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Sage stima 451 parole al giorno in meno per gli under 25 in 14 anni
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Sage stima 451 parole al giorno in meno per gli under 25 in 14 anni

Uno studio SAGE (Perspectives on Psychological Science) misura -338 parole al giorno all'anno dal 2005. Sotto i 25 anni la perdita sale a 451.

Nel 2005 un adulto pronunciava in media 16.000 parole al giorno. Nel 2019 sono scese sotto le 12.700, con un calo lineare di 338 parole ogni anno che si accentua fra i più giovani. Il dato arriva da uno studio pubblicato su Perspectives on Psychological Science e aggregato per la prima volta su 14 anni di rilevazioni indipendenti.

Lo studio Sage su 2.197 persone in 14 anni

Valeria Pfeifer e Matthias Mehl, psicologi dell'Università dell'Arizona, hanno aggregato 22 studi indipendenti condotti tra 2005 e 2019 su 2.197 partecipanti fra 10 e 94 anni, principalmente statunitensi ma con quote da Europa, Messico e Australia. La ricerca pubblicata su Perspectives on Psychological Science non era stata progettata per misurare il parlato: i registratori ambientali servivano ad altri obiettivi clinici e psicologici, dal cancro al seno all'adattamento post-divorzio. Proprio per questo la coerenza del segnale sorprende gli autori: 22 popolazioni diverse, un solo trend.

Il calo, spiegano Pfeifer e Mehl, non dipende dalle conversazioni lunghe ma dalle micro-interazioni che stanno sparendo. La richiesta al cassiere sostituita dalla cassa automatica, le indicazioni chieste per strada sostituite dal navigatore, il vicino incrociato in ascensore invece che al portone. Ogni frammento vale poco, la somma pesa: 338 parole al giorno ogni anno equivalgono a circa 15 ore di conversazione perse su base annua.

Under 25: 451 parole in meno all'anno, +44% rispetto agli adulti

Il dato che rende la ricerca rilevante per la scuola è la disaggregazione per età. Chi ha meno di 25 anni perde 451 parole al giorno ogni anno, contro le 314 di chi ne ha di più: un divario di quasi il 44%. Sono i più giovani a smettere di parlare più in fretta, non chi era già adulto quando lo smartphone è entrato nelle case.

Il contesto italiano su cui questi numeri atterrano è coerente. Secondo i dati ISTAT elaborati da Save the Children nell'Atlante dell'infanzia, il 32,6% dei bambini fra 6 e 10 anni usa lo smartphone tutti i giorni, quasi il doppio del 18,4% registrato nel 2018-2019. Fra gli 11 e i 13 anni il 62,3% ha già almeno un account social e l'82,2% dei preadolescenti usa internet per scambiare messaggi. Il canale digitale ha sostituito parte del parlato, non lo ha semplicemente affiancato.

La conversazione a voce resta il canale con cui vocabolario, ritmo del ragionamento e comprensione del contesto si consolidano nell'infanzia e nell'adolescenza. Il testo scritto sullo schermo ne cattura una porzione ridotta: senza intonazione, senza turni negoziati, senza quella ridondanza spontanea che nel parlato aiuta a fissare parole nuove. Non è uno scambio equivalente.

INVALSI 2025: solo il 51,7% delle quinte raggiunge la sufficienza in italiano

Nel Rapporto INVALSI 2025 sul grado 13 appena il 51,7% degli studenti di quinta superiore raggiunge un risultato almeno adeguato in italiano, con una contrazione di 4,8 punti percentuali rispetto al 2024 e di 7,5 punti rispetto al periodo pre-pandemia. Nel Nord la sufficienza sfiora il 60%, nel Centro-Sud e nelle Isole scende sotto la metà.

La sovrapposizione temporale fra riduzione del parlato e arretramento della comprensione del testo non dimostra un nesso causale, ma indica che il problema linguistico dei più giovani viaggia su due binari coerenti: si parla meno fuori dalla scuola, e si legge peggio dentro. Se il primo binario è misurabile con i registratori ambientali, il secondo è già dentro i registri di classe.

Anche altre metriche di benessere generazionale mostrano segnali di allarme, con generazioni più giovani che entrano nell'età adulta con un capitale di salute e di linguaggio inferiore a quello atteso. Per la scuola questo significa che il tempo di parlato in aula smette di essere un dato residuale e diventa un indicatore di apprendimento a sé.

Riportare al centro le occasioni di parlato lungo, dagli scambi in mensa alle interrogazioni orali articolate, dai laboratori di dibattito ai lavori di gruppo con turno di parola, è oggi un'azione didattica misurabile quanto un compito scritto. Il vocabolario di uno studente si costruisce lì, un turno alla volta.

Domande frequenti

Qual è la principale causa della diminuzione delle parole pronunciate quotidianamente dagli under 25?

La principale causa è la riduzione delle micro-interazioni quotidiane, spesso sostituite da dispositivi digitali e automazione, come casse automatiche e navigatori, che riducono le occasioni di parlato spontaneo.

In che modo il calo del parlato influisce sull'apprendimento e sullo sviluppo linguistico dei giovani?

La conversazione a voce è fondamentale per consolidare vocabolario, ritmo del ragionamento e comprensione del contesto, soprattutto nell'infanzia e adolescenza. Il testo scritto e i messaggi digitali non offrono la stessa ricchezza e complessità del parlato.

Che relazione esiste tra la diminuzione del parlato e i risultati scolastici in italiano?

Sebbene non ci sia un nesso causale dimostrato, la riduzione del parlato quotidiano si affianca a un peggioramento della comprensione del testo in ambito scolastico, come evidenziato dai dati INVALSI che mostrano un calo della sufficienza in italiano tra gli studenti delle scuole superiori.

Come si differenzia la diminuzione delle parole tra giovani e adulti?

Gli under 25 pronunciano ogni anno 451 parole in meno al giorno, un calo del 44% superiore rispetto agli adulti, che ne perdono 314, indicando un'accelerazione del fenomeno proprio tra i più giovani.

Quali strategie possono adottare le scuole per contrastare la riduzione del parlato tra gli studenti?

Le scuole possono valorizzare il tempo di parlato in aula, favorendo attività come scambi in mensa, interrogazioni orali, laboratori di dibattito e lavori di gruppo, che stimolano la produzione orale e arricchiscono il vocabolario degli studenti.

Pubblicato il: 7 settembre 2026 alle ore 09:55

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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