studio terziario si ferma al 22,3%, contro il 36,1% della media UE27, il 43,4% della Francia e il 42,0% della Spagna. Lo certifica il report Istat sui livelli di istruzione e sui ritorni occupazionali 2024, diffuso a dicembre 2025. L'Italia resta penultima nell'Unione dopo la Romania, con un divario che non si riduce: la crescita annua dei laureati italiani è di +0,7 punti contro +1,0 punti della media europea.
Il Mezzogiorno abbassa ulteriormente la media: solo il 18,9% dei residenti al Sud ha una laurea, contro il 23,2% del Nord e il 26,0% del Centro. Lo stesso rapporto ricorda che il tasso di occupazione dei laureati italiani (84,7%) è 3,1 punti sotto la media UE (87,8%), segno che il mercato del lavoro riflette lo svantaggio formativo. La spesa italiana per ricerca e sviluppo si ferma intorno all'1,3% del PIL, meno della metà del 3,1% tedesco, una limitazione che pesa anche sui percorsi di eccellenza come l'optogenetica italiana.
La commissione Lancet chiede a governi, finanza e sicurezza di considerare l'istruzione una leva di salute pubblica al pari dei vaccini e del clima. Per l'Italia, chiudere il gap sui laureati con la media UE entro il 2030 richiederebbe di triplicare il ritmo di crescita attuale, mentre la ricerca di base resta appesa a progetti simbolo come la prima luce della camera italiana di BepiColombo verso Mercurio.
Domande frequenti
Perché il basso livello di istruzione è considerato una minaccia globale per la salute?
Secondo la commissione The Lancet, il basso livello di istruzione ha un impatto diretto sulla salute pubblica, influenzando reddito, accesso ai servizi sanitari, aderenza alle vaccinazioni e comportamenti alimentari. Investire nell'istruzione può salvare più anni di vita in buona salute rispetto ad altre minacce come il conflitto nucleare o l'uso malevolo dell'IA.
Qual è la posizione dell'Italia rispetto agli altri Paesi europei per numero di laureati?
L'Italia è penultima nell'Unione Europea per quota di laureati tra i 25 e i 64 anni, con il 22,3%, contro una media UE del 36,1%. Solo la Romania ha una percentuale inferiore.
Quali sono le conseguenze del basso livello di istruzione in Italia?
Il basso livello di istruzione comporta un tasso di occupazione più basso per i laureati italiani rispetto alla media UE e limita la competitività del Paese nei settori di ricerca e sviluppo, che ricevono meno investimenti rispetto ad altri Stati membri.
In quali aree dell'Italia il livello di istruzione è più basso?
Il Mezzogiorno presenta i livelli più bassi di laureati, con solo il 18,9% dei residenti in possesso di un titolo di studio terziario, rispetto al 23,2% del Nord e al 26,0% del Centro.
Cosa raccomanda la commissione Lancet per affrontare questa minaccia?
La commissione Lancet invita governi, settore finanziario e sicurezza a considerare l'istruzione una priorità di salute pubblica, al pari dei vaccini e delle politiche climatiche, sollecitando investimenti e politiche concrete per aumentare il livello di laureati.
Cosa sarebbe necessario per l'Italia per colmare il divario con la media UE sui laureati entro il 2030?
Per chiudere il gap con la media UE, l'Italia dovrebbe triplicare il ritmo attuale di crescita dei laureati, accelerando gli sforzi in termini di politiche educative e investimenti nel settore.