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Quanta acqua consuma l'intelligenza artificiale? I dati preoccupanti del rapporto Onu
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Quanta acqua consuma l'intelligenza artificiale? I dati preoccupanti del rapporto Onu

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Rapporto Onu sul costo ambientale dell'IA: al 2030 servirà acqua pari a 1,3 miliardi di persone. Cause del consumo, dati reali e gestione responsabile.

Indice: In breve | Cosa dice il rapporto Onu sull'impatto ambientale dell'IA | Perché l'intelligenza artificiale consuma così tanta acqua | I casi reali analizzati dal rapporto | Cosa serve per una gestione responsabile della filiera | Errori comuni nell'interpretare i dati Onu | Domande frequenti

In breve

  • Entro il 2030 l'IA consumerà acqua pari al fabbisogno di 1,3 miliardi di persone.
  • Il rapporto Onu UNU-INWEH stima 945 TWh di elettricità, il triplo di Pakistan, Bangladesh e Nigeria insieme.
  • L'acqua serve soprattutto a raffreddare i processori dei data center.
  • In Irlanda nel 2023 i data center hanno assorbito il 21% dell'elettricità nazionale.
  • L'Onu chiede una guida globale su data center, uso quotidiano e rifiuti elettronici.

Cosa dice il rapporto Onu sull'impatto ambientale dell'IA

Il rapporto Environmental cost of AI's energy use - UNU-INWEH dell'Università delle Nazioni Unite calcola per la prima volta in modo congiunto l'impronta di carbonio, di acqua e di suolo dell'intera filiera dell'intelligenza artificiale. Lo studio è firmato dall'Istituto per l'acqua, l'ambiente e la salute (UNU-INWEH) e guidato da Kaveh Madani, direttore dell'istituto e responsabile della ricerca. L'orizzonte temporale dichiarato è il 2030 e il perimetro analizzato include tanto i grandi modelli generativi quanto le applicazioni più diffuse di apprendimento automatico già operative nei servizi digitali.

Le stime al 2030 sono nette. Il fabbisogno idrico legato all'IA equivarrà a quello necessario a 1,3 miliardi di persone, cioè l'intera popolazione dell'Africa subsahariana, mentre il consumo elettrico raggiungerà i 945 terawattora, il triplo dell'elettricità usata oggi dalle 650 milioni di persone che vivono fra Pakistan, Bangladesh e Nigeria. Madani precisa che non si tratta di un'accusa al settore, ma di un appello a renderlo sostenibile ed equo, distinguendo i benefici dell'IA dai suoi impatti indesiderati.

Perché l'intelligenza artificiale consuma così tanta acqua

L'acqua entra nella filiera dell'IA soprattutto nei data center, gli edifici in cui girano i modelli e che ospitano migliaia di processori in funzione continua. Quei processori scaldano, e per restare nei limiti operativi vengono raffreddati con sistemi che evaporano o ricircolano grandi volumi di acqua potabile. Le torri evaporative, in particolare, disperdono nell'atmosfera una quota stabile del flusso, sottraendo acqua dolce ai bacini locali. A questo si aggiunge l'acqua usata a monte per produrre l'elettricità che alimenta gli stessi data center: centrali termoelettriche e nucleari richiedono volumi importanti per il raffreddamento del ciclo termodinamico.

Il rapporto Onu invita però a guardare oltre i centri di calcolo. La filiera parte dall'estrazione dei materiali per chip e server, passa per la costruzione e l'esercizio dei data center, include il traffico dei modelli in produzione e si chiude con i rifiuti elettronici generati dalla dismissione dell'hardware. Misurare un solo anello, avverte Madani, porta a sottostimare l'impatto reale del settore, perché ogni fase ha un proprio profilo di consumo idrico, energetico e di suolo.

I casi reali analizzati dal rapporto

Per mostrare cosa significhi questa pressione su scala nazionale, lo studio cita due episodi documentati nel 2023, che riguardano due Paesi molto diversi per dimensioni e clima. I numeri descrivono in concreto come la concentrazione di infrastrutture digitali possa modificare l'equilibrio fra consumi industriali e bisogni della popolazione residente.

  • Irlanda: nel 2023 i data center hanno assorbito il 21% dell'elettricità nazionale, superando i consumi elettrici della popolazione urbana del Paese.
  • Uruguay: i progetti di un nuovo data center ad alto consumo idrico hanno coinciso con la siccità del 2023, che ha prosciugato le riserve di acqua dolce di Montevideo e reso l'acqua del rubinetto non potabile.
  • Bilancio del settore: in entrambi i casi un singolo fattore di impatto, idrico o elettrico, è bastato a entrare in conflitto con i bisogni della popolazione locale.

Cosa serve per una gestione responsabile della filiera

Il rapporto chiude con una richiesta esplicita: serve una guida globale e politica per definire un "ecosistema di IA responsabile". I criteri indicati sono quattro: trasparenza sui consumi dichiarati dagli operatori, efficienza misurabile dei sistemi di calcolo, equità nella distribuzione di benefici e costi e giustizia ambientale per le comunità che ospitano data center e impianti collegati.

Per gli Stati ciò significa pianificare in anticipo dove autorizzare nuovi data center, valutare il loro impatto idrico ed elettrico nelle aree esposte alla siccità e includere i rifiuti elettronici nei piani di gestione del fine vita. Per le imprese del settore vuol dire pubblicare metriche verificabili su acqua, energia e suolo, non solo sulle emissioni di CO2, e adottare standard di rendicontazione comparabili fra Paesi diversi.

Errori comuni nell'interpretare i dati Onu

Confondere consumo elettrico e consumo idrico: i 945 TWh stimati al 2030 e l'acqua per 1,3 miliardi di persone sono due metriche distinte. Il rapporto le combina perché la generazione elettrica a sua volta consuma acqua, ma il dato idrico riguarda in particolare il raffreddamento dei processori, non l'intera bolletta energetica.

Pensare che il problema sia solo nei data center: il rapporto include anche estrazione dei materiali, trasporto, esercizio dei modelli e rifiuti elettronici. Ridurre l'analisi alla sala server porta a sottostimare il consumo di territorio e i flussi di rifiuti ad alta tossicità che derivano dalla dismissione dell'hardware.

Leggere il rapporto come una condanna dell'IA: il testo di Madani è esplicito, definisce la trasformazione tecnologica come uno strumento che migliora la vita di miliardi di persone. L'obiettivo dichiarato è un uso responsabile, non un blocco dello sviluppo, e i quattro criteri proposti servono proprio a indirizzare la crescita, non a fermarla.

Domande frequenti

Perché l'intelligenza artificiale consuma acqua?

I processori dei data center che addestrano e fanno funzionare i modelli di IA producono calore. Per smaltirlo si usano sistemi di raffreddamento che evaporano o ricircolano grandi quantità di acqua, di norma potabile. Una parte dell'acqua è inoltre legata alla generazione dell'elettricità che alimenta gli impianti, in particolare quando proviene da centrali termoelettriche.

Quanta acqua userà l'IA entro il 2030 secondo l'Onu?

Il rapporto UNU-INWEH stima che il consumo idrico associato all'IA arriverà a coprire il fabbisogno di 1,3 miliardi di persone, una cifra equivalente all'intera popolazione dell'Africa subsahariana. La stima accompagna quella sui 945 TWh di elettricità annua attesi nello stesso anno.

Cosa propone il rapporto per ridurre l'impatto dell'IA?

L'Onu chiede una guida globale che copra tutta la filiera: dalla costruzione dei data center all'uso quotidiano dei modelli, fino ai rifiuti elettronici. I quattro pilastri indicati sono trasparenza, efficienza, equità e giustizia ambientale, da tradurre in obblighi di rendicontazione per le imprese e in piani territoriali per i governi. Il punto del rapporto Onu non è scegliere fra sviluppo dell'IA e tutela delle risorse, ma misurare insieme i fattori che finora sono stati valutati separatamente. Nei prossimi mesi le scelte di localizzazione dei data center, gli standard di rendicontazione ambientale e i criteri di approvvigionamento idrico ed elettrico diranno quanto questo invito stia diventando pratica concreta.

Pubblicato il: 9 giugno 2026 alle ore 06:39

Matteo Cicarelli

Articolo creato da

Matteo Cicarelli

Giornalista Pubblicista Matteo Cicarelli è un giornalista laureato in Lettere Moderne e specializzato in Editoria e Scrittura. Durante il suo percorso accademico ha approfondito lo studio della linguistica, della letteratura e della comunicazione, sviluppando un forte interesse per il mondo del giornalismo. Infatti, ha dedicato le sue tesi a due ambiti distinti ma complementari: da un lato l’analisi della lingua e della cultura indoeuropea, dall’altro lo studio della narrazione giornalistica, con un particolare approfondimento sul giornalismo enogastronomico. Da sempre affascinato dal mondo della comunicazione e del racconto, nel corso della sua carriera ha lavorato anche come addetto stampa e ha collaborato con diverse testate online che si occupano di cultura, cronaca, società, sport ed enogastronomia. Su EduNews24.it scrive articoli e realizza contenuti video dedicati ai temi della scuola, della formazione, della cultura e dei cambiamenti sociali, cercando di mantenere uno stile chiaro, divulgativo, accessibile e attento alla veridicità. Tra le sue passioni ci sono lo sport, la cucina, la lettura e la stand up comedy: un interesse che lo porta anche a cimentarsi nella scrittura di testi comici.

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